“I racconti dei sopravvissuti” – Numero 2 – “Voltarsi dall’altra parte per non rivedere le stelle”. AUDIORACCONTO

Testo di Luigi Capone, voce di Francesco Prudente, musica di Lorenzo Tuccio, immagine di copertina di Sara Nicoletta.

Alla fine si capì che non sarebbe mai finita. Il governo italiano non riuscì più a contenere la situazione, era un suicidio di massa: la gente iniziò a riversarsi per le strade in preda al delirio e moriva sempre più velocemente, l’esercito era stato piazzato a tutti gli angoli, ogni tipo di attività era stata sospesa, ogni tipo di vita, ma l’istinto di sopravvivenza urlava vendetta ed era completamente cieco, andava incontro alla propria fine pur di vivere qualche attimo di normalità. 

Un bel mattino sparì l’esercito, sparirono i preti che si ostinavano a predicare la fine del mondo davanti alle chiese e la società si rimise in molto lentamente, apparentemente con lo stesso ritmo di prima. Da quando il mondo era arrivato a vedere la propria popolazione decimata fino a 1 miliardo, gli esseri umani avevano sviluppato finalmente l’immunità di gregge e lo stile di vita adottato fino a quel momento, divenne ecosostenibile.

In pieno autunno si respirava la stessa aria di quei noiosissimi agosti in città, tra canicola e desolazione, quando c’era un solo bar cinese aperto pieno di mosche nei Campari.

“Gli anni ’20 iniziano ora in tutto il loro splendore, con una nuova consapevolezza, con un senso della vita rinnovato, con una speranza maggiore nel futuro e con un entusiasmo che non avevamo mai conosciuto prima. Cittadini italiani, è il momento di splendere, ora, splendete!”.

Il discorso del Presidente della Repubblica Silvio Berlusconi fu seguito a reti unificate in molte zone del mondo poiché l’Italia era stata, durante tutto il periodo della pandemia, il paese occidentale più colpito. La penisola era stata studiata da tutti, per capire come mai la sua popolazione si muovesse così freneticamente da una parte all’altra del globo. 

Juri ascoltò la notizia in diretta sul suo smartphone, ritenuto ormai l’unico fedele compagno da quando aveva realizzato che di tutte le persone conosciute sui social non era rimasto che l’involucro che le conteneva, ovvero il cellulare stesso. Decise di uscire dal torpore secolare l’ultimo giorno di ottobre, si mise a camminare con le mani in tasca e con una mascherina su bocca e naso. Le foglie secche danzavano al passaggio dei tram, i semafori snervavano gli automobilisti che starnutivano inferociti al freddo di prima mattina.
Juri aveva perso il lavoro e lo Stato, aveva smesso di erogargli il reddito di emergenza. “Saremo tutti più buoni”, “saremo una grande comunità”, “il capitalismo sfrenato rallenterà”, “impareremo la lezione”. Tutti gli slogan che erano stati pronunciati furono smentiti da una semplice passeggiata in centro. Erano tutti più incarogniti di prima; la misantropia che un tempo apparteneva solo a Juri si era estesa a tutta la popolazione. Nessuno voleva più incontrarsi o avvicinarsi ad un altro essere umano, molti avevano ormai paura anche di scopare. Attraversando le strade del centro, Juri notò che gli unici negozi superstiti, che avevano resistito alla crisi economica e al conseguente fallimento dell’Italia indebitatasi fino all’osso, erano quelli delle grosse multinazionali: Hugo Boss, Armani, Benetton, Apple store, McDonald’s, Ikea. A questi, però, si erano aggiunte le multinazionali cinesi: i grandi ingrossi di articoli da abbigliamento, elettronica e merci di qualsiasi tipo.

Le piccole botteghe scomparvero del tutto. I bar erano stati demonizzati dall’opinione pubblica ed erano stati additati come i maggiori colpevoli della diffusione del contagio. Il turismo, che in passato aveva trasformato gli abitanti delle città del nord in parassiti che campavano di rendita sugli immobili ereditati dai loro genitori, era totalmente scomparso; anche i giovani rampolli dovettero andarsi a cercare un lavoro.  Non si incontrava più tedesco, inglese o giapponese per strada. La quantità di rider in circolazione aumentò esponenzialmente, giacché era sempre crescente la domanda di cibo a domicilio ed ogni tipo di lavoro veniva svolto, quando possibile, rigorosamente da casa. La destra italiana nordista gioiva per l’abolizione definitiva del 25 aprile e del primo maggio, la media borghesia gioiva per l’abolizione dei concerti, sostituiti da locali attrezzati per la “silent disco” con distanze di sicurezza di almeno un metro. Tornarono con maggiore forza e rabbiosa ignoranza cieca gli antiabortisti e i no-vax, forti del nuovo consenso della classe media.

Anche Juri fu assunto come rider da un ipermercato cinese. Gli fu chiesto di presentarsi di buon mattino con una divisa rossa e un cappellino. 

Alle sette era già lì.
“Buongiorno, Signor Wang, sono pronto”.

“Muoviti, devi andare a consegnare le colazioni. Non intrattenermi in chiacchiere inutili, lo sai che odio parlare la vostra stupida lingua. Inizia ad imparare il cinese se vuoi continuare a lavorare qui per molto”.

“Certo, Signor Wang, nel mio tempo libero studierò”.

“Il tuo turno inizia con le colazioni dalle 7:00 alle 11:00. Continua con i pranzi dalle 12:00 alle 14:15. Dalle 18:00 devi andare a consegnare gli apertivi e le cene fino a mezzanotte. Se sbagli, paghi. È tutto chiaro?”

“Certo, Signor Wang”.

“La prossima volta che parleremo sarà in cinese, ricordatelo”.

Juri prese la bicicletta fornitagli dall’azienda e iniziò le consegne.  La prima consegna che doveva effettuare era nel palazzo della famiglia Monari, noto covo di avvoltoi, avvocati e leccaculo dei potenti che si era arricchita speculando sul traffico di mascherine, medicinali e false cause contro i poveri cristi. “Salga al quinto piano a piedi, l’ascensore è riservato a noi, non bussi alla porta, lasci il pacco davanti alla porta ben sigillato, poi se ne vada immediatamente, quando è andato via suoni di nuovo al citofono per avvisarci che se n’è andato, grazie”.

La seconda consegna della colazione era poco distante ma sbadatamente, rimontando in sella, passò a meno di un metro da una donna con il passeggino. “Feccia umana!” gli urlò la donna! Lei potrebbe aver infettato il mio bambino, capisce? Il mio bambinoooo, mio figlio!”. Mi scusi signora sono desolato, la Wang & company le offre la colazione gratis. “Mi sembra il minimo!”. I soldi, Juri, li avrebbe messi ovviamente di tasca sua. Così funzionavano le regole della multinazionale. 

Alla fine della giornata lavorativa, quando faceva il cambio con i riders notturni, non ricevette nessuna paga. Soltanto chi riusciva a resistere per un mese senza essere pagato aveva il diritto ad essere assunto con un contratto regolare di sei mesi rinnovabile. 

Quando fu solo, all’interno del suo monolocale, mise su un vecchio disco di Kenny Wayne Sheperd, che aveva comprato quando esisteva ancora la musica suonata con gli strumenti musicali. “È ridicolo” pensò “mio padre diceva che prima o poi il socialismo avrebbe vinto e che la nostra classe avrebbe avuto la sua rivalsa sulla borghesia. Anche il governo ci diceva che saremmo stati tutti più buoni…ci diceva che quando sarebbe finita… Io non vedo l’ora che finisca! Ma tra quattro ore si ricomincia. Devo pagare l’affitto. I signori Monari vogliono i loro stramaledetti cornetti glassati, i cappuccini e i biscotti. Pensavo che un giorno sarei arrivato in alto, non in alto come Juri Gagarin, ma abbastanza in alto, e non soltanto al quinto piano della famiglia Monari”.

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