“Le novelle della quarantena”, Giorno 4: “Il complotto”. AUDIORACCONTO

Giornata 4 di quarantena: racconto dedicato a quelli che in quarantena già ci stavano e per cui tutto è menzogna tranne quello che dicono loro.

Testo di Luigi Capone, Musica di Luigi Bellino. Interpretazioni audio di Francesco Prudente, Angelo Rizzo, Bruno Ricci, Emanuele de Marco, Matteo Castellino. Immagine di copertina di Dante Mele.

Audioracconto

Il complotto 

Nel carcere i detenuti stavano perdendo la pazienza. Nel braccio dov’erano reclusi gli assassini la situazione era stranamente silenziosa, nel reparto dedicato ai crimini sessuali c’era già più agitazione, ma nella parte dov’erano imprigionati i ladri la situazione stava letteralmente diventando pericolosa.

A.“E’ tutto un complotto! E’ tutto un complotto! Questo virus ci ammazzerà tutti e non vogliono dircelo, ci dicono che è solo un’influenza perché non vogliono curarci, perché ci considerano la feccia della società!”. 

B.“Hai ragione cazzo!”

C.“No, ma che cazzo dite? Non posso credere a una cosa del genere”

A.“E credi che lo stato ci ami?”

C.“Credo che la gente ci abbia messo in galera, non il governo: questo governo sta tentando di fare qualcosa per fermare l’epidemia!”

D: “Ve lo dico io come stanno le cose: gli americani hanno deciso di sterminarci tutti, si, è così. Trump è immune al virus! L’avete visto? Non ha paura di niente perché l’hanno creato loro il cazzo di virus!”

B: “Si, certo, è chiaro!”

E: “Siete solo dei coglioni sono stati i musi gialli, avete capito? I musi gialli! Sono loro che vogliono vederci morti a noi e pure agli americani”

C: “Ah! I musi gialli! Semmai sono stati i negri…che non si lavano, con tutte quelle loro epidemie!”

A: “Non è possibile ascoltatemi, sono stati i russi…si perché sono ancora dei comunisti di merda! E i comunisti comandano pure in Italia! Ecco perché sono stati loro…sono tutti d’accordo…”

B: “Ma se fosse venuta così da sola, eh?”

A: “Perché non continui a tacere e a dire di si, eh? Piantala che quando cerchi di accendere il cervello dici solo stronzate!”

A: “Ascoltate, è quel ministro il bastardo con cui dovremmo prendercela, capito?”.

Continuarono a parlare fino a che non furono interrotti da un boato, qualcosa di simile a una bomba. 
E: “Attentato! Comunisti di merda! Vogliono liberarsi di noi!”. Stava andando tutto a fuoco e il fumo saliva per le gradinate in ferro che portavano alla loro cella, la 465. Non riuscivano ad uscire, le guardie non li avrebbero liberati per alcuna ragione senza aver ricevuto l’ordine. B. allora prese un coltello e ne attirò uno alla cella offendendolo in malo modo. Quando la guardia si fermò a due metri dalla cella, aveva già un coltello nella pancia. “Sfondiamo la porta!”. Presero i letti e li utilizzarono come degli arieti fino a che la porta non fu spalancata, scesero giù di corsa e mandarono avanti B., che era il più debole di tutti: la sua massa corporea era la metà della media delle guardie carcerarie. Manganellate in testa a B., sangue. Quel sacrificio, però, fece in modo che il resto della comitiva dell’allegra cella complottista riuscì a scappare. Fuggirono non badando ad altro, ai morti, alle fiamme, al fumo. Pensarono a salvarsi la pelle e visto che c’erano, conquistarsi anche la libertà che gli era stata tolta per aver rubato ciò che gli sarebbe spettato di diritto in un mondo giusto. 

A pochi chilometri dalla prigione c’era un inceneritore, attivo 24 ore su 24, più in fondo iniziava il centro abitato, completamente desolato a causa del coprifuoco. Sfiniti, alla fine, si accasciarono sull’erba, in mezzo a cartacce, vecchi rottami e miasmi tossici. “Te l’avevo detto” disse A. “Volevano fregarci! Volevano farci evadere e ci sono riusciti! Era tutto organizzato! Adesso moriremo tutti, branco di coglioni! Io lo sapevo!”.

Disegno di Dante Mele

“Le novelle della quarantena”: un racconto breve al giorno per chi si è chiuso in casa. Giorno 1: “L’isola”.

Da oggi in poi pubblicheremo una novella al giorno per quattordici giorni (il periodo di incubazione del corona virus), esclusi imprevisti. Le novelle sono scritte da Luigi Capone e sono recitate da Francesco Prudente. Ciascuna di esse rimanda alla bestialità che può venir fuori in mancanza di leggi, quando l’uomo ha paura.

Non serviranno solo a far compagnia ai reclusi, di cui siamo i primi rappresentanti, ma serviranno anche a svelare delle profonde verità dietro la menzogna del racconto.

“Il romanzesco è la verità dentro la bugia” – Stephen King

Audioracconto letto da Francesco Prudente
  1. L’isola

Luca ed Elena giravano intorno all’isola incessantemente, era questo il loro passatempo preferito. Da quando avevano avuto l’idea di andarsene a vivere su quell’isola per sfuggire al virus che correva in città, erano sicuri di non essere stati mai visti da occhio umano, passeggiavano tranquillamente lungo il bagnasciuga sicuri e felici di essere completamente da soli. Il clima mite e il sole, le palme, parevano rendere quella quarantena estrema una piacevole vacanza di un padre a spasso con la figlia quattordicenne e forse così sarebbe stato se non fossero venuti mai a conoscenza della verità. L’isola era infatti abitata anche da un altro uomo, Paolo, un vecchio che stava lì già da prima della pandemia per vivere da eremita e per custodire le bellezze del posto. Paolo li aveva visti arrivare la mattina stessa che iniziarono ad abitare l’isola, ma grazie alla sua ottima conoscenza della stessa era riuscito a fare in modo di non farsi vedere da loro per quasi due anni. Per due lunghi anni, Paolo riusciva a vivere nella zona interna dell’isola, tra la fitta vegetazione fatta di grossi arbusti e ad evitare perciò ogni contatto umano. Luca ed Elena, invece, quando per puro caso lo videro dietro gli alberi, non rimasero indifferenti.  Luca disse alla figlia: “Quest’uomo è un grosso pericolo per noi, potrebbe essere infetto”. “Hai ragione Papà” rispose Elena “dobbiamo difenderci, dobbiamo fare qualcosa”. Quella stessa notte Elena entrò nella foresta nel punto esatto in cui aveva avvistato l’uomo, percorse pochi passi e scoprì l’abitazione del coinquilino indesiderato, una capanna non molto grande con una tenda al posto della porta. Elena entrò con passi felpati in assoluto silenzio, tirò fuori il coltello e mirò il letto illuminato soltanto dalla luna sul quale dormiva una donna. Elena pian piano si avvicinò e le recise la vena del collo chirurgicamente, facendola morire dissanguata in pochi secondi, e andò via. Quando Paolo tornò nella capanna, trovò il cadavere della donna con la quale tanti anni prima aveva concepito Elena. A quel punto, avrebbe voluto svegliarsi dall’incubo ma non andò proprio così.