I No-Vax contro il latte vaccino: “Il caciocavallo podolico è un prodotto delle lobby”.

Non bastava la confusione di termini tra il tanto agognato “vaccino” anti-corona virus e il latte di origine vaccina, ci si è messa anche la fake news secondo cui il caciocavallo impiccato immobilizzerebbe il virus partito da Wuhan. I No Vax non si sono fatti attendere e hanno manifestato in venti a Piazza Libertà ad Avellino questa mattina. “Non vogliamo i medici e non vogliamo il vaccino”. “No al caciocavallo”. “No podolico”. Questi ed altri i cartelli esposti. Avvicinati dal nostro inviato, infine, i manifestanti sono stati messi al corrente dell’equivoco ma, a quanto pare, la convinzione del complotto permane.

Michela Murgia: “De Mita non mi è particolarmente simpatico”. Ed è bufera sui social.

La frase incriminata sarebbe stata pronunciata dalla nota scrittrice durante una vecchia intervista alla festa del libro di Sant’Andrea di Conza…

Speriamo tutti, ovviamente, che non sia vero. Chi può mettere in dubbio la grandezza del Presidente? Di certo non una grande scrittrice come la Murgia a cui va tutta la nostra devozione.

“Le novelle della quarantena”, ecco i link di tutti i 14 racconti. Votate il vostro preferito.

Breve considerazione dopo aver pubblicato 14 racconti brevi, uno al giorno, nelle scorse due settimane.
“Il romanzesco è la verità dentro la bugia”. Non esistono modi più efficaci del racconto romanzato per descrivere la realtà, particolarmente efficace in questo periodo storico in cui si scrivono montagne di articoli che parlano di altri articoli che polemizzano su altri articoli per analizzare le critiche su altri articoli. Non ne usciremo mai, così. Invece il racconto, nella menzogna fuori dalla realtà, descrive la verità.

Detto ciò, ecco di seguito i link ai 14 racconti. Votate il vostro preferito condividendo o commentando sulla pagina Facebook.

(Immagine di copertina: Marc Chagall, Sopra la città, 1918, Olio su tela di 56 x 45 cm. Galleria Tretyakov)

GIORNO 1: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/10/le-novelle-della-quarantena/

GIORNO 2: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/11/le-novelle-della-quarantena-allosteria/

GIORNO 3: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/12/le-novelle-della-quarantena-lauto-clandestina-giorno-3/

GIORNO 4: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/13/le-novelle-della-quarantena-il-complotto/

GIORNO 5:https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/14/le-novelle-della-quarantena-un-racconto-al-giorno-giorno-5-lu-lupu/

GIORNO 6: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/15/le-novelle-della-quarantena-hikikomori-giorno-6/

GIORNO 7: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/16/le-novelle-della-quarantena-pomodori/

GIORNO 8: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/17/novelle-della-quarantena-la-ballata-di-mina-rizzo/

GIORNO 9: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/18/le-novelle-della-quarantena-giorno-9/

GIORNO 10: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/19/le-novelle-della-quarantena-giorno-10/

GIORNO 11: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/20/giorno-11-il-gatto/

GIORNO 12: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/21/giorno-12-larte-di-essere-aurelio/

GIORNO 13: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/22/giorno-13-lappartamento-del-padre/

GIORNO 14: https://www.irpiniaparanoica.it/2020/03/23/giono-14-il-musicista-del-titanic/

“Le novelle della quarantena”. Giorno 14. “Il musicista del Titanic”- VIDEORACCONTO

L’ultimo giorno di quarantena è dedicato a coloro i quali, credendosi inizialmente liberi, scoprono che la libertà è irraggiungibile sulla terra.

Testo di Luigi Capone. Voci di Francesco Prudente, Giacomo Buonafede, Matteo Castellino. Musica di Piergiorgio Maria Savarese. Immagine di copertina: Luca Tuveri.

Grazie a tutti coloro i quali hanno partecipato.

Audioracconto

Il musicista del Titanic

Messaggio vocale di Whatsapp: “Immagino che oltre questi tetti ci sia un mare calmo e delle barche ferme nel porticciolo, un ristorante proprio accanto che serve il pesce fresco a tavola. Sento l’odore della pioggia sole dell’imbrunire, da questa finestra primaverile e secca, dove l’aria è ferma, immobile, impolverata. Nemmeno una goccia è caduta negli ultimi mesi. Suono su questo balconcino all’ultimo piano perché so che la mia chitarra potrebbe rendere meno pesante la quarantena ai vecchi che abitano sotto di me e dall’altro lato della strada. La suono anche per te che sei così lontano”.

“I vantaggi della tecnologia” gli rispose Andreas. 

“Ma a chi voglio prendere in giro” pensò tra sé “Io suono solo per, su questa barca che sta affondando, le note ci ricongiungono alle stelle”. 

Javier aveva perso l’attaccamento alla terra da quando non aveva più la preoccupazione della ricerca della felicità. Con la pandemia che stava per mettere fine alla civiltà, l’unica paura era quella del dolore e della catastrofe, una paura molto più sopportabile, molto più distensiva e accomodante. 

Il trauma della massima delusione ricevuta in un momento di massima felicità era il vero trauma, per essere precisi.  Javier era un cherofobico, ogni suo gesto votato al miglioramento di sé o al raggiungimento di una dimensione serena gli recava una irrefrenabile ansia. Era sparita anche quella vergogna per la sua palese omosessualità. Grazie alla fine del mondo poteva essere finalmente se stesso. 

“Ascolta, Andreas, cosa ho scritto per te”.

“Javier, grazie. Spero di rivederti presto”.

Javier Carlos Del Sol era rimasto intrappolato a Salamanca, dove studiava al conservatorio, senza poter far ritorno a Granada. Si era innamorato intanto di Andreas e non poteva vederlo. 

“Andreas, dato che stavolta è la fine davvero della nostra società, io ti chiedo di vederci subito. Vada come vada, tanto da domani non sarà più lo stesso, anche se sono guarito dal Corona Virus e potrò uscire”. 

“Javier non so che dirti, sto qua con Josè…non se n’è ancora andato”.
“Io parto stanotte, sarò lì domani mattina”.

“Va bene, mi inventerò una scusa…ti aspetto…”.

In autostrada, con la chitarra a bordo e delle scorte di alcool e cibo, correva diretto in Andalusia. La radio non faceva altro che aggiornare la conta dei morti, su tutte le frequenze, eccetto una: “Radio Caos”, una nuova radio indipendente. Per cinque ore guidò ipnotizzato dai gruppi di Radio Caos: Joy Division, Pixies, Nick Cave and the Bad Seeds, solo per citarne alcuni.

Arrivato a Granada, parcheggiò in mezzo alla strada -tanto non circolava nessuno-, imbracciò lo strumento e salì al terzo piano del condominio, aveva appena albeggiato. Nel letto consumarono un rapporto e poi Andreas disse: “Dobbiamo raggiungere le colonne d’Ercole”. “Intendi la rocca di Gibilterra? Ma come?”. “Hai abbastanza gas in macchina?”. “Si ma sono le dieci del mattino e io non ho ancora dormito”. “Non preoccuparti, se non ce la fai guido io”. Javier provò ad inventarsi delle scuse ma non riuscì ad aver la meglio sulla sfrenata voglia di fuga di Andreas. 

“Partiamo”.

Lungo la strada Andreas beveva grandissime sorsate da una bottiglia di Jim Beam alternata a birra. Al km 120, quando Javier era giunto allo stremo e voleva fare il cambio al volante, Andreas dormiva come svenuto con la faccia spiaccicata sul finestrino. “Ti prego, svegliati Andreas!”. Gli diede uno schiaffo ma Andreas non si svegliava. In preda al panico Javier pensò che si sarebbe svegliato soltanto quando avesse visto la rocca di Gibilterra. 

“Eccola, Andreas, siamo arrivati”. Il compagno aprì gli occhi e, incantato dalla vista del promontorio aggiunse: “Facciamo questo tratto a piedi e saliamo lassù in cima”.

Con l’energia ritrovata Andreas riuscì anche a sfiancare il proprio corpo nuovamente mangiando un funghetto che aveva in tasca e tirando una striscia di cocaina distesa su una roccia liscia”.

Infine giunsero in cima.

“Qualcuno diceva che eravamo sul promontorio estremo dei secoli, eccolo, Javier”.

“Lo vedo. Lo conoscevo. Ma non l’avevo mai visto”.

“Adesso che cosa immagini che ci sia, oltre il mare?”

“Immagino che ci siano gli stessi errori di sempre. Un’altra terra infelice, perché consapevole di aver paura felicità”.

“In pratica, oltre tutto ciò, ci sei tu. Da oggi in poi torneremo a fantasticare su quello che c’è oltre”.

“Il mondo non ha più confini”

“Si. Ora l’hanno capito tutti. È imperscrutabile quello che c’è oltre il tuo tetto, proprio come questo oceano che si distende ai nostri piedi. Non c’è differenza tra la tua finestra e quest’ampia visione”.

“Affonderemo insieme”.

“Le novelle della quarantena”- Giorno 6 – Hikikomori 2020 – AUDIORACCONTO E VIDEO

Testo di Luigi Capone. Voce di Francesco Prudente, Musica di Luigi Bellino. Immagine di copertina di Sara Porcu. Video di Francesco Spagnoletti.

Audioracconto

Hikikomori 2020

L’adolescenza è una malattia, già di suo. Gli ormoni, le turbe psichiche, la prima e traumatica esperienza sessuale, guardarsi allo specchio e trovarsi cambiati di giorno in giorno mentre si è già preoccupati terribilmente per il proprio aspetto fisico, l’obbligo scolastico con il suo carico di compiti sempre maggiore, l’ansia per la competizione dietro un futuro troppo pesante, la preoccupazione, la fine del dialogo con i genitori e infine, doversi trovare dei nuovi amici.

Quasi tutti gli adolescenti attraversano queste fasi ma alcuni si differenziano per quanto riguarda l’ultimo punto (trovarsi dei nuovi amici). Mattia, ad esempio, è un adolescente che si rifiuta di guardarsi allo specchio, che non vuole affrontare il trauma della prima scopata, che va malvolentieri a scuola e ne soffre, che non pensa al futuro, che non parla con i genitori ma nemmeno vuole uscire di casa: è un auto-sequestrato, un recluso volontario che si nutre di pane e psicofarmaci. Si è creato un mondo fatto di video porno e seghe, di chat room segrete, di social antisociali, di televisione, di videogiochi di strategia interminabili, di serie tv dalle più idiote alle più colte, di playstation per giocare a calcio, di lunghissimi romanzi da leggere, di Iphone, Ipad, Mac e I-Watch per simulare completamente la vita che è fuori dall’interno della sua stanza.

La sua finestra affaccia su un cantiere dove verrà costruita una casa e quando si affaccia a guardare, quello è il suo momento di iperrealismo. Inizialmente suonava anche la chitarra, poi è stato assalito dall’impressione che quello fosse uno strumento troppo empatico e adatto alla socializzazione, così l’ha messa da parte. Tuttavia, conosce tanta gente grazie alle chat di Instagram e di Facebook, amici irreali per parlare di calcio, di serie tv e di musica trap, ragazze irreali per simulare rapporti sessuali attraverso l’invio di foto e brevi video. Con una di queste ebbe un rapporto un po’ più assiduo, continuo e appassionato, il suo nickname era lunar2002, Mattia invece si chiamava Aragorn. Con lei, a parte il sesso iconografico, videoamatoriale e verbale, intriso di feticismo, riusciva anche ad argomentare la sua visione dell’esistenza, i suoi pensieri, perché erano molto simili. Non appena tornava da scuola accendeva tutte le apparecchiature per cercare di avere un contatto con lunar2003 e per passare i pomeriggi con lei. I contatti diventarono ancora più fitti quando lo stato decise di chiudere le scuole per mettere in sicurezza gli alunni dal probabile arrivo di una epidemia. Era il sogno di Mattia: poter rimanere finalmente in casa 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Una mattina di febbraio, però, gli schermi dei suoi apparecchi tecnologici iniziarono a tendere alla distopia, improvvisamente. Nel web aleggiava la paura della morte, quella variabile che Mattia non aveva ancora preso in considerazione sinora. Gli apparivano da ogni parte post allarmanti, fotografie di strade vuote e o attraversate da persone con le mascherine, link ad articoli di giornale che parlavano di stragi, di fine del mondo, di pandemia. Tutto il suo mondo digitale iniziò a crollargli addosso, gli si ritorse contro come per contrappasso. La ricerca della pace, della sicurezza interiore e della stabilità che cercava attraverso la sua reclusione abitata da simulatori di vita reale, si stava trasformando velocemente in una ricerca ormai involontaria di auto-terrorizzarsi, una ricerca del PANICO. Quel mondo gli si era appiccicato addosso come un software, non ne poteva fare più a meno, era il suo sistema operativo di base ed eliminarlo avrebbe significato suicidarsi. Era tutto il suo mondo. Ora quel mondo lo stava attaccando e gli stava creando dei veri attacchi di panico violenti, molto più potenti di quelli che lo coglievano in classe. Tutte le sue certezze si erano ormai ridotte a una soltanto: quella di essere infetto. 

Mattia contattò Lunar2002 l’ultimo giorno del bisestile febbraio e le mostrò tutte le sue paure, tutto il suo panico, tutta la sua disperazione. Fu lì che scoprì una sensazione nuova, quella di essere abbandonato, perché le ragazze non volevano stare con ragazzi spaventati. Mattia le aveva fatto credere di essere Aragorn del Signore degli Anelli, invece era solo il povero piccolo e spaventato Mattia. Lunar2002 iniziò a chattare con un altro e il nostro guerriero della Terra di Mezzo, invece, si ritrovò completamente inghiottito dalle fauci di Sauron.

Montella, l’autodichiarazione podolica che sta diventando virale.

MONTELLA – Il nostro inviato ci ha fornito questo preziosissimo documento che testimonia l’attività incessante degli irpini nonostante i tempi duri. L’autodichiarazione sarebbe stata scritta a Montella, rispetto massimo visto che spesso, in città, la gente sta andando in giro per fare semplicemente quattro passi con il cane.

Ecco come costruirvi una mascherina in due semplici mosse.

Sicuramente avrete a casa qualche cinquino di vino. Innanzitutto vi consigliamo di bere i cinque litri, dopo di che dovrete prendere un putaturo, che sicuramente avrete in casa e dividere a metà il contenitore vuoto. Infine, incastrate metà del contenitore sulla vostra faccia e il gioco è fatto.

Divieto di giocare a carte, il Grande G: “Lu tresseddu è sacro”. Nusco verso la deroga.

E’ successo già a Valle Telesina e il provvedimento stava per colpire anche l’Irpinia. L’attesa stava generando panico, il vero panico, quello che va ben oltre il corona virus e tocca le corde più profonde dell’irpino. Doveva intervenire il Grande G per scongiurare questa ipotesi e con ogni probabilità ci sarà una deroga ad hoc per il comune di Nusco.