Depressi, sfiduciati, abbandonati: l’Italia è diventata una grande Irpinia.

“Se Cinisello Balsamo avesse il mare, sarebbe una piccola Cassano Irpino.”

ITALIA – Più propriamente detto il paese dei balocchi, del bordello, dei saltimbanchi, dei teatranti da strada, dei cascamorti, dei ladri di polli, dei narcisisti patologici e degli apolidi tranne quando gioca la nazionale, ha visto repentinamente mutare il proprio status, in questi mesi, in “paese depresso-paranoico e casalingo”. Il Bel Paese inizia a somigliare all’Irpinia in toto: la mancanza di lavoro endemica nell’Appennino meridionale, diffusasi come un contagio nelle grandi città del nord, è sempre più accompagnata dalla mancanza di stimoli di chi un lavoro ce l’ha ma non ha vie di fuga.

Se c’è una cosa che abbiamo capito dalle esperienze del lockdown e del coprifuoco è che la società capitalista industriale sul modello americano che abbiamo voluto nel dopoguerra, è fortemente incompatibile con qualsiasi tregua e qualsiasi pausa. Una volta avviata la macchina infernale del capitalismo-consumismo è praticamente impossibile fermarsi: non possiamo più bloccare la produzione, a costo della nostra stessa vita.

La conseguenza di questo bug nel sistema è che ciò che fino a pochi mesi fa era soltanto una consuetudine delle zone desolate e periferiche di provincia, è diventata il modello di vita di un’intera nazione. Giornata tipo: ci si alza di notte e si va a lavorare nonostante la pandemia e si ritorna a casa dopo aver fatto la spesa in supermercati affollati per poi andare a letto di fronte alle notizie sconfortanti della televisione. Nessun intrattenimento, nessuno sport, nessun concerto, nessun aereo per andare inutilmente all’estero, nessun corso di aikido, niente yoga, niente prostitute, niente droga, niente di niente. La paura prevale anche se siamo esausti di aver paura e abbiamo lentamente accettato il pensiero di ammalarci e morire a breve.

Lo abbiamo accettato e, pertanto, il governo non può comunicare allo stesso modo della scorsa primavera: stavolta non genererà reazioni romantiche da balcone ma proteste di piazza. Il sistema industriale si è inceppato. Casa e lavoro aspettando di morire: sono diventati tutti irpini, senza speranza nel futuro e sempre più affezionati alla bottiglia, per dimenticare i propri problemi. Viceversa, chi era già irpino prima del lockdown, oggi si sente finalmente italiano perché per la prima volta si sente in linea con i trend, con i topic e con il mood di una intera nazione.

In tutto ciò io mi ci ritrovo bene. Se prima mi sentivo il solo depresso in mezzo a una massa di scimmie sorridenti che si fotografavano, ora mi sento parte di un tutto, di una massa informe di disadattati. Grazie al Covid mi sono inserito finalmente nella società.