“Le novelle della quarantena”. Giorno 5 – Lu lupu – AUDIORACCONTO

Testo di Luigi Capone. Lettura a cura di Francesco Prudente, Angelo Rizzo, Bruno Ricci. Special Guest Maria Felicia Sichinolfi. Musica di Mario Quaresimale. Disegno di Luca Tuveri. Grazie a Sara Porcu.

Audioracconto

Lu lupu

Lo chiamavano ‘Ntoniu Lu Lupu. Viveva nella sua casa in legno e blocchi di cemento, costruita da lui, nel bel mezzo del Montagnone di Nusco. Da giovane aveva avuto la fama di gran corteggiatore per gli eventi mondani del paese: il mercato domenicale, la sere all’osteria davanti alla tv, le feste dei santi, la festa patronale. Erano gli anni ’60. Il nostro Don Giovanni però commise il più grande errore per uno come lui: si innamorò, e si innamorò di una donna spietata. Il nostro Ntoniu era disperato, talmente disperato che il falegname da cui lavorava decise di licenziarlo, Da qual momento, era il 1973, aveva iniziato a costruirsi da solo una casa nella montagna del suo paese e nel 1974 l’aveva già terminata. Si trasferì lì con le sue poche cose e non si sposò mai, divenne completamente autonomo. Era riuscito ad avere un orto, un castagneto di modeste dimensioni, delle galline, un porco, una vacca, un vigneto di pochi metri quadrati e un piccolo campo coltivato a marijuana. Riusciva a fare tutto da solo, era il vero anarchico. Non uno di quelli da centro sociale con ingresso a pagamento, smartphone, cocaina e vizi. No. Lui viveva a contatto solo con la montagna e con gli animali. Ntoniu lu lupu. In paese non sapevamo se esistesse davvero o se fosse solo una leggenda. Un giorno di marzo del 2020, però, Ntoniu lu lupu, ormai molto vecchio e sentendo la propria morte vicina, decise di scendere di nuovo giù in paese per rivedere un’ultima volta i luoghi della sua gioventù. I luoghi del suo primo bacio, la casa dove vivevano sua madre e suo padre, la sua prima scuola, i “cento scalini” dove andava a fumarsi le canne da adolescente. Un mattino di marzo, dunque, prese uno zaino e, caricata la colazione – carne e vino – prese la via del paese. All’inizio la strada era tutta in discesa e poi, dopo un breve tratto pianeggiante, iniziava la salita che portava a Nusco, la montagna abitata, sovrappopolata, il caos insomma. Si fece coraggio e iniziò la salita. Arrivato in piazza, si fermò davanti alla statua di Sant’Amato e lo osservò: quando era giovane si diceva che la faccia di Sant’Amato parlasse a chi veniva da fuori. Sant’Amato aveva la faccia girata dall’altra parte quella mattina. 

“E lei cosa ci fa qua?” gli urlò contro un carabiniere.

“Io? Marescià io sono qua soltanto per fare una passeggiata, sono Ntoniu Lu Lupu”.

“Chi? Inizi a darmi la carta d’identità”

“Non ce l’ho da quarantasei anni, da quando mi sono trasferito in montagna a parlare con gli alberi e con gli animali”

“Senta, non faccia lo spiritoso, lo sa che è vietato andare in giro?”

“E’ vietato…? Non lo sapevo”

“Si, tiri fuori il modulo per l’autocertificazione”

“Marescià ma che cazzo volete da me?”

E sbam! Una manganellata in testa colpì il vecchio ‘Ntoniu. “Marescià ma siti asciutu pacciu?”. Sbam! Un’altra manganellata.

Sinu, sinu, marescià è nu ladru, è nu sciacallu, quistu vuleva vunì a arrubbàPurtativellu!”

E sbam! Un’altra manganellata. 

“Qui c’è l’emergenza del Corona Virus, l’emergenza del contagio. Lei è una specie di untore? Chi è lei?”

“I mi fazzu li cazzi mii. I mi ni tornu a casa”.

“Non si faccia vedere mai più”

E così Ntoniu tornò in montagna con il sangue che gli usciva dalla testa. Si medicò con delle erbe. Accese un fuoco, arrostì della carne e bevve tanto vino. Quando fu finalmente calmo e al sicuro pensç: “Pazzi erano quando li ho lasciati da giovani 46 anni fa e pazzi sono ora che sono vecchio, nulla è cambiato”.