L’apericena non si ferma facilmente. E’ come il virus.

BOLOGNA, ORE 16:00 – Al supermercato e ovunque si rispettano i due metri di distanza e le dovute precauzioni ma un anziano con tanto di mascherina (chissà dove l’avrà recuperata), in coda alla cassa, prende a sbraitare contro la cassiera: “Son questi comunisti di merda qui che ci han ridotto così, glielo dico io, soccia!”. Per quando l’immagine di Salvini e delle Sardine sia stata oscurata dai media a causa del corona virus, la lotta sociale tra neofascisti e radical chic non si ferma, anzi lo scontro sociale cresce, si tende ad additare il colpevole o l’untore perdendo di vista il fatto che bisognerebbe semplicemente rispettare delle semplici regole quando si è in una pandemia. Sarebbe ancora meglio a dire il vero, riconoscere che la democrazia ha fallito e ritornare ad un regime comunista serio, come quello cinese, dove sconfiggeranno l’epidemia prima di noi.

ORE 17:OO Mi arriva una telefonata da un vecchio amico che dice di essere salito a Milano dall’Irpinia negli ultimi giorni e mi chiede di andarlo a trovare. Io ascolto incredulo al fatto che sia salito anche con sua moglie e con suo figlio e non trovo nemmeno la forza di chiedergli cosa cazzo stia facendo. Il telefono scotta: arrivano telefonate e commenti sui social. Dall’Irpinia che là è tutt’apposto e stanno bene, che noi emigrati al nord siamo soltanto paranoici, quindi continueranno a fare la vita di sempre e spero soltanto per i miei genitori che vivono a Nusco che il caso del medico di Ariano non si ripeta altre mille volte nei prossimi giorni (ma ho dei serissimi dubbi).

ORE 18:00 Ormai ho voglia di vomitare dopo lo schifo che ho visto anche oggi ma arriva la ciliegina sulla torta: un bel commento sui social che difende a spada tratta i milanesi e i bolognesi che continuano ad affollare i costosi locali per mangiare affettati e bere vino, completamente incuranti della pandemia in corso e del fatto che tutta l’Emilia-Romagna, ormai, è nei fatti una zona rossa. Da mezzanotte di oggi chiuderanno tutti i bar e da domani saranno aperti solo fino alle 18:00. Ancora nessuno nell’arrogante e prepotente nord ha l’umiltà di dire che siamo completamente impreparati a ciò che sta per avvenire: l’abitudine a manifestare quella spocchia e quell’aria di superiorità padana permane nonostante tutto. L’unica difesa che abbiamo è stare in casa, come se non dovessimo andare a lavorare per trovare i soldi per pagare le bollette e l’affitto, come se non dovessimo andare a far la spesa, come se uscire fosse totalmente inutile. Lo Stato non è in grado nemmeno di fornirci le mascherine, persino le farmacie non sono in grado di fornirci dei disinfettanti per le mani.

Ore 19:00. Sono qui con la mia ragazza, a casa. Siamo tra i pochi irpini ad essere rimasti a Bologna. I primi a fuggire furono gli insegnanti, dopo di loro se ne andarono gli studenti quando videro le prime limitazioni alla movida, poi se ne andarono in malattia gradualmente tutti gli altri. Ci godiamo una tranquilla serata a guardare serie tv e a bere vino, letteralmente chiusi in casa.

Al sud, intanto, bevono una Peroni al bar come sempre, pensando che tutto questo stia avvenendo soltanto in tv, che sia tutto un complotto, così come centinaia di migliaia di tifosi interisti fino a pochi giorni fa sosteneva; “E’ stata la Juventus perché ha paura di giocare con l’Inter” (partita finita 2-0 ieri sera). Continuano a fottersene e io inizio a fottermene di loro. Gli irpini sono sempre stati ignari di tutto e continueranno ad esserlo anche in questo caso, sono io che sbaglio a sorprendermi. Pesano che sia tutta una messa in scena televisiva per chissà quale complotto. E magari, qualcuno di loro in questo momento sta partendo per andare in vacanza al nord.

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