“Le novelle della quarantena”, un racconto al giorno per chi si è chiuso in casa. Giorno 2: “All’Osteria fuori dal mondo”.

Giorno 2, dedicato ai piacere del bere. Un racconto scritto da Luigi Capone ed interpretato da Francesco Prudente e dal maestro Luigi Bellino al piano. (Immagine in evidenza: “Soir blue” di Edward Hopper, 1914)

All’Osteria fuori dal mondo

Ogni respiro, ogni alito, ogni movimento d’aria erano ormai diventati un’ossessione per il povero Marco, impiegato delle poste in malattia per sfuggire al diffondersi del contagio in città. Si era barricato in casa, in un mondo cartaceo e digitale fatto di libri che non aveva mai letto e di serie tv per cui era troppo indaffarato un tempo. Ma la notte tra il 9 e il 10 marzo, il nostro eroe, si accorse di aver finito le sigarette. Ne aveva consumate in quantità industriale e quella grande scorta che aveva fatto, era già esaurita. A nulla gli serviva tutto quel cibo che aveva acquistato alla Coop -800 euro di prodotti alimentari- se non poteva fumarsi una sigaretta. 

Il nostro eroe si fece coraggio e di vestì con abiti mai messi prima, per essere sicuro che non fossero contagiati. Tasca destra un flacone di amuchina. Tasca sinistra una bottiglietta di alcol per eventuali ferite. Scese di casa verso l’una di notte, dopo tanti tentennamenti, con una sciarpa davanti alla bocca, non essendo riuscito a recuperare mascherine monouso da nessuna parte. Scese per le scale, aprì il portone, respirò e l’aria gli sembro prender fuoco dentro ai polmoni. Pensò di strisciare lungo i muri fino al distributore automatico, a circa cinquecento metri di distanza, ma poi pensò: “Devono averlo contaminato”. Cammino al centro della strada e si accorse con grande stupore che i ciclisti, gli automobilisti e i pedoni, nonostante il divieto governativo, uscivano tranquillamente a godersi la serata quasi primaverile. Ogni volta che veniva quasi avvicinato da una persona sentiva arrivarsi in petto una frecciata, allora si mise a correre per tagliare i tempi del suo supplizio. Arrivato davanti al distributore, si infilò un paio di guanti in lattice e prese tre macchi di Winston. Ora doveva tornare indietro con le forze che gli erano rimaste. “Coraggio Marco ce la fai, coraggio, devi farcela non hai scelta” continuava a ripetersi. Chiuse gli occhi e partì. Purtroppo trovò un assembramento di ubriachi davanti alla grossa porta in legno di un locale in cui non era mai entrato. Per paura di loro finì catapultato dentro all’Osteria, pregna di fumo. Si sedette frastornato e chiese: “Ma voi non dovevate essere chiusi?”. “No, noi siamo l’Osteria fuori dal mondo, di che stai parlando? “C’è un’ordinanzia ministeriale che…”. “Le ordinanze ministeriale non fanno parte del nostro mondo, cosa ti faccio da bere?”. “Fammi un vodka tonic”. Marco finì assorbito in quel posto in cinque secondi. “Che noi siam tutti qui a far bisboccia mentre là fuori son morti di paura, guarda quello” disse un vecchio indicando il nostro povero eroe. “Fammi accendere” disse il vecchio al barista che gli fece prontamente accendere il sigaro. “Vedi”, disse poi rivolgendosi a Marco, “lì fuori è tutta una messa in scena, te lo dico io”. “Dammi altri due coriandoli” disse un altro uomo con le mani sul bancone e il barista gli allungò altre due ciotole di stuzzichini sicuramente infettati. “Un altro prosecco”, “un altro cicchetto”, “fammi un panino và…”, bevevano e gozzovigliano beati. 

Marco ordinò un altro vodka tonic e poi un altro ancora fino a che non gli uscirono queste parole dalla bocca: “Posso restare in questo mondo per favore?”. 

“Certo, tanto comunque non ne puoi uscire più ormai”. 

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