COVID 19 TRACKS: ecco la playlist di Irpinia Paranoica.

Covid 19 TRACKS, LA PLAYLIST PARANOICA, pensata appositamente per i nostri fan, 19 brani che ci guidano attraverso la giungla del vivere ai tempi del Covid19.

Ecco il link per ascoltarla su #Spotify:

https://open.spotify.com/playlist/2NLxOirDlwTLhApkpewGg0?si=9DRIgvHSRaWKy5rkGf0nQg

COVID 19 TRACKS

  1. “TUBE DISASTERS” – FLUX OF PINK INDIANS
  2. “MOTHER” – IDLES
  3. “SHADOWPLAY” – JOY DIVISION
  4. “SILVER SNAIL” – PIXIES
  5. “MOVING AWAY FROM THE PULSEBEAT” – THE BUZZCOCKS
  6. “ANEMONE” – THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE
  7. “LA MIA CITTÀ È MORTA” – OPEARAJA CRIMINALE
  8. “DEL MONDO” – C.S.I.
  9. “THREE HOURS” – NICK DRAKE
  10.  “KIMIKO’S DREAM HOUS” – MARK LANEGAN
  11.  “JUBILEE STREET” – NICK CAVE AND THE BAD SEEDS
  12. “FELL ON BLACK DAYS” – SOUNDGARDEN
  13. “I’M SO TIRED” – FUGAZI
  14.  “BLUE TEARS” – THE BLACK HEART PROCESSION
  15.  “HEROIN “ – VELVET UNDEGROUND
  16.  “BLACKBIRD SONG” – LEE DEWYZE
  17.  “THE MERCY SEAT” – JOHNNY CASH
  18.  “EXIT MUSIC” – RADIOHEAD
  19.  “DEATH DON’T HAVE NO MERCY” – REVEREND GARY DAVIS

In Irpinia le mascherine che ritraggono Ciriaco De Mita.

Sono spuntate fuori in giornata delle mascherine che ritraggono Ciriaco De Mita. Con tutta probabilità si sarebbero iniziate a diffondere da Nusco per poi propagarsi in ogni angolo dell’Irpinia. Mentre in Veneto spopolano le mascherine che ritraggono Mussolini, la provincia di Avellino consacra l’immagine della secolare guida bolidigo-sbriduale come immagine di culto.

Le mascherine sarebbero del modello DC3, un nuovo formato di cui ancora non si conoscono esattamente le caratteristiche. Ma si conosce benissimo l’efficacia.

TUTTO VERO! La 5G è stata già sperimentata a Nusco. Ecco cosa non ci dicono.

Qualcuno sostiene addirittura che 5G significhi 5 volte Giriago: una moltiplicazione del nostro capo che avrebbe così finalmente acquisito il dono dell’ubiquità.

Secondo altri, invece, 5G starebbe a significare “5 stelle Gombloddo”.

Fatto sta che il nostro inviato, Peppo ri lu bivio, laureato con 110 e lode all’Università della Vita, ha individuato gli effetti nefasti della tecnologia che secondo i più grandi studiosi avrebbe causato la pandemia.

“La diffusione del contagio dimostra che la Terra è piatta”. La scoperta fatta a Bagnoli.

“Se infatti la Terra fosse tonda, il virus avrebbe seguito la curvatura deviando verso lo spazio”. La geniale intuizione è di C.R. di Bagnoli Irpino, 46 anni, docente di sostegno a Codogno. “Non ci sono dubbi, quando sono tornato a casa la settimana scorsa insieme a ventiquattro persone su un bus privato, ho avuto la folgorazione. La Terra è piatta”.

“La caseina del caciocavallo impiccato agirebbe nell’aria immobilizzando il virus”. Ecco la verità.

Circola da stamattina sul web la notizia che il caciocavallo podolico impiccato irpino agirebbe sulle molecole di ossigeno presenti nell’aria in modo tale da “immobilizzare” il virus e renderlo innocuo. La ricerca sarebbe stata effettuata dal CERN di Ginevra. Il tutto è stato però smentito in mattinata: la notizia, infatti, proverrebbe da un utente ignoto che si sarebbe divertito a diffondere la burla.

Ciononostante, pare che più di un sindaco irpino, continui a sperare nella cura casearia.

“I racconti dei sopravvissuti” – Numero 1 – “Ora et labora, lettera dal 2023”. AUDIORACCONTO

Inizia oggi la seconda parte delle novelle scritte in questo periodo surreale che ci tocca vivere. “I racconti dei sopravvissuti” compariranno a sorpresa più o meno una volta alla settimana su questo blog, tra un discorso di Conte e una pubblicità. I testi sono tutti scritti da Luigi Capone, la voce e l’audio è a cura di Francesco Prudente.

Numero 1: Ora et labora – lettera dal 2023. Testo e musica di sottofondo: Luigi Capone. Voci di Francesco Prudente, Anna Lisa Amodio, Angelo Rizzo. Immagine di copertina: Luca Tuveri.

Ora et labora – Lettera dal 2023

Il virus fu debellato quasi del tutto dopo che i giapponesi trovarono una cura che funzionava sul 90% dei casi. Il problema arrivò qualche mese dopo, quando lo stesso laboratorio nipponico annunciò che il virus si era evoluto in qualcos’altro: era diventato centinaia di volte più contagioso e potenzialmente letale anche per i giovani in salute. Il pericolo di morire, ormai, riguardava tutti ed era naufragata la speranza di eliminare i più deboli.

Non ci fu mai il tanto agognato ritorno alla normalità, dato per certo durante i tanti mesi di quarantena. Tra l’altro, non si capiva di quale normalità si stesse parlando, quella di un mondo malato che pensava solamente a correre avanzando a braccia aperte verso l’autodistruzione? Inizialmente, sigarette, alcolici e psicofarmaci avevano aiutato a sopportare la situazione, poi all’improvviso sparirono dalla circolazione. Aumentarono in maniera esponenziale i suicidi. Mentre all’inizio dell’epidemia molti cantavano dai balconi, quelle stesse persone adesso si buttavano di sotto. 

Le limitazioni alle libertà attuate all’inizio, non cessarono mai di rimanere in vigore, anzi furono rafforzate ed estremizzate.

Nel giorno di Pasqua del 2022, si registrarono miracolosamente zero nuovi contagi e zero decessi in tutto il mondo. Da quel momento miliardi di persone si convertirono al cristianesimo e decisero spontaneamente di sottomettersi alla Chiesa di Roma. Con il fallimento delle democrazie occidentali e con la loro inefficacia nel fronteggiare l’espansione del virus a macchia d’olio, la Chiesa acquistò un potere temporale illimitato, il Vaticano tornò ad essere non solo l’unica sede di comando sulle anime smarrite che invocavano l’intercessione di Dio, della Madonna e dei santi, ma anche il luogo dal quale si emanavano leggi; il parlamento europeo fu sostituito dal consiglio dei cardinali coordinato dal Santo Padre, il Papa, che sancì la fine degli stati nazionali e la restaurazione del Sacro Romano Impero, allargato e rinominato Nuovo Stato Teocratico. Il regime teocratico elesse dopo tanti anni un Papa italiano, Alessandro IX, il quale intervenne radicalmente sulle abitudini della vita quotidiana: vietò in modo permanente gli alcolici e il tabacco, furono vietati i medicinali, le cure ospedaliere e gli psicofarmaci (perché non dovevamo crederci padroni delle nostre vite), furono messe al bando tutte le immagini pornografiche, fu proibito fornicare e masturbarsi, l’unico rapporto ammesso dal Nuovo Stato fu quello a fini riproduttivi. Fu reintrodotto il Tribunale dell’Inquisizione, vennero sciolti tutti i partiti politici e tutte le associazioni, per qualsiasi fine, ogni circolo ricreativo fu riconvertito in caserma, tutte le altre confessioni religiose furono perseguite legalmente con pene severe, furono ripristinati l’obbligo di leva e la pena di morte. Il libero mercato fu sepolto definitivamente e sostituito da un sistema autarchico: i supermercati vennero sostituiti da piccoli mercati contadini a km 0, il veganesimo fu imposto per legge e a causa della contaminazione degli animali ogni prodotto di derivazione animale venne totalmente bandito. L’uso di Internet e dei cellulari fu riservata soltanto agli alti prelati e agli alti funzionari della Chiesa. Ogni bar, ristorante, discoteca, museo, centro estetico e qualsiasi altra attività considerata non necessaria, fu confiscata e messa a disposizione della Chiesa, dell’esercito e della polizia penitenziaria. Metà della popolazione italiana contagiata, finì per essere confinata nelle mura delle prigioni, molte delle quali sulle isole, dove finivano per essere gettati in fosse comuni;

coloro i quali venivano considerati eretici, venivano gettati dalle Rupi Tarpee, edificate appositamente in ogni comune del Nuovo Stato Teocratico. Gli eretici erano coloro i quali volevano conservare il vecchio stile di vita fatto di peccati carnali e vizi, avevano trasformato le loro case in chiese clandestine dove pregavano un dio pagano che li incitava ad inseguire il piacere. Per difendersi dai contagiati rimasti in clandestinità e dagli eretici che erano scappati all’Inquisizione, il Nuovo Stato iniziò a produrre armi da fuoco da consegnare a tutta la popolazione sana, sottomessa e ligia al dovere. Era permesso, anzi consigliato, di sparare ai malati e agli eretici. 

Col drastico calo della popolazione in libertà, si poterono continuare a mantenere tranquillamente le misure di distanza necessarie per evitare l’espandersi del contagio e la strategia sembrava funzionare alla perfezione.

Una mattina, uno scapolo quarantenne che era stato risparmiato dal sistema perché non si era mai ammalato nemmeno di un’influenza in tutta la sua vita e perché apparteneva ad una fervente famiglia cattolica, uscì di casa per recarsi al lavoro all’ufficio postale, che nel frattempo si era riconvertito in Sacro Ordine della Posta e delle Telecomunicazioni, unico ente superstite per comunicare a distanza. Sistemò il carico di pacchi e lettere sul suo scooter e iniziò, come ogni, il giro della città come postino. Quella mattina, Adriano andò a far visita, per prima, ad una vecchia signora cui era destinato un pacco proveniente dalla Trinacria.  Prima di partire, lo aprì e, come da prassi, vi frugò dentro: acqua benedetta, immagini di santi, un ferro di cavallo, degli amuleti che non aveva mai visto prima, della farina e del lievito di birra. Tenne per sé la farina e il lievito di birra e andò a consegnare tutto il resto all’anziana donna.

Suonò al citofono e la donna, spaventata, non rispose. Adriano, allora, urlò alla finestra: “Sono il postino! La pace sia con lei! Apra, gentilmente, ho un pacco!”.  Assunta Russo -questo era il nome scritto sul citofono- si affacciò alla finestra imbracciando il fucile appartenuto a suo marito: “Chi siete, che volete?”. “Signora, gliel’ho detto, sono il postino, guardi, le mostro il tesserino, sono sano e sono un dipendente del ‘Sacro Ordine della Posta e delle Telecomunicazioni’, guardi il distintivo e la mia divisa”. “Lasciate il pacco davanti alla porta e andatevene”. “Ma lei deve mettere una firma qui ed autenticare il pacco con il Codice che attesta che lei è una Donna Fedele”. La donna lo osservò bene e poi disse: “Salite e fate in fretta, altrimenti vi sparo”.  La casa della vedova puzzava già di cadavere e i pavimenti non erano più stati lavati dalla morte del marito. I muri erano pieni di immagini sacre ed in cucina, sopra alla Tv con un solo canale, quello Statale, una grande immagine del Pontefice Alessandro IX. “Ecco, signora… per favore, adesso dia un’offerta per il Sacro Ordine, le ricordo che è obbligatoria”. Assunta pagò con la nuova valuta, i sesterzi, ed aprì la porta invitando Adriano ad andarsene: “La pace sia con lei”. “E con il vostro spirito”.

L’indirizzo del secondo pacco che Adriano doveva consegnare, era dall’altra parte della città. Recava la scritta: “Con urgenza per Anna Maria Vaccari”. Come al solito il postino aprì il pacco e ci frugò dentro: una frusta, un pacco di sale, delle pillole, una bottiglia di whisky scozzese, delle corde, tre coltelli. Il pacco conteneva anche una lettera.

“Anna Maria, resisti, continuando così andrà tutto bene”.

Adriano suonò al citofono e Anna Maria aprì senza nemmeno rispondere. Sul campanello c’era scritto “terzo piano”, il postino salì e trovò la porta spalancata.  “La pace sia con lei”. “E con il tuo spirito, postino. Vieni in salotto”. Avanzò timidamente e quando arrivò in salotto uno spettacolo macabro gli si mostrò davanti. Una donna alta e longilinea, dagli occhi spettrali e dai capelli d’oro, bellissima e senza abiti, con la schiena ricoperta di cicatrici e grondante sangue. “Vieni, postino, accomodati”.

“Ma che sta succedendo qui?”. “Non lo vedi? Mi sto purificando” e la giovane donna continuò a colpirsi sulla schiena con una grossa cinghia. “Consegnami il materiale”. “Ecco a lei…deve firmare qui…”. Firmò senza esitare. “Posso chiederle perché si sta frustando in questo modo? Perché pensa di potersi purificare così e perché crede di avere il bisogno di purificarsi, e da cosa?”. “Voi delle Poste siete tutti degli idioti. Frustami tu, io ne traggo piacere”. “Signora, mi dispiace molto per lei ma, se è davvero così, lo sa che dovrò denunciarla alle Santissime Autorità?”. “Non lo farai”. “Senta, signora, sono mortificato ma lei deve rendersi conto che se la nostra società si trova in queste condizioni è stata colpa proprio dell’eccesso di libertà che le politiche precedenti avevano concesso. Ho chiuso un occhio per l’alcool che ha nel pacco e per quelle pillole che mi sembrano droghe, ma non posso soprassedere sulla pratica del sadomasochismo”. La donna si avvicinò lentamente ad Adriano che cercò disperatamente di allontanarsi ma la sua bellezza era così accecante che lo scapolo dovette cedere e si lasciò baciare”.

“Che cosa abbiamo fatto?! La saluto signora, io vado!”

“Fermati, taci per un attimo e rifletti: io sono infetta”.

Il postino rabbrividì e scoppiò a piangere. “Come? Lei è infetta? Ma sta scherzando? Se è così ha infettato anche me!”. “Di certo”. Incredulo e con voce tremolante aggiunse: “Ora dovrò togliermi la vita per non pesare sulle casse del Santo Stato”.

“Nient’affatto. Ora devi rimanere con me a purificarti. E questa volta, davvero andrà tutto bene. Ti spiegherò tutto: innanzitutto smetti di darmi del lei. Ascoltami. Tu credi che la libertà ci abbia condotti a questo: lo penso anch’io. Ma la libertà non è importante per me. Il vecchio Stato ci teneva all’oscuro della verità, esattamente come sta facendo il Nuovo. Anche tu non ti rendi ancora conto che esistono miliardi di verità al mondo, una per ogni essere umano, ma se farai la scelta giusta e rimarrai con me, io e te diventeremo una verità sola. Vivremo qui e non ci mancherà l’essenziale per sopravvivere perché gli altri eretici mi riforniscono puntualmente, devi solo continuare a fare il postino come se niente fosse e la sera, rincasare da me.”

“Così dovrei morire lentamente insieme a una traditrice? Preferisco uccidermi subito!”

“Non hai ancora capito? Sarai un eretico. Purificandoci sopravvivremo e il Nuovo Stato ci accoglierà. Noi eretici non vogliamo sabotare il Potere. Crediamo che Dioniso ci salverà se fornichiamo, se facciamo orge, se ci frustiamo e se facciamo uso di alcolici e di droghe. Abbiamo anche accesso a una rete internet criptata per comunicare tra noi a distanza. Saremo i privilegiati del regime se riusciremo a farne parte da cittadini normali. Apri gli occhi, questo è il giorno più bello della tua vita. Le possibilità che abbiamo ora, non le abbiamo mai avute in passato. Nella vecchia società non si poteva parlare di morte, essa era considerata un tabù. Quei vecchi edonisti consumisti e capitalisti pensavano di essere eterni, pensavano di essere liberi mentre erano già schiavi. Quando tutto era permesso, non riuscivamo a godere più di niente. Ora che tutto è proibito, invece, possiamo dar sfogo a tutte le nostre perversioni. Credimi, la situazione è eccellente. Tu sarai uno di noi”. Adriano era pallido e tremava. “Ho scelta?”. “No”. “La libertà è un’illusione su questa terra”. 

De Luca, nuovo record: 9 minuti di risucchio durante il monologo alla nazione.

Battuto il record precedente di 5 minuti e mezzo di “ssssssssssssssss” durante i soliti monologhi alla nazione di Vicienzo De Luca, il nuovo candidato al Quirinale. Tra un “sssssss” e l’altro, il governatore della Campania avrebbe anche aggiunto: “Cafoni, m’a magn sul’i a pastier!”.

De Luca choc: “Non vi faremo uscire nemmeno di testa, non potrete nemmeno impazzire…”

L’ultima dichiarazione di De Luca supera qualsiasi fantasia. Tra un risucchio e l’altro, una smorfia e una battuta, Vicienzo ha proibito tassativamente di impazzire. “Pene severe per chi esce di testa, tutte le uscite sono proibite, anche le uscite in balcone”.

E continua: “La maggior parte dei cittadini l’ha capito ma c’è ancora una esigua minoranza di cafoni che va neutralizzata immediatamente. Qualche imbecille, qualche animale che sta pensando di poter uscire dal proprio cranio allegramente. Pene severissime”. E chiude con un risucchio sonoro “Sssssssssss”.

De Luca: “In casa fino all’1 maggio? In Campania aboliamo anche le feste di Natale”.

Vicienzo De Luca torna a colpire. Stavolta, per superare il governo sull’asprezza delle restrizioni, decide di abolire il Natale “fino a nuova ordinanza”. Le misure restrittive di Re Vicienzo stanno facendo parlare tutto il mondo e ormai appare chiaro che l’ex sindaco di Salerno stia aspirando alla poltrona di Primo Ministro.

“Le novelle della quarantena”. Giorno 10. “Una vita normale” – AUDIORACCONTO

Il decimo giorno parla di chi ha subito e continua a subire violenza domestica e di chi la pratica rincorrendo disperatamente una vita normale.

Testo di Luigi Capone. Voci di: Francesco Prudente, Annalisa Amodio, Angelo Rizzo., Carolina Tonini, Francesca Mazzarello, Jessica Conti. Musica di Luigi Bellino. Immagine di copertina: Luca Tuveri.

Audioracconto

Una vita normale

La televisione continuava a ripetere le stesse cose all’infinito: “aumento dei contagi”, “mancanza di personale medico”, “aumento dei morti” e un inspiegabile “andrà tutto bene”; i giornali invece titolavano “È una guerra”, ma anche loro sbagliavano perché si riferivano soltanto all’avanzata dell’epidemia.

La vera guerra era tra le mura domestiche. Il vero nemico era ogni notte sotto le tue lenzuola.

Enrico e Giovanna erano sposati da dieci anni ed in comune avevano: un mutuo, le rate della macchina, un intero appartamento di mobili Ikea e un bambino, nient’altro. Fino al giorno in cui Enrico era stato messo in quarantena perché trovato positivo al nuovo coronavirus, la loro vita era andata avanti normalmente: non si amavano più da anni ma avevano conservato un minimo di stima reciproca. Tutto il loro amore era confluito nel bambino. Da quando era nato Federico avevano tolto di mezzo tutti i problemi di coppia: per primo quello del sesso rituale almeno una volta alla settimana. Una sera, però, la tv annunciò le misure più restrittive della storia nei confronti delle libertà individuali e della privacy, dissero che per almeno un mese bisognava restare chiusi in casa a causa di un elevatissimo pericolo legato alla contaminazione dell’aria.  Enrico sentì cucirsi addosso una camicia di forza, Giovanna pensò che fosse una buona occasione per stare 24 ore su 24 con suo figlio. I due si erano sposati per una forte attrazione fisica ma la felicità del giorno del loro matrimonio sembrava ormai lontana anni-luce, Giovanna aveva spesso l’impressione che non fosse mai successo mentre Enrico non ci pensava affatto essendo molto più interessato a veder giocare l’Inter, a sentire le conferenze stampa dell’allenatore dell’Inter, a leggere i giornali per il calciomercato dell’Inter, a giocare le schedine sull’Inter. I primi giorni di quarantena andarono avanti normalmente, i due semplicemente si ignoravano. Soltanto Federico, a due anni e mezzo, sillabava qualche parola nei momenti di maggiore silenzio. Le voci che si sentivano di più in casa Squillace erano quelle provenienti dalla tv.

Dopo tre settimane la situazione precipitò.  La meme con la scritta #iorestoacasa sui social l’avevano già postata, i cruciverba li avevano già fatti, i libri li avevano già letti, le serie tv le avevano già esaurite. Giovanna ormai dormiva nella stanza insieme al bambino ed Enrico nel letto matrimoniale. “Quando cazzo scopiamo, Giovanna?” le chiese un giorno il marito; la parola scopare non si sentiva in quella casa da quasi tre anni. Giovanna urlò: “Non dire queste cose davanti al bambino!”, “Almeno vieni a dormire con me la notte, porca puttana! Sono solo in questa cazzo di casa!”, “Ti avevo detto di non dire parolacce di fronte al bambino, sei un idiota!”. La parola idiota non era mai stata pronunciata in quella casa. “Cosa cazzo stai dicendo, brutta stronza!? Mi stai dando dell’idiota?!”. La parola stronza non era mai stata pronunciata in quella casa.

Ciononostante, Giovanna si diresse verso il balcone, con atteggiamento di sfida e andò a farsi guardare dai vicini, cosa che Enrico aveva sempre detestato. Era incredibilmente bella. “Torna dentro, Giovanna e copriti, non facciamoci sentire dai vicini”.  “Giovanna, ti ho detto di tornare dentro, non farmi incazzare!”

“Oh Enrico, almeno mi faccio vedere da loro visto che tu non mi guardi mai! A te non ti si alza nemmeno!”

Enrico aspirò nei polmoni tutto l’ossigeno che c’era in cucina, andò sul balcone e la colpì in volto con un forte schiaffo che la scaraventò a terra. “Cosa fai, ora, piangi, eh? Puttana! Entra dentro!”

Giovanna corse nella stanza del bambino piangendo.

“Esci, Giovanna”

“Sei un maniaco, un pazzo, se ti azzardi ad entrare in questa stanza chiamo la polizia”

“Esci da quella stanza di merda, Giovanna o ti ammazzo, te lo giuro! Ammazzo prima il bambino e poi te!”

Giovanna non trovò la forza di chiamare la polizia e aprì la porta dopo l’ennesima richiesta. “Federico vai a giocare in salotto” gli disse il papà, entrando nella stanza e chiudendo la porta a chiave dietro di sé. “Giovanna, da oggi in poi ci dormi solo tu qua dentro” e si tolse la cintura. “Che stai facendo Enrico?”. “Taci che spaventi il bambino” “Aiutooo” “Shhhhh, devi stare buona”. Visto che non riusciva a smettere di urlare la colpì con un potente pugno in un occhio e quando fu distesa per terra iniziò a colpirla con la cinghia sulle spalle. Giovanna piangeva e si tappava la bocca per non urlare, piangeva e pregava, piangeva, pregava e malediceva la propria nascita.

Da quel giorno e per il resto della quarantena la stanza del bambino diventò la stanza della tortura di Giovanna: ogni giorno una dose di umiliazioni e percosse. “La tua medicina” la chiamava Enrico.

Nella povera donna, il pensiero del suicidio crebbe come un cancro nel proprio cranio. Quei pensieri non la lasciavano mai e avevano ormai preso il posto del sonno. “Andate via”, “andate via da me”, continuava a ripetere sottovoce, e pregava tutti gli dei, qualsiasi cosa purché potesse mettersi in salvo.

Dopo interminabili mesi, quando cessò l’emergenza del virus ed Enrico fu guarito da entrambe le malattie, la coppia tornò ad essere come un tempo, indifferente e ligia al dovere, normale. Ripresero pure ad andare in chiesa, tornarono alla vecchia vita senza violenza, fatta di vuoti. Normale.