Irpinia, avvistati due liocorni a Laceno. Domani il servizio di Barbara D’Urso.

BAGNOLI IRPINO – I due liocorni avvistati a Laceno in mattinata da un nostro inviato, saranno ospiti della trasmissione pomeridiana di Barbara D’Urso. Non è il primo avvistamento di animali esotici in Irpinia, dopo la pantera e il pitone non potevano mancare i due liocorni. L’estate irpina inizia in modo scoppiettante e prevediamo un arrivo straordinario di turisti da tutto il mondo.

La “Prima Sagra della Pantera” si terrà a luglio a Campo di Nusco.

Dopo la cattura della pantera era inevitabile pensare a una sagra. Entra infatti di diritto tra i prodotti podolici irpini DOP, abbinata a dell’ottimo caciocavallo impiccato da condire con tartufi di Bagnoli Irpino.

Tutto è bene ciò che finisce in sagra.

Pantera avvistata in fila davanti alla villa del Grande G, catturata!

NUSCO – avvistata la pantera nei pressi di Via Piano, era in fila e rispettava le distanze di sicurezza. Tutto regolare. È stata addomesticata da colui che tutto puote.

Era di poche ore fa la notizia dell’avvistamento della pantera irpina podolica nei pressi di un caseificio di Chiusano di San Domenica. Il felino podolico si è spostato a Nusco ottenere un colloquio con il Grande G e lì è stato prima addomesticato e poi catturato.

Dopo la Svizzera, anche l’Irpinia. Ritirato “Il Nero di Bagnoli”.

La notizia è di poco fa e la lanciamo in esclusiva su Irpinia Paranoica. La denominazione del tartufo di bagnoli e della sua relativa sagra può apparire razzista secondo il comitato scientifico Onpks. Ci chiediamo a questo punto come verrà chiamata la prossima sagra in autunno. Noi proporremmo di evitare di fare le sagre in toto però, visto che ci siamo – nonostante il covid- chiamiamole tutte con la denominazione “La sagra del caciocavallo impiccato”. In fin dei conti rimane l’unico prodotto che si vende davvero in ogni sagra irpina.

Affinità-divergenze tra Fontana e Vicienzo “A funtanella”.

Qualcuno di voi ricorderà il vecchio nomignolo che i salernitani diedero all’attuale governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Il sindaco-sceriffo, infatti, nei suoi esordi come sindaco di Salerno, negli anni ’90, divenne subito celebre per i cantieri e soprattutto per il prolificare di rotonde e fontane. “Ormai quando si passeggia per Salerno si ha l’impressione di essere a Berlino, a Tokyo, a Londra….sssss” così chiosava il nostro governatore per elogiare il suo operato. Indimenticabile l’opera del Crescent sul lungomare di Salerno, un mega cantiere e una mega colata di cemento tra spiaggia e mare, rimasto incompiuto.

L’uomo di ferro nato a Ruvo del Monte (PZ), si ritrova a fine carriera a sfidare la Lombardia di Attilio Fontana, leghista nordico puro sangue per la secessione, colpevole di aver gestito nel peggiore dei modi l’emergenza Covid. Propio alla fine della carriera, pare che questa sfida impari, si sia ormai conclusa con la vittoria del nostro cowboy anziano da far west, Vicienzo. Proprio lui è colui che ritirerà gli allori, senza alcun merito e soltanto grazie alle gravi colpe di un sistema criminale targato Regione Lombardia.

“I racconti dei sopravvissuti” – Numero 3 – “Gli ascensori” – AUDIORACCONTO

Terzo e ultimo racconto della trilogia dei sopravvissuti. Racconti post Covid e post apocalittici per restare a casa. C’è qualcuno che preferisce il lockdown. La società è sprofondata così tanto nel degrado e le persone sono peggiorate sino a tal punto che, forse, chiudersi in casa o fuggire su un’isola deserta sono le uniche soluzioni per continuare a sopportare la vita.

Testo di Luigi Capone. Voci di Bruno Ricci e Francesco Prudente. Musica di Luigi Bellino. Immagine di copertina di Dante Mele.

AUDIORACCONTO:

GLI ASCENSORI

Gli ascensori erano impazziti. Salivano e scendevano anche in obliquo all’interno del Palazzo, senza freni. Claudio stentava a capire il disegno che sicuramente c’era dietro a quel sistema. Era entrato normalmente nell’edificio attraverso un portone in vetro e ferro battuto, dal piano terra partiva sulla destra una lunga scala a chiocciola in pietra grigio-scura, circondata da una balaustra ferrata, che conduceva fino al piano 22. Frontalmente, invece, gli si stagliava contro l’ascensore, a cui si accedeva attraverso una porta uguale a quella del portone d’ingresso. Al decimo piano c’erano gli studi di medici, psicanalisti e psichiatri, tra cui quello del Dottor Spada che assisteva il nostro Claudio. I primi dieci piani erano stati riempiti dai tutori della giustizia: i primi tre erano riempiti dalle forze di polizia, dal 4 al 6 le forze armate dell’esercito, dal 7 al 9 i generali e gli alti gradi delle milizie, al decimo gli studi di medici e scienziati, all’undicesimo una zona segreta alla quale non si poteva accedere. Quando Claudio entrò nell’ascensore, notò prima di tutto il grosso specchio attaccato alle pareti in legno che rifletteva i bottoni dei relativi piani: mancavano l’11 e il 22. Come poteva, un palazzo così importante, avere un aspetto così tetro e decadente? Persino i bottoni dell’ascensore erano anneriti, lo specchio era sporco e deformava i riflessi, il legno era marcio, il tappetino rosso a terra impolverato. 

Claudio premette sul 10 e l’ascensore iniziò a salire normalmente ma non si fermò al decimo piano, aumentò progressivamente la propria velocità e proseguì fino al 21 dove si fermò bruscamente schiantandosi contro un muro. L’assistito dallo psichiatra si sentì il cuore in gola e provò ad uscire. Aveva scoperto che dal piano 12 al 14 vi si trovavano gli amministratori locali, dal 15 al 17 vi si trovavano i parlamentari, dal 18 al 20 la Presidenza dello Stato. 

Quando mise piede al ventunesimo piano si accorse immediatamente di trovarsi nel bel mezzo di una specie di redazione giornalistica. Mentre ci camminava in mezzo, nessuno badava a lui, così arrivò a scorgere oltre un muro in cartongesso la zona separata dalla redazione, che era dedicata agli informatici, giovani occhialuti con gli sguardi fissi sul monitor per programmare o riprogrammare qualcosa: un linguaggio a sé che Claudio ignorava completamente. La sua presenza era talmente insignificante che nemmeno gli avrebbero risposto se avesse provato a chiedere qualcosa, così decise di tornare nell’ascensore. 

Questa volta trovò l’ascensore in posizione obliqua, si guardò intorno per chiedere spiegazioni ma era come se lui fosse invisibile, non poteva ottenere risposte. Salì comunque sull’ascensore aggrappandosi alla maniglia e provò a ripremere il bottone col numero 10. L’ascensore, però, si rimise in movimento da solo e la paura di prima si era trasformata in puro terrore. Si muoveva velocemente in obliquo fino a che non si schiantò contro un altro muro, Claudio uscì di corsa e di fronte a lui vide soltanto una finestra impolverata. Tutto il piano era in obliquo e la forza di gravità lo invitata a lanciarsi nella finestra in modo da romperla e precipitare giù. Affrontò il suo problema con le vertigini e provò a guardare di sotto: la normale folla di persone che si muovevano come in un formicaio, ignara di tutto ciò che stava capitando all’interno del Palazzo. La scelta era tra buttarsi di sotto o tornare nell’ascensore. Scelse la seconda opzione. Anche stavolta l’ascensore iniziò a spostarsi autonomamente seguendo strane traiettorie che sballottolavano Claudio da una parte all’altra. E sbam! Il radio era andato quando l’ascensore si schiantò finalmente al piano terra e probabilmente anche un tendine. Immaginò lo schema del suo scheletro messo a dura prova, per un attimo, poi si fiondò fuori per uscire fuori da quell’incubo. Fu fermato, però, da una ragazza dai capelli neri a caschetto, dal volto pallido, che lo scaraventò sulla panca di legno all’inizio della scala a chiocciola. La moretta bianca in volto gli tirò fuori il membro e gli salì sopra. Nel bel mezzo di questo assurdo rapporto sessuale Claudio vide una donna con la testa mozzata scendere dalla scala a chiocciola lentamente, li guardò copulare immobili e se ne andò dal portone di uscita. L’uscita era lì, a portata di mano, e Claudio invece stava scopando a due metri da essa, con le ossa rotte. Proprio mentre stava per venire fragorosamente si svegliò dall’incubo. Aprì gli occhi e si ritrovò nel suo letto. Tirò un forte sospiro di sollievo e si alzò, sorridendo si vestì per andare dallo psichiatra che lo attendeva. Ma quando uscì dalla sua stanza da letto si ritrovò davanti nuovamente l’ascensore e, sopra di esso la scritta: PIANO 11. Lì c’erano le stanze di tutti quelli che vivevano da solo e che senza accorgersene, morivano ogni giorno.

*******

Ecco i link agli altri due racconti dei sopravvissuto ed alle 14 novelle precedenti:

COVID 19 TRACKS: ecco la playlist di Irpinia Paranoica.

Covid 19 TRACKS, LA PLAYLIST PARANOICA, pensata appositamente per i nostri fan, 19 brani che ci guidano attraverso la giungla del vivere ai tempi del Covid19.

Ecco il link per ascoltarla su #Spotify:

https://open.spotify.com/playlist/2NLxOirDlwTLhApkpewGg0?si=9DRIgvHSRaWKy5rkGf0nQg

COVID 19 TRACKS

  1. “TUBE DISASTERS” – FLUX OF PINK INDIANS
  2. “MOTHER” – IDLES
  3. “SHADOWPLAY” – JOY DIVISION
  4. “SILVER SNAIL” – PIXIES
  5. “MOVING AWAY FROM THE PULSEBEAT” – THE BUZZCOCKS
  6. “ANEMONE” – THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE
  7. “LA MIA CITTÀ È MORTA” – OPEARAJA CRIMINALE
  8. “DEL MONDO” – C.S.I.
  9. “THREE HOURS” – NICK DRAKE
  10.  “KIMIKO’S DREAM HOUS” – MARK LANEGAN
  11.  “JUBILEE STREET” – NICK CAVE AND THE BAD SEEDS
  12. “FELL ON BLACK DAYS” – SOUNDGARDEN
  13. “I’M SO TIRED” – FUGAZI
  14.  “BLUE TEARS” – THE BLACK HEART PROCESSION
  15.  “HEROIN “ – VELVET UNDEGROUND
  16.  “BLACKBIRD SONG” – LEE DEWYZE
  17.  “THE MERCY SEAT” – JOHNNY CASH
  18.  “EXIT MUSIC” – RADIOHEAD
  19.  “DEATH DON’T HAVE NO MERCY” – REVEREND GARY DAVIS

In Irpinia le mascherine che ritraggono Ciriaco De Mita.

Sono spuntate fuori in giornata delle mascherine che ritraggono Ciriaco De Mita. Con tutta probabilità si sarebbero iniziate a diffondere da Nusco per poi propagarsi in ogni angolo dell’Irpinia. Mentre in Veneto spopolano le mascherine che ritraggono Mussolini, la provincia di Avellino consacra l’immagine della secolare guida bolidigo-sbriduale come immagine di culto.

Le mascherine sarebbero del modello DC3, un nuovo formato di cui ancora non si conoscono esattamente le caratteristiche. Ma si conosce benissimo l’efficacia.

Sei edifici pubblici mai utilizzati a Nusco, ideali per turisti che scappano dal Covid. FOTO

Iniziamo questa carrellata di edifici pubblici di Nusco, completati e mai utilizzati, alcuni non sono più in buono stato. Qui il Covid non è mai arrivato, anzi, non ci è mai arrivato nessun essere umano.

Avallando le teorie di Franco Arminio, queste opere pubbliche abbandonate, dove non è mai entrato nessuno, sarebbero il luogo perfetto dove rifugiarsi, in quanto nemmeno il Covid ha potuto in alcun modo raggiungerle.

  1. Iniziamo con il teatro comunale. Inaugurato dal Grande G in persona. È stata quella l’ultima volta che è stato utilizzato, nel 2015.
Teatro Comunale

2. Al secondo posto il “pallone”. Non si è mai capito cosa fosse, una balena o un’imitazione del ponte di Calatrava.

Lu pallonu polifunzionale

3. Al terzo posto la palestra delle scuole medie e del Liceo Classico. Un vero e proprio rifugio antiatomico.

Palestra bunker

4. Al quarto posto “quiru cosu” dentro al Parco Castello. Non si sa che cosa sia.

quiru cosu

5. Al quinto posto l’ex convento delle suore stigmatine. Completamente rinnovato con vista sul mare dei Vallicielli e completamente abbandonato.

Lu convento comunale

6. Al sesto posto, in Via Piano, questo bellissimo palazzo-caserma, mai utilizzato.

palazzo-caserma

Foto di S.D.P.