“Allegri che tra poco si muore”, un libro paranoico e irpino indirizzato a chi se n’è andato

Oggi mi sono sentito bene per quasi due secondi di fila.

Un chioschetto notturno abitato da ombre, la difficoltà a distinguere l’allucinazione dalla realtà, la precarietà totale di un’esistenza alla deriva, flashback e sensazioni di un moribondo che elabora un lungo testamento. Allegri che tra poco si muore è un romanzo che parla di una generazione e a una generazione. Quella dei nativi digitali, dei precari, degli emotivamente instabili, degli eterni adolescenti divenuti trentenni appassiti. È un’opera che parla di profondo Nord e di profondo Sud, dell’Italia e del mondo, in una teoria di personaggi e scene di genere che si susseguono come irrisolte comparse oniriche. Sono pagine sciolte di prosa spontanea, lasse narrative che danzano intorno a un nucleo, quello dell’amore per una ragazza e – perché no – del senso della vita. La cornice è quella di mille e più bar, che come piccoli limbi di penitenza disegnano situazioni grottesche. Amaro, intensamente depressivo, sconsolato e sconsolante, questo è però anche – inevitabilmente – un libro divertente, di una desolazione catartica che trova nella comicità il suo destino inesorabile.
Dalle solitudini irpine alla vuota vastità degli hinterland padani, si leva una voce narrativa arguta e dolente, che scrive un nuovo capitolo in quel grande e incompiuto libro ideale che è la letteratura dei relitti, degli emarginati, degli sradicati. Di coloro che, per usare la tragica autoironia di Tondelli, si ritrovano periodicamente afflitti dai disturbi dubitativi della decadenza.

LIBRO IN VENDITA AI SEGUENTI LINK:

CASA EDITRICE: https://www.artestampaedizioni.it/prodotto/allegri-che-tra-poco-si-muore/

IBS: https://www.ibs.it/allegri-che-tra-poco-si-libro-luigi-capone/e/9788864625935?inventoryId=111323145

AMAZON: https://www.amazon.it/Allegri-che-tra-poco-muore/dp/8864625933/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1529529032&sr=8-1&keywords=allegri+che+tra+poco+si+muore

GIGIONE BATTE CAPOSSELA – VIDEO E FOTO

Una giornata che rimarrà nella storia della cultura irpina. L’evento dell’estate irpina 2016 e direi anche dell’ultimo decennio: Gigione, all’anagrafe Luigi Ciavarola, 70 anni (e non li dimostra), di Boscoreale (NA) si è esibito nella piazza centrale di Chiusano di San Domenico davanti a una follia di quasi 10mila persone. La bellezza del borgo di Chiusano di San Domenico con la sua musica con la sua musica non ha rivali. Il liscio romagnolo trapiantato a Calitri perde contro la melodia chiusanese. Netta sconfitta per tutta l’Alta Irpinia. La cultura regna nella Media Valle del Calore, la vera regina del turismo, e il suo cuore è Chiusano.

Arriviamo alle ore 17:00. Parcheggiamo poco distante dal centro del paese dietro una già lunga fila di macchine. Un bel paese pieno di bar, uno ogni tre metri. Ci accolgono bene al Bar New Generation, dove si parla di Irpinia Paranoica e bevono amaro, ne beviamo uno anche noi.

chiusano1

In attesa del mega evento della sera ci avviciniamo al furgoncino di “o parente” che taglia “musso ri puorco” condito con abbondante sale e limone. Ne prendiamo una bella vaschetta in plastica e la mangiamo tra il marciapiede e l’asfalto, mentre mi portano una Peroni calda.

chiusano2

L’emozione è troppa. La signorina del bar mi concede di collegarmi alla rete wi-fi dal mio cellulare morente e così posso finalmente pubblicare una foto del palco di Gigione su Facebook.

Fuochi d’artificio folgoranti. Veniamo a conoscenza del fatto che si esibiranno anche i figli di Gigione, Joe Donatello e la bella Menaìt e aumenta l’attesa. Sale sul palco Joe Donatello e con “Giovanna ‘a minigonna” esplode la piazza e Zi Nicola si scatena in una danza forsennata. Da vedere al link: https://www.facebook.com/gina.sessa.9/videos/1824527827778971/

Pura gioia. Le nostre menti iniziano a ripercorrere i successi di Gigione come “Padre Pio”. “O ballo r’o cavallo”, ma soprattutto “’A campagnola”, siamo tutti in attesa di ascoltarla e di vederla “cu chelle zizze a fore”. Comm’è bella ‘a campagnola! E siamo campagnoli podolici ruspanti pure noi. Pronti per “o ballo r’o cavallo” con una chiusanese.

Non avete idea di cosa vuol dire, soprattutto se siete tra quegli avellinesi radical chic che in massa vanno a mangiare le cannazze insipide a Calitri.  Gigione rappresenta il “paese reale”, rappresenta la VERA IRPINIA, le nostre vere radici, le nostre vere tradizioni popolari e la nostra vera indole.

E poi appare Gigione sul palco con il suo leggendario cappellino.

gigione_edited GIGIONE2

È un tripudio di gioia.

Il primo pezzo è “Bella ciociara”, indimenticabile ballad dalle atmosfere esotiche.

Si prosegue con Zinico e poi a sorpresa arriva “a campagnola”. Mi tuffo nel pubblico, si poga. Ma non ho il tempo di respirare che arriva la celeberrima “Papa Francesco” seguita da “Cicirinella”. Mi manca il fiato. È un’ondata di giovani disadattati, ottantenni e famiglie con passeggini che danzano.

gigionegente

Un’altra sorpresa subito dopo, il medley di “il ballo del pisello” e “o ballo r’o cavallo”. Una bella novità. E proprio mentre la stavamo aspettando arriva anche la meravigliosa cover di Alvaro Soler, “Sofia”, sembra un sogno. Ormai siamo tutti ubriachi e felici e ci sbrodoliamo il musso di puorco addosso dalla gioia. Siamo tutti unti e sudati. E mentre mangiamo avidamente il musso di puorco in vaschetta Gigione ci delizia con “a mulignana”. Cantiamo e mangiamo puorco. Dopo l’assaggio inizia di “o ballo r’o cavallo” il nostro Ciavarola ci suona anche “o ballo r’o cavallo intera” innescando un forsennato trenino con proprio lui, il genio di Boscoreale capofila.

“Abbiamo capito che la sua fonte di ispirazione è Mick Jagger” osserva acutamente un fan sulle note di “Lauretta”, seguita da “Gino il camionista”. Bella anche “l’uccellino della comare”, l’artista non sbaglia un colpo, non delude in nessun pezzo.

Prosegue la scaletta in ordine con À carcioffola, O surdato nnammurato, Trapanarella, Letizia. A dir poco fantastica a chiudere la performance de “la molisana” di cui abbiamo anche un video.

Il concerto dura soltanto due ore, trascorse letteralmente in un attimo e andiamo in cerca di autografi. Proviamo a dare la maglietta di Irpinia Paranoica a Gigione ma il nostro grande Ciavarola fugge via tra le fans in delirio. Tuttavia concede le foto a tutti i fans e non si risparmia assolutamente.

GigioneAmici

Andremo a vederlo sicuramente alla prossima sagra o festa patronale, forse lo seguiremo in tour a Greci.

Tornando per le curve penso che vorrei trasferirmi a Chiusano. Complimenti a tutti e grazie per la serata. Per le curve di Montemarano supero il posto di blocco dei carabinieri con l’etilometro e finalmente posso dire che ce l’ho fatta. La storia è stata fatta. Posso morire felice. Ho visto Gigione. Ho mangiato lu musso ri puorco. Sono stato con persone fantastiche. Mi dispiace tornare indietro.

Sarebbe ora che la vera Irpinia pensi di dare la cittadinanza onoraria a Gigione in quest’altra parte dell’Irpinia, più genuina, più accogliente, più verde e più affascinante.

Il Giro d’Irpinia e il treno dei desideri

11 maggio 2016. Torna a passare il Giro d’Italia, per la terra del mihannocostrettoapassarediqui. La terra del mai in cima alle classifiche e mai troppo in basso in modo da darsi una spinta dal fondo per risalire.  Eccoci qui. Attraversate l’Ofantina, ciclisti. Fate vedere i nostri paesaggi su Raitre. Magari asfalteranno qualche tratto nella notte apposta per il vostro passaggio. La terra dell’anonimato e della mediocrità che passa inosservata, delle ville degli svizzeri in campagna. La terra il cui unico primato è quello dei suicidi nel centro-sud. Non c’è niente di esaltante da dire e in effetti potrei chiudere qui questo articolo.

Però l’Irpinia forse qualche (quasi) primato ce l’ha. A parte i suicidi, siamo anche una delle poche zone non turistiche d’Italia. Nello stesso tempo siamo una delle zone che più cerca di pubblicizzarsi sui media mentendo con Photoshop e deludendo gli eventuali avventori malcapitati qui.  Qui si è sempre in attesa che passi qualcuno a ritrovarci e salvarci. La Valle del Sele. Una conca umida, una fossa paludosa, ricca d’acqua, povera di luce solare e di allegria. Ricca anche di cemento armato. Caposele si vanta addirittura di avere la prima casa in cemento armato d’Italia. Materdomini, la speranza di un turismo da pellegrinaggio che cerca di raggiungere i fasti di San Giovanni Rotondo, senza competizione. Un santuario che sembra un centro commerciale. Calabritto e la speranza che Quaglietta diventi Capri.

Lioni-Sant’Angelo, i luoghi della burocrazia e dei commercianti, che si stringono intorno alla speranza che Rosetta D’Amelio possa diventare la loro Musa. La loro eroina. La continuatrice dell’opera di colonizzazione feudale attuata da Ciriaco De Mita per mezzo secolo. Dalla DC al PD. Intanto De Mita sopravvive ed è il super sindaco del Progetto Pilota (cioè di quasi mezza provincia).

Calitri non è in Irpinia, non è in alta irpinia. Forse è in Calitricata, da qualche parte vicino Potenza. Proprio quello lì secondo gli esperti dovrebbe essere il volano per il turismo irpino, un posto che non è in Irpiniaq, che ha un discreto centro storico quasi del tutto disabitato dove puoi entrare nelle case e fare le foto ai cappotti appesi agli attaccapanni dal 1980. Le scritte ignoranti sui muri della nuova gioventù. Come l’Irpinia, è uno storico feudo di De Mita e della DC, ma anche la Basilicata.

L’altro luogo generalmente individuato come potenzialmente turistico, Laceno, completamente abbandonato e in sgretolamento. L’hotel diroccato sul lago morente, le mucche smarrite, la neve (poca), una seggiovia da film horror. Atmosfere da Shining di Kubrick.

Cairano, invece, ha un grande uomo di spettacolo dalla sua parte, Franco Dragone, peccato che nessuno se ne sia accorto, nemmeno i cairanesi, tant’è che a parte i giardini fioriti l’estate turistica del paese della rupe è pressoché inesistente. Resistiamo noi che andiamo al bar di ‘Ngiulino. Quello si.

Chissà se oggi i novantotto operai dell’area industriale di Nusco, prossimi al licenziamento, saluteranno i ciclisti mentre passeranno per la statale. Qualcuno ha stimato il valore delle loro biciclette e dei loro vestiti in milioni di euro.

A parte le biciclette è tutto fermo, immobile e inesistente. Eppure si muovono. Continuano ad invitarmi alla presentazione di nuovi libri. Gli scrittori irpini crescono senza sosta alla stessa velocità con cui diminuiscono i lettori. Insieme alle pagine di inutili libri autocelebrativi e artistici come un selfie, incessantemente e senza tregua spuntano nuove ville con nani di gesso e cancelli circondati da muri in tufo, facili alla decomposizione. Nuove palazzine senza parcheggio.

Trivelle petrolifere e pale eoliche. In un terreno così improduttivo e sterile i magnati delle multinazionali hanno pensato di poter produrre soltanto quello. E le discariche. Che non sono delle multinazionali ma degli abitanti della zona. Trivelliamo sotto le pale eoliche e non se ne parla più, oppure sotto le villette con piscina.

Decine di milioni di euro per lastricare i paesi di pietra bianca, per creare edifici che dovrebbero essere bar ma nessuno è così folle da prenderseli in gestione. Decine e decine di milioni di euro ma nemmeno un centesimo se stai crepando, se cerchi lavoro, se sei un disperato. È la politica dell’Unione Europea, per la quale siamo un territorio che esiste una settimana all’anno, intorno a ferragosto, la settimana degli svizzeri che tra l’altro non sono nemmeno in Europa.

Lu treno è passato e qualcuno se n’è andato al nord. La ferrovia Avellino-Rocchetta è bloccata da anni. Ci si chiede da tempo cosa farne ma nessuno si chiede mai perché dovremmo farci qualcosa. Il treno, in fondo, anche nella sua epoca d’oro, non è mai servito a un cazzo se non a trasportare carbone. È un’altra di quelle cose inutili di cui parla Vinicio Capossela nel Paese dei coppoloni. Ma le cose inutili costano per mantenerle. Sono fermamente contrario alla riapertura della ferrovia. Lasciamola così: un monumento ai caduti, alle occasioni perse, alla decadenza di questa terra in putrefazione. Un monumento alla storia che non è mai passata per l’Irpinia. Ricordiamocelo.

Fa freddo anche stasera, corro a prendermi una bella birra, seduto in cima a un paracarro di una strada polverosa, aspettando Bartali. Da quella curva spunterà quel naso triste come una salita, tra gli svizzeri che si incazzano e i giornali che svolazzano. E tu mi fai: “Dobbiamo andare al cine” “E vai al cine, vacci tu!”.

Il nemico

Li avevo appena uccisi. Entrambi. Non sapevo cosa cazzo fare. Il motivo per il quale li avevo uccisi non era più importante, ormai l’avevo fatto, la storia iniziava da lì. Dovevo nasconderli. Metterli in frigorifero. Ma non ci sarebbero entrati, dovevo tagliarli a pezzi. Usai un coltello da cucina, mentre li facevo a brandelli pensavo ad altro, li misi in frigo e andai a lavarmi in bagno. Cosa cazzo ho fatto? Pensai. Non puoi tenerli per sempre lì dentro. Pensa. Tornai in cucina e vidi sangue ovunque sgocciolare dal frigorifero. Buste della spazzatura. Li metto lì dentro e li porto via.

Si fece notte. Li caricai nel bagagliaio e fuggii inoltrandomi a capofitto per una stradina scoscesa che portava in montagna, ero diretto il più lontano possibile ma dopo soltanto un chilometro trovai il nascondiglio perfetto sulla mia sinistra. Il forno all’aperto di una pizzeria. Infilai i cadaveri tagliati a pezzi lì dentro con grande minuziosità e tornai a casa.

In quei giorni in paese c’era la caccia al ladro, nessuno si fidava più di nessuno (ma quando mai si erano fidati). Ognuno poteva essere il nemico e poteva essere quello che ti era più vicino, quello che era a tavola con te.

Il giorno dopo mi rasai la barba con la radio accesa nel cesso, fischiettando, immaginando i miasmi dei cadaveri carbonizzati. Passai prima per il solito bar, erano tutti stranamente felici e sorridenti ma non poteva essere così, volevo la conferma che nessuno si fosse accorto di nulla. Andai in quella pizzeria verso le quattro del pomeriggio. I gestori sorridevano, gli ordinai una pizza e da bere. “Il forno stiamo per accenderlo”. “Bene, aspetterò, intanto bevo qualcosa”. Era un locale buio e in legno scuro ma quel giorno c’era così tanto sole che la luce entrava persino lì dentro. Senza chiedere il permesso un vecchio si piazzò al mio stesso tavolo. Era l’unico che non rideva. I gestori continuavano a sorridermi. Il vecchio, dai capelli lunghi e con un giubbotto invernale insolito per quel giorno e per quel clima mangiava il suo tramezzino, beveva la sua coca cola e restava lì in silenzio. Io guardavo il fondo del bicchiere. “Non hai paura che due stronzi col passamontagna, armati di machete, entrino nella tua camera da letto di notte e che ti sgozzino? Non sai che per loro la tua vita vale meno di quei pochi soldi che hai in casa?”. Alzai lo sguardo e lo fissai negli occhi ma non risposi. Ero agghiacciato. “Vedi” mi disse “il mondo non è più un bel posto e forse non vale nemmeno la pena di combattere per esso ma per te stesso e basta. Ma a parte questo in questo schifoso villaggio tutti sanno chi sono i ladri e gli assassini e gli va bene così. Hai capito il concetto? Sanno chi è il nemico. Adesso lo sai anche tu. Perciò stai zitto e continua a bere quella birra. Quei due stronzi di pizzaioli continueranno a ridere per il resto della serata”. Si pulì la faccia con uno straccio e se ne andò.

Quando si chiuse la porta alle spalle l’omino sorridente della pizza continuava a ridere.

La Guida del Gambero Sbronzo 2020 (i migliori bar d’Irpinia )

La lista è stata stilata tenendo conto di dove ci si può adagiare meglio nell’arte del bere Peroni, giocare a carte, parlare male del sindaco, passare il tempo. La lista è in ordine alfabetico, l’immagine di copertina è del barista numero 1 in Irpinia, ultimo reduce della vera vecchia guardia: Ngiulino Arace del Bar Arace di Cairano, aperto dall’ottobre del 1972.

  • Bar Albachiara – Conza della Campania (ofantina bis) 
  • Bar Baraonda – Teora 
  • Bar Bicchirino Valle Ufita – Carife 
  • Blues Bar – Vallata
  • Bar Bolivar – Montemarano, ss Ofantina
  • Bar Caffè Hausbrandt Soriano Carburanti – Lioni
  • Bar Cancelliere  – Pagliara di Frigento
  • Bar Centrale – Aquilonia
  • Bar Centrale – Casalbore
  • Bar Centrale – Cassano Irpino
  • Bar Centrale – Melito Irpino
  • Bar Centro Storico – Taurasi
  • Bar Dello Sport – Venticano
  • Bar Cocca le Rose 76 – Ariano Irpino
  • Bar Follo (da Celardina) – Castelvetere sul Calore
  • Bar Gallo – Andretta (località Mattinella)
  • Bar Gerry – Materdomini
  • Bar Green Club – Chiusano di San Domenico
  • Bar Happy Hour Caffè – Grottaminarda
  • Bar H (ex David One) – San Nicola Baronia
  • Bar Irpinia – Ariano Irpino
  • Bar L’Angelo – Conza della Campania
  • Bar La Capsula – Sant’Andrea di Conza
  • Bar La Controra – Montella
  • Bar La Cungrea – Carife
  • Bar La Fenice – Bivio di Nusco
  • Bar La Pergola – Nusco, contrada Ofanto
  • Bar La Preola Pizzeria dal 1982 – Morra De Sanctis
  • Bar La Villa Nova – Nusco
  • Bar “Mario” Follino – Pietradefusi, fraz. Dentecane
  • Bar Mini Market Arace (‘Ngiulino) – Cairano
  • Bar New Generation – Chiusano di San Domenico
  • Bar Novecento – Gesualdo
  • Bar Perillo – Contrada Vallicelli, Castelfranci
  • Bar Piccolo – Montemiletto
  • Bar Poldo’s – Calitri
  • Bar Repsol – Villamaina
  • Bar Ristorante Di Benedetto (da Ciccillo) – Andretta
  • Bar Ristorante Il Cacciatore – Guardia dei Lombardi
  • Bar Roma – Bagnoli Irpino
  • Bar Roma – Ponteromito
  • Bar Royal – Ariano Irpino
  • Bar Romano – Montella
  • Sara Bar – Montaguto
  • Bar Sessanta Trattoria – Flumeri
  • Bar Snack – Ponteromito
  • Bar Sport (sopra al campo sportivo) – Cassano Irpino
  • Bar Sport – Fontanarosa
  • Bar Tabacchi 1094 – Trevico
  • Bar Terminio – Volturara Irpina
  • Bar Tony – Quaglietta
  • Bar Zarrillo – Senerchia
  • Bar Zetaquadro – Zungoli

Bar chiusi o che hanno subito un drastico cambiamento:

  • Bar Salerno – Torella dei Lombardi
  • Bar Centrale – Castel Baronia
  • Bar da Alfredo – Sant’Andrea di Conza
  • Bar Diga – Conza della Campania
  • Bar Lo Chalet – Trevico
  • Bar Lucci – Montella

GALLERIA FOTOGRAFICA STORICA:

Contrada Ofanto, Nusco

Bar Alimentari La Pergola – Nusco (via Ofanto)

(da Ngiulino) Cairano

Bar Da Ngiulino – Cairano

ciccillo

viniciobar

guida

Bar Da Ciccillo  – Andretta

 

Bar La Controra, Montella

Bar La Controra – Montella

 

Bar Salerno .- Torella dei Lombardi

Torella dei Lombardi (ex bar Salerno)

Bar Bolivar, Montemarano

Bar Bolivar – Montemarano

Bar anonimo - Castel Baronia

Bar Centrale – Castel Baronia

Bar ristorante Il Cacciatore - Guardia dei Lombardi

Bar Il Cacciatore – Guardia Lombardi

Bar Lucci, Montella

Bar Lucci – Montella

Conza della Campania, Italia.

Bar Albachiara – Conza della Campania

murale

Bar Sport – Cassano Irpino

 

quaglietta

Bar Tony – Quaglietta

 

barfontanarosa

Bar Sport – Fontanarosa

 

Bar Baraonda – Teora
Bar Pizzeria La Preola, dal 1982 – Morra de Sanctis
Bar da Alfredo – Sant’Andrea di Conza
Green Club – Chiusano di San Domenico
Blues Bar – Vallata
Bar Luigella – Grottaminarda
Bar Gallo – Mattinella
Bar La Capsula – Sant’Andrea di Conza
Bar Follo – Castelvetere sul Calore
Bar H (ex DavidOne) – San Nicola Baronia
Bar Lo Chalet – Trevico
Bar Centro Storico – Taurasi