“Le novelle della quarantena”: un racconto breve al giorno per chi si è chiuso in casa. Giorno 1: “L’isola”.

Da oggi in poi pubblicheremo una novella al giorno per quattordici giorni (il periodo di incubazione del corona virus), esclusi imprevisti. Le novelle sono scritte da Luigi Capone e sono recitate da Francesco Prudente. Ciascuna di esse rimanda alla bestialità che può venir fuori in mancanza di leggi, quando l’uomo ha paura.

Non serviranno solo a far compagnia ai reclusi, di cui siamo i primi rappresentanti, ma serviranno anche a svelare delle profonde verità dietro la menzogna del racconto.

“Il romanzesco è la verità dentro la bugia” – Stephen King

Audioracconto letto da Francesco Prudente
  1. L’isola

Luca ed Elena giravano intorno all’isola incessantemente, era questo il loro passatempo preferito. Da quando avevano avuto l’idea di andarsene a vivere su quell’isola per sfuggire al virus che correva in città, erano sicuri di non essere stati mai visti da occhio umano, passeggiavano tranquillamente lungo il bagnasciuga sicuri e felici di essere completamente da soli. Il clima mite e il sole, le palme, parevano rendere quella quarantena estrema una piacevole vacanza di un padre a spasso con la figlia quattordicenne e forse così sarebbe stato se non fossero venuti mai a conoscenza della verità. L’isola era infatti abitata anche da un altro uomo, Paolo, un vecchio che stava lì già da prima della pandemia per vivere da eremita e per custodire le bellezze del posto. Paolo li aveva visti arrivare la mattina stessa che iniziarono ad abitare l’isola, ma grazie alla sua ottima conoscenza della stessa era riuscito a fare in modo di non farsi vedere da loro per quasi due anni. Per due lunghi anni, Paolo riusciva a vivere nella zona interna dell’isola, tra la fitta vegetazione fatta di grossi arbusti e ad evitare perciò ogni contatto umano. Luca ed Elena, invece, quando per puro caso lo videro dietro gli alberi, non rimasero indifferenti.  Luca disse alla figlia: “Quest’uomo è un grosso pericolo per noi, potrebbe essere infetto”. “Hai ragione Papà” rispose Elena “dobbiamo difenderci, dobbiamo fare qualcosa”. Quella stessa notte Elena entrò nella foresta nel punto esatto in cui aveva avvistato l’uomo, percorse pochi passi e scoprì l’abitazione del coinquilino indesiderato, una capanna non molto grande con una tenda al posto della porta. Elena entrò con passi felpati in assoluto silenzio, tirò fuori il coltello e mirò il letto illuminato soltanto dalla luna sul quale dormiva una donna. Elena pian piano si avvicinò e le recise la vena del collo chirurgicamente, facendola morire dissanguata in pochi secondi, e andò via. Quando Paolo tornò nella capanna, trovò il cadavere della donna con la quale tanti anni prima aveva concepito Elena. A quel punto, avrebbe voluto svegliarsi dall’incubo ma non andò proprio così.

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