“I racconti dei sopravvissuti” – Numero 3 – “Gli ascensori” – AUDIORACCONTO

Terzo e ultimo racconto della trilogia dei sopravvissuti. Racconti post Covid e post apocalittici per restare a casa. C’è qualcuno che preferisce il lockdown. La società è sprofondata così tanto nel degrado e le persone sono peggiorate sino a tal punto che, forse, chiudersi in casa o fuggire su un’isola deserta sono le uniche soluzioni per continuare a sopportare la vita.

Testo di Luigi Capone. Voci di Bruno Ricci e Francesco Prudente. Musica di Luigi Bellino. Immagine di copertina di Dante Mele.

AUDIORACCONTO:

GLI ASCENSORI

Gli ascensori erano impazziti. Salivano e scendevano anche in obliquo all’interno del Palazzo, senza freni. Claudio stentava a capire il disegno che sicuramente c’era dietro a quel sistema. Era entrato normalmente nell’edificio attraverso un portone in vetro e ferro battuto, dal piano terra partiva sulla destra una lunga scala a chiocciola in pietra grigio-scura, circondata da una balaustra ferrata, che conduceva fino al piano 22. Frontalmente, invece, gli si stagliava contro l’ascensore, a cui si accedeva attraverso una porta uguale a quella del portone d’ingresso. Al decimo piano c’erano gli studi di medici, psicanalisti e psichiatri, tra cui quello del Dottor Spada che assisteva il nostro Claudio. I primi dieci piani erano stati riempiti dai tutori della giustizia: i primi tre erano riempiti dalle forze di polizia, dal 4 al 6 le forze armate dell’esercito, dal 7 al 9 i generali e gli alti gradi delle milizie, al decimo gli studi di medici e scienziati, all’undicesimo una zona segreta alla quale non si poteva accedere. Quando Claudio entrò nell’ascensore, notò prima di tutto il grosso specchio attaccato alle pareti in legno che rifletteva i bottoni dei relativi piani: mancavano l’11 e il 22. Come poteva, un palazzo così importante, avere un aspetto così tetro e decadente? Persino i bottoni dell’ascensore erano anneriti, lo specchio era sporco e deformava i riflessi, il legno era marcio, il tappetino rosso a terra impolverato. 

Claudio premette sul 10 e l’ascensore iniziò a salire normalmente ma non si fermò al decimo piano, aumentò progressivamente la propria velocità e proseguì fino al 21 dove si fermò bruscamente schiantandosi contro un muro. L’assistito dallo psichiatra si sentì il cuore in gola e provò ad uscire. Aveva scoperto che dal piano 12 al 14 vi si trovavano gli amministratori locali, dal 15 al 17 vi si trovavano i parlamentari, dal 18 al 20 la Presidenza dello Stato. 

Quando mise piede al ventunesimo piano si accorse immediatamente di trovarsi nel bel mezzo di una specie di redazione giornalistica. Mentre ci camminava in mezzo, nessuno badava a lui, così arrivò a scorgere oltre un muro in cartongesso la zona separata dalla redazione, che era dedicata agli informatici, giovani occhialuti con gli sguardi fissi sul monitor per programmare o riprogrammare qualcosa: un linguaggio a sé che Claudio ignorava completamente. La sua presenza era talmente insignificante che nemmeno gli avrebbero risposto se avesse provato a chiedere qualcosa, così decise di tornare nell’ascensore. 

Questa volta trovò l’ascensore in posizione obliqua, si guardò intorno per chiedere spiegazioni ma era come se lui fosse invisibile, non poteva ottenere risposte. Salì comunque sull’ascensore aggrappandosi alla maniglia e provò a ripremere il bottone col numero 10. L’ascensore, però, si rimise in movimento da solo e la paura di prima si era trasformata in puro terrore. Si muoveva velocemente in obliquo fino a che non si schiantò contro un altro muro, Claudio uscì di corsa e di fronte a lui vide soltanto una finestra impolverata. Tutto il piano era in obliquo e la forza di gravità lo invitata a lanciarsi nella finestra in modo da romperla e precipitare giù. Affrontò il suo problema con le vertigini e provò a guardare di sotto: la normale folla di persone che si muovevano come in un formicaio, ignara di tutto ciò che stava capitando all’interno del Palazzo. La scelta era tra buttarsi di sotto o tornare nell’ascensore. Scelse la seconda opzione. Anche stavolta l’ascensore iniziò a spostarsi autonomamente seguendo strane traiettorie che sballottolavano Claudio da una parte all’altra. E sbam! Il radio era andato quando l’ascensore si schiantò finalmente al piano terra e probabilmente anche un tendine. Immaginò lo schema del suo scheletro messo a dura prova, per un attimo, poi si fiondò fuori per uscire fuori da quell’incubo. Fu fermato, però, da una ragazza dai capelli neri a caschetto, dal volto pallido, che lo scaraventò sulla panca di legno all’inizio della scala a chiocciola. La moretta bianca in volto gli tirò fuori il membro e gli salì sopra. Nel bel mezzo di questo assurdo rapporto sessuale Claudio vide una donna con la testa mozzata scendere dalla scala a chiocciola lentamente, li guardò copulare immobili e se ne andò dal portone di uscita. L’uscita era lì, a portata di mano, e Claudio invece stava scopando a due metri da essa, con le ossa rotte. Proprio mentre stava per venire fragorosamente si svegliò dall’incubo. Aprì gli occhi e si ritrovò nel suo letto. Tirò un forte sospiro di sollievo e si alzò, sorridendo si vestì per andare dallo psichiatra che lo attendeva. Ma quando uscì dalla sua stanza da letto si ritrovò davanti nuovamente l’ascensore e, sopra di esso la scritta: PIANO 11. Lì c’erano le stanze di tutti quelli che vivevano da solo e che senza accorgersene, morivano ogni giorno.

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Ecco i link agli altri due racconti dei sopravvissuto ed alle 14 novelle precedenti:

“I racconti dei sopravvissuti” – Numero 2 – “Voltarsi dall’altra parte per non rivedere le stelle”. AUDIORACCONTO

Testo di Luigi Capone, voce di Francesco Prudente, musica di Lorenzo Tuccio, immagine di copertina di Sara Nicoletta.

Alla fine si capì che non sarebbe mai finita. Il governo italiano non riuscì più a contenere la situazione, era un suicidio di massa: la gente iniziò a riversarsi per le strade in preda al delirio e moriva sempre più velocemente, l’esercito era stato piazzato a tutti gli angoli, ogni tipo di attività era stata sospesa, ogni tipo di vita, ma l’istinto di sopravvivenza urlava vendetta ed era completamente cieco, andava incontro alla propria fine pur di vivere qualche attimo di normalità. 

Un bel mattino sparì l’esercito, sparirono i preti che si ostinavano a predicare la fine del mondo davanti alle chiese e la società si rimise in molto lentamente, apparentemente con lo stesso ritmo di prima. Da quando il mondo era arrivato a vedere la propria popolazione decimata fino a 1 miliardo, gli esseri umani avevano sviluppato finalmente l’immunità di gregge e lo stile di vita adottato fino a quel momento, divenne ecosostenibile.

In pieno autunno si respirava la stessa aria di quei noiosissimi agosti in città, tra canicola e desolazione, quando c’era un solo bar cinese aperto pieno di mosche nei Campari.

“Gli anni ’20 iniziano ora in tutto il loro splendore, con una nuova consapevolezza, con un senso della vita rinnovato, con una speranza maggiore nel futuro e con un entusiasmo che non avevamo mai conosciuto prima. Cittadini italiani, è il momento di splendere, ora, splendete!”.

Il discorso del Presidente della Repubblica Silvio Berlusconi fu seguito a reti unificate in molte zone del mondo poiché l’Italia era stata, durante tutto il periodo della pandemia, il paese occidentale più colpito. La penisola era stata studiata da tutti, per capire come mai la sua popolazione si muovesse così freneticamente da una parte all’altra del globo. 

Juri ascoltò la notizia in diretta sul suo smartphone, ritenuto ormai l’unico fedele compagno da quando aveva realizzato che di tutte le persone conosciute sui social non era rimasto che l’involucro che le conteneva, ovvero il cellulare stesso. Decise di uscire dal torpore secolare l’ultimo giorno di ottobre, si mise a camminare con le mani in tasca e con una mascherina su bocca e naso. Le foglie secche danzavano al passaggio dei tram, i semafori snervavano gli automobilisti che starnutivano inferociti al freddo di prima mattina.
Juri aveva perso il lavoro e lo Stato, aveva smesso di erogargli il reddito di emergenza. “Saremo tutti più buoni”, “saremo una grande comunità”, “il capitalismo sfrenato rallenterà”, “impareremo la lezione”. Tutti gli slogan che erano stati pronunciati furono smentiti da una semplice passeggiata in centro. Erano tutti più incarogniti di prima; la misantropia che un tempo apparteneva solo a Juri si era estesa a tutta la popolazione. Nessuno voleva più incontrarsi o avvicinarsi ad un altro essere umano, molti avevano ormai paura anche di scopare. Attraversando le strade del centro, Juri notò che gli unici negozi superstiti, che avevano resistito alla crisi economica e al conseguente fallimento dell’Italia indebitatasi fino all’osso, erano quelli delle grosse multinazionali: Hugo Boss, Armani, Benetton, Apple store, McDonald’s, Ikea. A questi, però, si erano aggiunte le multinazionali cinesi: i grandi ingrossi di articoli da abbigliamento, elettronica e merci di qualsiasi tipo.

Le piccole botteghe scomparvero del tutto. I bar erano stati demonizzati dall’opinione pubblica ed erano stati additati come i maggiori colpevoli della diffusione del contagio. Il turismo, che in passato aveva trasformato gli abitanti delle città del nord in parassiti che campavano di rendita sugli immobili ereditati dai loro genitori, era totalmente scomparso; anche i giovani rampolli dovettero andarsi a cercare un lavoro.  Non si incontrava più tedesco, inglese o giapponese per strada. La quantità di rider in circolazione aumentò esponenzialmente, giacché era sempre crescente la domanda di cibo a domicilio ed ogni tipo di lavoro veniva svolto, quando possibile, rigorosamente da casa. La destra italiana nordista gioiva per l’abolizione definitiva del 25 aprile e del primo maggio, la media borghesia gioiva per l’abolizione dei concerti, sostituiti da locali attrezzati per la “silent disco” con distanze di sicurezza di almeno un metro. Tornarono con maggiore forza e rabbiosa ignoranza cieca gli antiabortisti e i no-vax, forti del nuovo consenso della classe media.

Anche Juri fu assunto come rider da un ipermercato cinese. Gli fu chiesto di presentarsi di buon mattino con una divisa rossa e un cappellino. 

Alle sette era già lì.
“Buongiorno, Signor Wang, sono pronto”.

“Muoviti, devi andare a consegnare le colazioni. Non intrattenermi in chiacchiere inutili, lo sai che odio parlare la vostra stupida lingua. Inizia ad imparare il cinese se vuoi continuare a lavorare qui per molto”.

“Certo, Signor Wang, nel mio tempo libero studierò”.

“Il tuo turno inizia con le colazioni dalle 7:00 alle 11:00. Continua con i pranzi dalle 12:00 alle 14:15. Dalle 18:00 devi andare a consegnare gli apertivi e le cene fino a mezzanotte. Se sbagli, paghi. È tutto chiaro?”

“Certo, Signor Wang”.

“La prossima volta che parleremo sarà in cinese, ricordatelo”.

Juri prese la bicicletta fornitagli dall’azienda e iniziò le consegne.  La prima consegna che doveva effettuare era nel palazzo della famiglia Monari, noto covo di avvoltoi, avvocati e leccaculo dei potenti che si era arricchita speculando sul traffico di mascherine, medicinali e false cause contro i poveri cristi. “Salga al quinto piano a piedi, l’ascensore è riservato a noi, non bussi alla porta, lasci il pacco davanti alla porta ben sigillato, poi se ne vada immediatamente, quando è andato via suoni di nuovo al citofono per avvisarci che se n’è andato, grazie”.

La seconda consegna della colazione era poco distante ma sbadatamente, rimontando in sella, passò a meno di un metro da una donna con il passeggino. “Feccia umana!” gli urlò la donna! Lei potrebbe aver infettato il mio bambino, capisce? Il mio bambinoooo, mio figlio!”. Mi scusi signora sono desolato, la Wang & company le offre la colazione gratis. “Mi sembra il minimo!”. I soldi, Juri, li avrebbe messi ovviamente di tasca sua. Così funzionavano le regole della multinazionale. 

Alla fine della giornata lavorativa, quando faceva il cambio con i riders notturni, non ricevette nessuna paga. Soltanto chi riusciva a resistere per un mese senza essere pagato aveva il diritto ad essere assunto con un contratto regolare di sei mesi rinnovabile. 

Quando fu solo, all’interno del suo monolocale, mise su un vecchio disco di Kenny Wayne Sheperd, che aveva comprato quando esisteva ancora la musica suonata con gli strumenti musicali. “È ridicolo” pensò “mio padre diceva che prima o poi il socialismo avrebbe vinto e che la nostra classe avrebbe avuto la sua rivalsa sulla borghesia. Anche il governo ci diceva che saremmo stati tutti più buoni…ci diceva che quando sarebbe finita… Io non vedo l’ora che finisca! Ma tra quattro ore si ricomincia. Devo pagare l’affitto. I signori Monari vogliono i loro stramaledetti cornetti glassati, i cappuccini e i biscotti. Pensavo che un giorno sarei arrivato in alto, non in alto come Juri Gagarin, ma abbastanza in alto, e non soltanto al quinto piano della famiglia Monari”.

“I racconti dei sopravvissuti” – Numero 1 – “Ora et labora, lettera dal 2023”. AUDIORACCONTO

Inizia oggi la seconda parte delle novelle scritte in questo periodo surreale che ci tocca vivere. “I racconti dei sopravvissuti” compariranno a sorpresa più o meno una volta alla settimana su questo blog, tra un discorso di Conte e una pubblicità. I testi sono tutti scritti da Luigi Capone, la voce e l’audio è a cura di Francesco Prudente.

Numero 1: Ora et labora – lettera dal 2023. Testo e musica di sottofondo: Luigi Capone. Voci di Francesco Prudente, Anna Lisa Amodio, Angelo Rizzo. Immagine di copertina: Luca Tuveri.

Ora et labora – Lettera dal 2023

Il virus fu debellato quasi del tutto dopo che i giapponesi trovarono una cura che funzionava sul 90% dei casi. Il problema arrivò qualche mese dopo, quando lo stesso laboratorio nipponico annunciò che il virus si era evoluto in qualcos’altro: era diventato centinaia di volte più contagioso e potenzialmente letale anche per i giovani in salute. Il pericolo di morire, ormai, riguardava tutti ed era naufragata la speranza di eliminare i più deboli.

Non ci fu mai il tanto agognato ritorno alla normalità, dato per certo durante i tanti mesi di quarantena. Tra l’altro, non si capiva di quale normalità si stesse parlando, quella di un mondo malato che pensava solamente a correre avanzando a braccia aperte verso l’autodistruzione? Inizialmente, sigarette, alcolici e psicofarmaci avevano aiutato a sopportare la situazione, poi all’improvviso sparirono dalla circolazione. Aumentarono in maniera esponenziale i suicidi. Mentre all’inizio dell’epidemia molti cantavano dai balconi, quelle stesse persone adesso si buttavano di sotto. 

Le limitazioni alle libertà attuate all’inizio, non cessarono mai di rimanere in vigore, anzi furono rafforzate ed estremizzate.

Nel giorno di Pasqua del 2022, si registrarono miracolosamente zero nuovi contagi e zero decessi in tutto il mondo. Da quel momento miliardi di persone si convertirono al cristianesimo e decisero spontaneamente di sottomettersi alla Chiesa di Roma. Con il fallimento delle democrazie occidentali e con la loro inefficacia nel fronteggiare l’espansione del virus a macchia d’olio, la Chiesa acquistò un potere temporale illimitato, il Vaticano tornò ad essere non solo l’unica sede di comando sulle anime smarrite che invocavano l’intercessione di Dio, della Madonna e dei santi, ma anche il luogo dal quale si emanavano leggi; il parlamento europeo fu sostituito dal consiglio dei cardinali coordinato dal Santo Padre, il Papa, che sancì la fine degli stati nazionali e la restaurazione del Sacro Romano Impero, allargato e rinominato Nuovo Stato Teocratico. Il regime teocratico elesse dopo tanti anni un Papa italiano, Alessandro IX, il quale intervenne radicalmente sulle abitudini della vita quotidiana: vietò in modo permanente gli alcolici e il tabacco, furono vietati i medicinali, le cure ospedaliere e gli psicofarmaci (perché non dovevamo crederci padroni delle nostre vite), furono messe al bando tutte le immagini pornografiche, fu proibito fornicare e masturbarsi, l’unico rapporto ammesso dal Nuovo Stato fu quello a fini riproduttivi. Fu reintrodotto il Tribunale dell’Inquisizione, vennero sciolti tutti i partiti politici e tutte le associazioni, per qualsiasi fine, ogni circolo ricreativo fu riconvertito in caserma, tutte le altre confessioni religiose furono perseguite legalmente con pene severe, furono ripristinati l’obbligo di leva e la pena di morte. Il libero mercato fu sepolto definitivamente e sostituito da un sistema autarchico: i supermercati vennero sostituiti da piccoli mercati contadini a km 0, il veganesimo fu imposto per legge e a causa della contaminazione degli animali ogni prodotto di derivazione animale venne totalmente bandito. L’uso di Internet e dei cellulari fu riservata soltanto agli alti prelati e agli alti funzionari della Chiesa. Ogni bar, ristorante, discoteca, museo, centro estetico e qualsiasi altra attività considerata non necessaria, fu confiscata e messa a disposizione della Chiesa, dell’esercito e della polizia penitenziaria. Metà della popolazione italiana contagiata, finì per essere confinata nelle mura delle prigioni, molte delle quali sulle isole, dove finivano per essere gettati in fosse comuni;

coloro i quali venivano considerati eretici, venivano gettati dalle Rupi Tarpee, edificate appositamente in ogni comune del Nuovo Stato Teocratico. Gli eretici erano coloro i quali volevano conservare il vecchio stile di vita fatto di peccati carnali e vizi, avevano trasformato le loro case in chiese clandestine dove pregavano un dio pagano che li incitava ad inseguire il piacere. Per difendersi dai contagiati rimasti in clandestinità e dagli eretici che erano scappati all’Inquisizione, il Nuovo Stato iniziò a produrre armi da fuoco da consegnare a tutta la popolazione sana, sottomessa e ligia al dovere. Era permesso, anzi consigliato, di sparare ai malati e agli eretici. 

Col drastico calo della popolazione in libertà, si poterono continuare a mantenere tranquillamente le misure di distanza necessarie per evitare l’espandersi del contagio e la strategia sembrava funzionare alla perfezione.

Una mattina, uno scapolo quarantenne che era stato risparmiato dal sistema perché non si era mai ammalato nemmeno di un’influenza in tutta la sua vita e perché apparteneva ad una fervente famiglia cattolica, uscì di casa per recarsi al lavoro all’ufficio postale, che nel frattempo si era riconvertito in Sacro Ordine della Posta e delle Telecomunicazioni, unico ente superstite per comunicare a distanza. Sistemò il carico di pacchi e lettere sul suo scooter e iniziò, come ogni, il giro della città come postino. Quella mattina, Adriano andò a far visita, per prima, ad una vecchia signora cui era destinato un pacco proveniente dalla Trinacria.  Prima di partire, lo aprì e, come da prassi, vi frugò dentro: acqua benedetta, immagini di santi, un ferro di cavallo, degli amuleti che non aveva mai visto prima, della farina e del lievito di birra. Tenne per sé la farina e il lievito di birra e andò a consegnare tutto il resto all’anziana donna.

Suonò al citofono e la donna, spaventata, non rispose. Adriano, allora, urlò alla finestra: “Sono il postino! La pace sia con lei! Apra, gentilmente, ho un pacco!”.  Assunta Russo -questo era il nome scritto sul citofono- si affacciò alla finestra imbracciando il fucile appartenuto a suo marito: “Chi siete, che volete?”. “Signora, gliel’ho detto, sono il postino, guardi, le mostro il tesserino, sono sano e sono un dipendente del ‘Sacro Ordine della Posta e delle Telecomunicazioni’, guardi il distintivo e la mia divisa”. “Lasciate il pacco davanti alla porta e andatevene”. “Ma lei deve mettere una firma qui ed autenticare il pacco con il Codice che attesta che lei è una Donna Fedele”. La donna lo osservò bene e poi disse: “Salite e fate in fretta, altrimenti vi sparo”.  La casa della vedova puzzava già di cadavere e i pavimenti non erano più stati lavati dalla morte del marito. I muri erano pieni di immagini sacre ed in cucina, sopra alla Tv con un solo canale, quello Statale, una grande immagine del Pontefice Alessandro IX. “Ecco, signora… per favore, adesso dia un’offerta per il Sacro Ordine, le ricordo che è obbligatoria”. Assunta pagò con la nuova valuta, i sesterzi, ed aprì la porta invitando Adriano ad andarsene: “La pace sia con lei”. “E con il vostro spirito”.

L’indirizzo del secondo pacco che Adriano doveva consegnare, era dall’altra parte della città. Recava la scritta: “Con urgenza per Anna Maria Vaccari”. Come al solito il postino aprì il pacco e ci frugò dentro: una frusta, un pacco di sale, delle pillole, una bottiglia di whisky scozzese, delle corde, tre coltelli. Il pacco conteneva anche una lettera.

“Anna Maria, resisti, continuando così andrà tutto bene”.

Adriano suonò al citofono e Anna Maria aprì senza nemmeno rispondere. Sul campanello c’era scritto “terzo piano”, il postino salì e trovò la porta spalancata.  “La pace sia con lei”. “E con il tuo spirito, postino. Vieni in salotto”. Avanzò timidamente e quando arrivò in salotto uno spettacolo macabro gli si mostrò davanti. Una donna alta e longilinea, dagli occhi spettrali e dai capelli d’oro, bellissima e senza abiti, con la schiena ricoperta di cicatrici e grondante sangue. “Vieni, postino, accomodati”.

“Ma che sta succedendo qui?”. “Non lo vedi? Mi sto purificando” e la giovane donna continuò a colpirsi sulla schiena con una grossa cinghia. “Consegnami il materiale”. “Ecco a lei…deve firmare qui…”. Firmò senza esitare. “Posso chiederle perché si sta frustando in questo modo? Perché pensa di potersi purificare così e perché crede di avere il bisogno di purificarsi, e da cosa?”. “Voi delle Poste siete tutti degli idioti. Frustami tu, io ne traggo piacere”. “Signora, mi dispiace molto per lei ma, se è davvero così, lo sa che dovrò denunciarla alle Santissime Autorità?”. “Non lo farai”. “Senta, signora, sono mortificato ma lei deve rendersi conto che se la nostra società si trova in queste condizioni è stata colpa proprio dell’eccesso di libertà che le politiche precedenti avevano concesso. Ho chiuso un occhio per l’alcool che ha nel pacco e per quelle pillole che mi sembrano droghe, ma non posso soprassedere sulla pratica del sadomasochismo”. La donna si avvicinò lentamente ad Adriano che cercò disperatamente di allontanarsi ma la sua bellezza era così accecante che lo scapolo dovette cedere e si lasciò baciare”.

“Che cosa abbiamo fatto?! La saluto signora, io vado!”

“Fermati, taci per un attimo e rifletti: io sono infetta”.

Il postino rabbrividì e scoppiò a piangere. “Come? Lei è infetta? Ma sta scherzando? Se è così ha infettato anche me!”. “Di certo”. Incredulo e con voce tremolante aggiunse: “Ora dovrò togliermi la vita per non pesare sulle casse del Santo Stato”.

“Nient’affatto. Ora devi rimanere con me a purificarti. E questa volta, davvero andrà tutto bene. Ti spiegherò tutto: innanzitutto smetti di darmi del lei. Ascoltami. Tu credi che la libertà ci abbia condotti a questo: lo penso anch’io. Ma la libertà non è importante per me. Il vecchio Stato ci teneva all’oscuro della verità, esattamente come sta facendo il Nuovo. Anche tu non ti rendi ancora conto che esistono miliardi di verità al mondo, una per ogni essere umano, ma se farai la scelta giusta e rimarrai con me, io e te diventeremo una verità sola. Vivremo qui e non ci mancherà l’essenziale per sopravvivere perché gli altri eretici mi riforniscono puntualmente, devi solo continuare a fare il postino come se niente fosse e la sera, rincasare da me.”

“Così dovrei morire lentamente insieme a una traditrice? Preferisco uccidermi subito!”

“Non hai ancora capito? Sarai un eretico. Purificandoci sopravvivremo e il Nuovo Stato ci accoglierà. Noi eretici non vogliamo sabotare il Potere. Crediamo che Dioniso ci salverà se fornichiamo, se facciamo orge, se ci frustiamo e se facciamo uso di alcolici e di droghe. Abbiamo anche accesso a una rete internet criptata per comunicare tra noi a distanza. Saremo i privilegiati del regime se riusciremo a farne parte da cittadini normali. Apri gli occhi, questo è il giorno più bello della tua vita. Le possibilità che abbiamo ora, non le abbiamo mai avute in passato. Nella vecchia società non si poteva parlare di morte, essa era considerata un tabù. Quei vecchi edonisti consumisti e capitalisti pensavano di essere eterni, pensavano di essere liberi mentre erano già schiavi. Quando tutto era permesso, non riuscivamo a godere più di niente. Ora che tutto è proibito, invece, possiamo dar sfogo a tutte le nostre perversioni. Credimi, la situazione è eccellente. Tu sarai uno di noi”. Adriano era pallido e tremava. “Ho scelta?”. “No”. “La libertà è un’illusione su questa terra”.