Corona virus, sbarcati i carri armati a Salerno. Presto in Irpinia.

CORONA VIRUS – Grazie Vincenzo De Luca, nei prossimi giorni l’esercito munito di carri armati e artiglieria pesante raggiungerà anche l’Irpinia. La strategia del Governatore della Regione Campania potrebbe rivelarsi vincente e potrebbe essere da esempio al mondo. “Mi sono ispirato al governo cinese” avrebbe rivelato De Luca “non vedo altro modo per contenere questa fuga di cafoni”.

“Le novelle della quarantena”, Giorno 7. “I pomodori” – AUDIORACCONTO

Il settimo giorno è dedicato a quelli che si sono trasferiti nel nord Italia e poi sono tornati di corsa al sud appena hanno appreso dal telegiornale che rischiavano di essere contagiati.

Testo di Luigi Capone. Voce di Francesco Prudente, Angelo Rizzo, Bruno Ricci, Sandra Caraglia. Musica di Faia. Immagine di copertina: Luca Tuveri.

Video di Francesco Spagnoletti

I pomodori

Il mio coinquilino dormiva su una cassa di pomodori che si faceva spedire puntualmente dalla Calabria. Studiava alla Facoltà di Giurisprudenza ma lavorava anche part time come operaio presso una fabbrica di sigarette appena fuori città. Sembrava in gamba e si dava da fare. Imparai presto le parole più particolari del suo dialetto visto che parlava solo quello e tutto sommato, era una convivenza pacifica e divertente. Eravamo entrambi terroni trapiantati al nord, eravamo comepummarole. L’abitudine ad andarcene in giro per bar, bettole e centri sociali della città si arrestò d’improvviso col decreto del governo che invitata calorosamente tutta la popolazione italiana a non uscire di casa a causa del corona virus, fatta eccezione per quelli in possesso di cani (tutti) e per quelli che dovevano fare jogging.  Inoltre c’era anche il divieto di spostarsi da una città all’altra, se non per motivi lavorativi molto urgenti o sanitari. Alessandro un cane ce l’aveva e lo utilizzava come passaporto per andare a bighellonare in giro per Bologna, coi bar chiusi, le saracinesche abbassate, le lunghe file ai supermercati. Ma nonostante ciò, trovava il modo di andare a fare festicciole segrete in casa degli studenti, col pesante rischio di beccarsi una denuncia. Io, che mi ero costruito una mascherina fatta con la carta da forno domopak e due elastici, che uscivo con i guanti da cucina ed evitavo la vicinanza di qualsiasi essere vivente, ero alquanto terrorizzato dal fatto che tutte queste mie misure di sicurezza per cercare di non essere infettata, risultassero del tutto vane dal momento in cui il buon Alessandro mi avrebbe portato in casa un’intera orchestra danzante di corona virus pronta a suonare dentro di me. Del resto, chi non utilizzava i social e non guardava la tv, non era pienamente conscio del rischio che correva. Mentre io ero tappato in casa spaventato e annoiato, costretto a inventarmi mille passatempi, Alessandro dunque se la spassava. Una sera però capito che si fermò a cena con me e fu costretto a vedere l’edizione straordinaria del telegiornale delle 21:00, per la conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri. “Restate a casa, da domani chiunque cercherà di scendere al sud sarà punito”.

Il treno Alta Velocità Frecciarossa 957769411 delle ore 23:55 è in partenza al binario 22 ed è diretto a Napoli Centrale, comunicava l’altoparlante della stazione.

Alessandro era già lì. Lasciò la cena, lasciò le sue casse di pomodori, introdusse con violennza le cose più utili nel trolley (una cambiata, cartine, filtri, macchinetta per macinare l’erba, tabacco, narghilè, rasoio da barba e scarpe nuove) e mi salutò direttamente: “Compà ci vediamo giù!”.

Io già ero ansioso di mio ma riuscii a fermarmi rispettando l’invito del Presidente e avendo paura di fare una enorme stronzata contagiando mezzo treno, mezza Italia e la mia famiglia. 

Mentre Alessandro correva verso la stazione chiamò sua madre: “Mà, non ti preoccupà, sto scendendo, ci vediamo domani mattina a casa”. La reazione che si aspettava a quel punto era di gioia e sollievo, invece la madre rispose gelida: “Ah…ma veramente? Ma perché scendi? Cioè che succede?”. “Mà, ‘u virus!”. “Ahhh…’u virus. Meh, iu t’avia rittu de statte llocu!”. “Mà è pericoloso, sto arrivando, ciao!” e troncò il discorso. La brutta sopresa arrivò quando, arrivato davanti al binario 22, trovò una fila sterminata di persone che pretendevano di salire sul treno come lui. “Vogliamo salire! Non potete lasciarci morire al nord! Vogliamo tornare a casa nostra!”

“Uè ma è colpa mia se non ci sono più posti? A me mi arrestano se vi faccio salì!” ribatteva il controllore assalito dalla folla.

“Noi questo treno non lo facciamo partire, abbiamo il diritto di salire sul treno, siamo in democrazia, siete dei fascistiiiii”

“Io non vi faccio salire, avete scelto voi di venire a studiare qua”

“Non è vero, guardi io sono un insegnante” contestò un uomo in fondo

“Aè, gli insegnanti, i primi a scappare. Sono già scappati tutti dall’inizio, quando vi hanno dato le ferie, tu stai ancora qua? Guardate io non ci posso fare niente”.

A quel punto intervenne Alessandro, il mio coinquilino: “Compà, forse non hai capito, i ti fazzu carè i rienti se non ti sposti”. Gli diede un forte strattone e fu acclamato dalla folla inferocita come eroe del popolo, come nuovo Masaniello. 

Entrarono tutti ma proprio tutti su quell’ultimo treno diretto a sud, stretti come sardine, come le sardine che poche settimane prima si erano affollate a Piazza Maggiore per contestare la destra. 

Alla stazione di Napoli, però, Alessandro trovò una piccola manifestazione: delle persone munite di pomodori da lanciargli in faccia. “Sono cornuto due volte, una per essermene andato e una per essermene tornato così”.

“Le novelle della quarantena”- Giorno 6 – Hikikomori 2020 – AUDIORACCONTO E VIDEO

Testo di Luigi Capone. Voce di Francesco Prudente, Musica di Luigi Bellino. Immagine di copertina di Sara Porcu. Video di Francesco Spagnoletti.

Audioracconto

Hikikomori 2020

L’adolescenza è una malattia, già di suo. Gli ormoni, le turbe psichiche, la prima e traumatica esperienza sessuale, guardarsi allo specchio e trovarsi cambiati di giorno in giorno mentre si è già preoccupati terribilmente per il proprio aspetto fisico, l’obbligo scolastico con il suo carico di compiti sempre maggiore, l’ansia per la competizione dietro un futuro troppo pesante, la preoccupazione, la fine del dialogo con i genitori e infine, doversi trovare dei nuovi amici.

Quasi tutti gli adolescenti attraversano queste fasi ma alcuni si differenziano per quanto riguarda l’ultimo punto (trovarsi dei nuovi amici). Mattia, ad esempio, è un adolescente che si rifiuta di guardarsi allo specchio, che non vuole affrontare il trauma della prima scopata, che va malvolentieri a scuola e ne soffre, che non pensa al futuro, che non parla con i genitori ma nemmeno vuole uscire di casa: è un auto-sequestrato, un recluso volontario che si nutre di pane e psicofarmaci. Si è creato un mondo fatto di video porno e seghe, di chat room segrete, di social antisociali, di televisione, di videogiochi di strategia interminabili, di serie tv dalle più idiote alle più colte, di playstation per giocare a calcio, di lunghissimi romanzi da leggere, di Iphone, Ipad, Mac e I-Watch per simulare completamente la vita che è fuori dall’interno della sua stanza.

La sua finestra affaccia su un cantiere dove verrà costruita una casa e quando si affaccia a guardare, quello è il suo momento di iperrealismo. Inizialmente suonava anche la chitarra, poi è stato assalito dall’impressione che quello fosse uno strumento troppo empatico e adatto alla socializzazione, così l’ha messa da parte. Tuttavia, conosce tanta gente grazie alle chat di Instagram e di Facebook, amici irreali per parlare di calcio, di serie tv e di musica trap, ragazze irreali per simulare rapporti sessuali attraverso l’invio di foto e brevi video. Con una di queste ebbe un rapporto un po’ più assiduo, continuo e appassionato, il suo nickname era lunar2002, Mattia invece si chiamava Aragorn. Con lei, a parte il sesso iconografico, videoamatoriale e verbale, intriso di feticismo, riusciva anche ad argomentare la sua visione dell’esistenza, i suoi pensieri, perché erano molto simili. Non appena tornava da scuola accendeva tutte le apparecchiature per cercare di avere un contatto con lunar2003 e per passare i pomeriggi con lei. I contatti diventarono ancora più fitti quando lo stato decise di chiudere le scuole per mettere in sicurezza gli alunni dal probabile arrivo di una epidemia. Era il sogno di Mattia: poter rimanere finalmente in casa 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Una mattina di febbraio, però, gli schermi dei suoi apparecchi tecnologici iniziarono a tendere alla distopia, improvvisamente. Nel web aleggiava la paura della morte, quella variabile che Mattia non aveva ancora preso in considerazione sinora. Gli apparivano da ogni parte post allarmanti, fotografie di strade vuote e o attraversate da persone con le mascherine, link ad articoli di giornale che parlavano di stragi, di fine del mondo, di pandemia. Tutto il suo mondo digitale iniziò a crollargli addosso, gli si ritorse contro come per contrappasso. La ricerca della pace, della sicurezza interiore e della stabilità che cercava attraverso la sua reclusione abitata da simulatori di vita reale, si stava trasformando velocemente in una ricerca ormai involontaria di auto-terrorizzarsi, una ricerca del PANICO. Quel mondo gli si era appiccicato addosso come un software, non ne poteva fare più a meno, era il suo sistema operativo di base ed eliminarlo avrebbe significato suicidarsi. Era tutto il suo mondo. Ora quel mondo lo stava attaccando e gli stava creando dei veri attacchi di panico violenti, molto più potenti di quelli che lo coglievano in classe. Tutte le sue certezze si erano ormai ridotte a una soltanto: quella di essere infetto. 

Mattia contattò Lunar2002 l’ultimo giorno del bisestile febbraio e le mostrò tutte le sue paure, tutto il suo panico, tutta la sua disperazione. Fu lì che scoprì una sensazione nuova, quella di essere abbandonato, perché le ragazze non volevano stare con ragazzi spaventati. Mattia le aveva fatto credere di essere Aragorn del Signore degli Anelli, invece era solo il povero piccolo e spaventato Mattia. Lunar2002 iniziò a chattare con un altro e il nostro guerriero della Terra di Mezzo, invece, si ritrovò completamente inghiottito dalle fauci di Sauron.

“Le novelle della quarantena”. Giorno 5 – Lu lupu – AUDIORACCONTO

Testo di Luigi Capone. Lettura a cura di Francesco Prudente, Angelo Rizzo, Bruno Ricci. Special Guest Maria Felicia Sichinolfi. Musica di Mario Quaresimale. Disegno di Luca Tuveri. Grazie a Sara Porcu.

Audioracconto

Lu lupu

Lo chiamavano ‘Ntoniu Lu Lupu. Viveva nella sua casa in legno e blocchi di cemento, costruita da lui, nel bel mezzo del Montagnone di Nusco. Da giovane aveva avuto la fama di gran corteggiatore per gli eventi mondani del paese: il mercato domenicale, la sere all’osteria davanti alla tv, le feste dei santi, la festa patronale. Erano gli anni ’60. Il nostro Don Giovanni però commise il più grande errore per uno come lui: si innamorò, e si innamorò di una donna spietata. Il nostro Ntoniu era disperato, talmente disperato che il falegname da cui lavorava decise di licenziarlo, Da qual momento, era il 1973, aveva iniziato a costruirsi da solo una casa nella montagna del suo paese e nel 1974 l’aveva già terminata. Si trasferì lì con le sue poche cose e non si sposò mai, divenne completamente autonomo. Era riuscito ad avere un orto, un castagneto di modeste dimensioni, delle galline, un porco, una vacca, un vigneto di pochi metri quadrati e un piccolo campo coltivato a marijuana. Riusciva a fare tutto da solo, era il vero anarchico. Non uno di quelli da centro sociale con ingresso a pagamento, smartphone, cocaina e vizi. No. Lui viveva a contatto solo con la montagna e con gli animali. Ntoniu lu lupu. In paese non sapevamo se esistesse davvero o se fosse solo una leggenda. Un giorno di marzo del 2020, però, Ntoniu lu lupu, ormai molto vecchio e sentendo la propria morte vicina, decise di scendere di nuovo giù in paese per rivedere un’ultima volta i luoghi della sua gioventù. I luoghi del suo primo bacio, la casa dove vivevano sua madre e suo padre, la sua prima scuola, i “cento scalini” dove andava a fumarsi le canne da adolescente. Un mattino di marzo, dunque, prese uno zaino e, caricata la colazione – carne e vino – prese la via del paese. All’inizio la strada era tutta in discesa e poi, dopo un breve tratto pianeggiante, iniziava la salita che portava a Nusco, la montagna abitata, sovrappopolata, il caos insomma. Si fece coraggio e iniziò la salita. Arrivato in piazza, si fermò davanti alla statua di Sant’Amato e lo osservò: quando era giovane si diceva che la faccia di Sant’Amato parlasse a chi veniva da fuori. Sant’Amato aveva la faccia girata dall’altra parte quella mattina. 

“E lei cosa ci fa qua?” gli urlò contro un carabiniere.

“Io? Marescià io sono qua soltanto per fare una passeggiata, sono Ntoniu Lu Lupu”.

“Chi? Inizi a darmi la carta d’identità”

“Non ce l’ho da quarantasei anni, da quando mi sono trasferito in montagna a parlare con gli alberi e con gli animali”

“Senta, non faccia lo spiritoso, lo sa che è vietato andare in giro?”

“E’ vietato…? Non lo sapevo”

“Si, tiri fuori il modulo per l’autocertificazione”

“Marescià ma che cazzo volete da me?”

E sbam! Una manganellata in testa colpì il vecchio ‘Ntoniu. “Marescià ma siti asciutu pacciu?”. Sbam! Un’altra manganellata.

Sinu, sinu, marescià è nu ladru, è nu sciacallu, quistu vuleva vunì a arrubbàPurtativellu!”

E sbam! Un’altra manganellata. 

“Qui c’è l’emergenza del Corona Virus, l’emergenza del contagio. Lei è una specie di untore? Chi è lei?”

“I mi fazzu li cazzi mii. I mi ni tornu a casa”.

“Non si faccia vedere mai più”

E così Ntoniu tornò in montagna con il sangue che gli usciva dalla testa. Si medicò con delle erbe. Accese un fuoco, arrostì della carne e bevve tanto vino. Quando fu finalmente calmo e al sicuro pensç: “Pazzi erano quando li ho lasciati da giovani 46 anni fa e pazzi sono ora che sono vecchio, nulla è cambiato”.

“Le novelle della quarantena”, Giorno 4: “Il complotto”. AUDIORACCONTO

Giornata 4 di quarantena: racconto dedicato a quelli che in quarantena già ci stavano e per cui tutto è menzogna tranne quello che dicono loro.

Testo di Luigi Capone, Musica di Luigi Bellino. Interpretazioni audio di Francesco Prudente, Angelo Rizzo, Bruno Ricci, Emanuele de Marco, Matteo Castellino. Immagine di copertina di Dante Mele.

Audioracconto

Il complotto 

Nel carcere i detenuti stavano perdendo la pazienza. Nel braccio dov’erano reclusi gli assassini la situazione era stranamente silenziosa, nel reparto dedicato ai crimini sessuali c’era già più agitazione, ma nella parte dov’erano imprigionati i ladri la situazione stava letteralmente diventando pericolosa.

A.“E’ tutto un complotto! E’ tutto un complotto! Questo virus ci ammazzerà tutti e non vogliono dircelo, ci dicono che è solo un’influenza perché non vogliono curarci, perché ci considerano la feccia della società!”. 

B.“Hai ragione cazzo!”

C.“No, ma che cazzo dite? Non posso credere a una cosa del genere”

A.“E credi che lo stato ci ami?”

C.“Credo che la gente ci abbia messo in galera, non il governo: questo governo sta tentando di fare qualcosa per fermare l’epidemia!”

D: “Ve lo dico io come stanno le cose: gli americani hanno deciso di sterminarci tutti, si, è così. Trump è immune al virus! L’avete visto? Non ha paura di niente perché l’hanno creato loro il cazzo di virus!”

B: “Si, certo, è chiaro!”

E: “Siete solo dei coglioni sono stati i musi gialli, avete capito? I musi gialli! Sono loro che vogliono vederci morti a noi e pure agli americani”

C: “Ah! I musi gialli! Semmai sono stati i negri…che non si lavano, con tutte quelle loro epidemie!”

A: “Non è possibile ascoltatemi, sono stati i russi…si perché sono ancora dei comunisti di merda! E i comunisti comandano pure in Italia! Ecco perché sono stati loro…sono tutti d’accordo…”

B: “Ma se fosse venuta così da sola, eh?”

A: “Perché non continui a tacere e a dire di si, eh? Piantala che quando cerchi di accendere il cervello dici solo stronzate!”

A: “Ascoltate, è quel ministro il bastardo con cui dovremmo prendercela, capito?”.

Continuarono a parlare fino a che non furono interrotti da un boato, qualcosa di simile a una bomba. 
E: “Attentato! Comunisti di merda! Vogliono liberarsi di noi!”. Stava andando tutto a fuoco e il fumo saliva per le gradinate in ferro che portavano alla loro cella, la 465. Non riuscivano ad uscire, le guardie non li avrebbero liberati per alcuna ragione senza aver ricevuto l’ordine. B. allora prese un coltello e ne attirò uno alla cella offendendolo in malo modo. Quando la guardia si fermò a due metri dalla cella, aveva già un coltello nella pancia. “Sfondiamo la porta!”. Presero i letti e li utilizzarono come degli arieti fino a che la porta non fu spalancata, scesero giù di corsa e mandarono avanti B., che era il più debole di tutti: la sua massa corporea era la metà della media delle guardie carcerarie. Manganellate in testa a B., sangue. Quel sacrificio, però, fece in modo che il resto della comitiva dell’allegra cella complottista riuscì a scappare. Fuggirono non badando ad altro, ai morti, alle fiamme, al fumo. Pensarono a salvarsi la pelle e visto che c’erano, conquistarsi anche la libertà che gli era stata tolta per aver rubato ciò che gli sarebbe spettato di diritto in un mondo giusto. 

A pochi chilometri dalla prigione c’era un inceneritore, attivo 24 ore su 24, più in fondo iniziava il centro abitato, completamente desolato a causa del coprifuoco. Sfiniti, alla fine, si accasciarono sull’erba, in mezzo a cartacce, vecchi rottami e miasmi tossici. “Te l’avevo detto” disse A. “Volevano fregarci! Volevano farci evadere e ci sono riusciti! Era tutto organizzato! Adesso moriremo tutti, branco di coglioni! Io lo sapevo!”.

Disegno di Dante Mele

“Le novelle della quarantena”, Giorno 3: “L’auto clandestina”.

Giornata dedicata agli amori sbagliati e alle brutte situazioni che ne possono derivare. Testo di Luigi Capone, musica di Luigi Bellino, voce di Francesco Prudente, Angelo Rizzo, Angela Cappuccio, Iris Basilicata.

Disegno di Luca Tuveri.

(Ricordiamo che questa rubrica è composta da 14 novelle, una al giorno per chi è rimasto in casa a causa del corona virus)

Audioracconto musicato

L’auto clandestina

Come si fa a continuare a scopare a distanza in periodo di quarantena? Il bisogno disperato di continuare a vivere durante un’epidemia importante permane e lo si continua a fare in barba ai regolamenti, molto spesso. Si prende un’auto e ci si va ad imboscare con la propria bella clandestinamente. Ma ciò avveniva pure prima, ora ve ne racconto una:

“Alessia e Michele dovevano incontrarsi ad ogni costo. La voglia di annusarsi, di scambiarsi le mucose, di baciarsi, di penetrarsi e di succhiarsi era talmente tanta che, avrebbero rischiato anche di farsi bruciare nella piazza del paese. Alessia, infatti, era sposata col farmacista di Montesolo, mentre Michele era sposato con una brava insegnante di Montecupo, in provincia di Avellino, ed entrambi vivevano nel loro paese dove avevano una reputazione di tutto rispetto. Fu Michele a scrivere su Whatsapp per primo: 

-Alessia, ho voglia di te, scrivimi qualche porcata

-No, Michele, oggi no, oggi ci dobbiamo vedere

-Ma come faccio? Mia moglie è appena tornata dal dentista

-Inventati una scusa

-Ma che mi invento?

-Dì che devi andarti a vedere una partita al bar

-Ma oggi non gioca nessuno!

-La premiere ligue o la liga, un campionato straniero, tu te li guardi tutti no?

-Non lo so

-Sono bagnata

-Va bene

“Tesoro, mi dispiace ma stasera devo andare a vedere una partita importante, ho giocato una schedina e potremmo vincere un botto di soldi. Southampton – Newcastle!”

“Ma come? Oggi dovevamo andare a cena insieme, non ricordi?”

“Eh, lo so. Mi dispiace, rimandiamo a domani, ok?

“Ok. Però vaffanculo”

“Ti amo anch’io, domani mi farò perdonare, promesso”.

Michele prese l’auto e si fiondò sulla strada provinciale 17 che conduceva a Montesolo. Ad ogni curva avrebbe potuto ammazzarsi, doveva fare più in fretta possibile. Passò a prendere Alessia davanti ai binari della stazione abbandonata, in un luogo in cui nessuno avrebbe mai potuto vederli. Alessia saltò in macchina e senza nemmeno parlarsi, salutandosi soltanto appena, proseguirono per la strada che portava al bosco. Al primo spiazzale buio, comodo e abbandonato, parcheggiarono la macchina ed iniziarono a strapparsi i vestiti di dosso!

“Vieni qua Michè!”

“Maronn mia che ti fazzo mo”

Si spogliano ed iniziarono a toccarsi i sessi, poi a baciarseli. Michele spingeva la testa di Alessia sul suo membro e Alessia stava al gioco. Mentre godevano in questo modo con una mano abbassavano i sedili dell’auto. “Mettiti sotto, mettiti”. “Dì che sei la mia porca”. “Si, sono la tua porca”. “Ahhhhh!”. “Così, così, di più”. “Più a destra, più a sinistra, più al centro!”. Michele pensava di essere un motore a stantuffo e Alessia la sua vaporiera. 

“SI! Dio, ti vedo, finalmente, si!” urlò di piacere Michele e intanto, non era Dio ad averlo visto, bensì il proprietario del terreno dove si erano appartati a fottere. Li aveva colti proprio nel momento di massimo godimento, a cui di solito segue il momento della sigaretta e del relax. Era un pastore munito di torcia elettrica e di fucile, li fissava dal finestrino sconvolto. Panico. Quando Michele lo guardò negli occhi, il pastore urlò: “Filomè, chiama li carabbinieri, ci stanno due puorci ind’a la terra nosta!”.

Senza perdere nemmeno un secondo utile, Michele accese l’auto facendo girare la chiave col gomito e col piede nudo premette l’acceleratore mentre con un pollice inseriva la seconda marcia. E schizzò via sulla strada. Si rivestì del tutto quando ormai erano già quasi arrivati nel foggiano, tanto era stato lo spavento. Superarono un posto di blocco mezzi nudi. Infine trovarono un bar in mezzo a un campo di grano, dalle parti di Candela. Ordinarono una birra e si dissero: “stiamocene qua stanotte, ci inventeremo un’altra scusa per non tornare a casa”.

A Cassano Irpino blocchi di cemento per chiudere il paese.

Il sindaco di Cassano Irpino, Salvatore Vecchia, avrebbe dato l’ordinanza di chiudere la strada che porta verso Via Longa con dei blocchi di cemento. Il nostro inviato ha scattato questa foto che ci ha lasciati increduli. E’ vero che la lega è per la chiusura delle frontiere e per i muri, ma metterli a Cassano preannuncerebbe una prossima secessione di Cassano dal resto d’Italia? Mistero

Montella, l’autodichiarazione podolica che sta diventando virale.

MONTELLA – Il nostro inviato ci ha fornito questo preziosissimo documento che testimonia l’attività incessante degli irpini nonostante i tempi duri. L’autodichiarazione sarebbe stata scritta a Montella, rispetto massimo visto che spesso, in città, la gente sta andando in giro per fare semplicemente quattro passi con il cane.

Ecco come costruirvi una mascherina in due semplici mosse.

Sicuramente avrete a casa qualche cinquino di vino. Innanzitutto vi consigliamo di bere i cinque litri, dopo di che dovrete prendere un putaturo, che sicuramente avrete in casa e dividere a metà il contenitore vuoto. Infine, incastrate metà del contenitore sulla vostra faccia e il gioco è fatto.