“Le novelle della quarantena” – Giorno 11 – “Il gatto” – AUDIORACCONTO

Il giorno 11 è dedicato al mondo animale, in particolare modo ai felini, i più saggi abitanti del pianeta.

Testo di Luigi Capone. Voce narrante di Francesco Prudente. Voce del gatto: Matteo Castellino. Musica di Piergiorgio Maria Savarese. Immagine di copertina: Luca Tuveri

Audioracconto

Il gatto

Quando chiusero tutte le industrie e tutti i distributori di benzina, la pianura padana smise di essere oppressa da una pesante coltre nera di nubi tossiche e tutti gli altri esseri viventi la ringraziavano, eccetto gli esseri umani. Anche le industrie farmaceutiche ed alimentari furono costrette a chiudere dopo l’ennesimo sciopero, persino i corrieri di Amazon e i riders di Just Eat restarono a casa. Chiusero gli ospedali perché dapprima i volontari, poi gli infermieri ed infine anche i medici avevano preferito scappare per andare a rifugiarsi in montagna. La situazione nelle città era oltre il collasso. Giacché la democrazia non funzionava e molti umani continuavano ad uscire per fare yoga in piazza o per fare jogging, il governo italiano decise di far intervenire l’esercito con tanto di artiglieria pesante in tutti i centri urbani. La gente della città, però, impazzì davvero quando le proibirono di portare a spasso il proprio cane liberamente: il cane avrebbe dovuto finalmente pisciare sul balcone in un vaso.

Il gatto, invece, se la passava meglio. In quei giorni di totale isolamento, gli esseri umani più saggi iniziarono ad imparare dai gatti, soprattutto quegli esseri umani che vivevano in campagna e che avevano un orto e delle galline: loro non erano mai stati dipendenti dai Carrefour h24 e da tutte quelle diavolerie di consegna a domicilio di roba. Erano i più simili ai gatti.

I gatti, come gli altri animali, erano immuni al virus che stava decimando la popolazione mondiale, per cui la sesta estinzione di massa non li avrebbe minimamente riguardati e, anzi, non se ne sarebbero nemmeno accorti; ma non era solo questo: i gatti potevano insegnarci a fare a meno di tutto e di tutti. L’autonomia, l’indipendenza, l’abnegazione nel ricercare la propria zona franca, la predisposizione all’adattamento, il sesto senso per i pericoli imminenti, l’elevata reattività allo stimolo, erano tutte caratteristiche proprie dei felini e Carlo lo sapeva bene, specialmente dopo aver passato tre mesi in simbiosi Floki nello stesso appartamento, giorno e notte.

Quell’anno il sud Italia viveva la primavera più rigoglioso e lussureggiante di sempre, Carlo e Floki erano tra i privilegiati a godersene tutti i frutti: il tepore dell’aria, i mandorli in fiore, il colore verde acceso dell’erba, il ciliegio, la camelia, il glicine, il dolce profumo dei biancospini e dei tigli. L’ultimo giorno di quarantena, Carlo andò nel giardino normalmente con il suo compagno, per innaffiare l’orto. Floki gli si piazzò proprio davanti, guardandolo negli occhi. In quel momento parve a Carlo di poter interpretare ogni minimo pensiero dell’animale: “Guardami negli occhi, io non ho nulla da temere mai. Io ti faccio compagnia ma tu non fai compagnia a me, se tu morissi in questo istante io andrei a pisciare sul tuo orto con nonchalance e poi dormirei un po’. La campagna è la mia casa e la mia casa è piena di cibo e piena di esseri della mia specie. Non sono sequestrato da te, me ne potrei andare quando voglio ma resto perché noi felini abbiamo pietà di voi e ci dispiace abbandonarvi alle vostre disgrazie, alle vostre paure: noi non conosciamo paura. Ogni cosa per noi è soltanto nel momento in cui avviene, e quando ci assale il dolore lo trasformiamo in rabbia e in aggressività, quando ci assale la fame riusciamo a sopraffare qualche essere più piccolo, non siamo in competizione con nessuno, non abbiamo l’ansia di dimostrare qualcosa a qualcuno, non giochiamo mai sporco, non tradiamo, non maciniamo migliaia di km a vuoto solo per turismo ma ci spostiamo solo per necessità, non produciamo più di ciò che ci serve, non prendiamo in giro nessuno, non godiamo nel vedere gli altri esseri della terra in difficoltà ma siamo sempre attenti, molto più di voi. Non ci sfugge niente, Carlo, ogni minimo spostamento dell’aria lo avvertiamo per primi. Non ti sei nemmeno accorto delle piccole scosse di terremoto di stamattina. Ecco Carlo, se avessi la voce ti avvertirei di quello che sta per succedere ma se stai un poco più attento potrai capirlo con la prossemica. Noi gatti siamo anche colti perché conosciamo soltanto ciò che ci serve, non perdiamo tempo in inutili cazzate. Siamo saggi. Non abbiamo nessuna paura della morte. Per me morire non è né più né meno che un semplice gesto, come quello di andare a pisciare”.

Carlo pensò di aver udito tutto ciò e si accorse che intanto aveva quasi allagato l’orto. Ragionò molto su di sé quella notte e decise così di prolungare la quarantena spontaneamente. Si propose anche di scendere in città non appena avesse albeggiato per assistere al ritorno alla normalità, al ripartire del movimento incessante, alla riapertura dei negozi e subito dopo aver visto, sarebbe tornato in campagna. Ma quando arrivò all’alba e si mise in cammino si accorse che la strada provinciale era deserta, continuò a camminare e dopo due giunse in città: non vi trovò nessuno. Se n’erano andati tutti, i supermercati erano stati saccheggiati insieme a tutti gli altri negozi, alle banche. Le scuole erano state utilizzate come lazzaretti e poi erano state bruciate insieme all’ospedale. L’erba iniziava a crescere dentro alle spaccature dell’asfalto.

Non si scoraggiò soltanto perché aveva la sua collina, la sua campagna e Floki. Tornò a casa e sistemò gli attrezzi da lavoro, preparò da mangiare al gatto. Imparò davvero tutto da lui: anche ad andarsene in silenzio, dopo molti anni, senza scomodare nessuno. Dicono che un giorno, da vecchio, anni dopo la morte del suo gatto, si accasciò in mezzo al bosco serenamente e si addormentò per sempre. Quella fu l’ultima lezione di Floki.