In Irpinia sembra Natale, il ritorno dei giovani in massa dal nord

La paura di morire in terra straniera, cioè in Pianura Padana, e il rischio di essere contagiati dal Corona Virus è bastato per ripopolare il sud interno. I paesi desolati e moribondi dell’Alta Irpinia rivivono, i bar e i corsi sono pieni, di sera si esce, si organizzano cene. Ma chi sono? Sono i giovani che studiano nelle prestigiose università del nord, quelle università che possono permettersi in pochi; gli altri sono docenti precari o bidelli, perlopiù. Ma c’è anche tanto altro: artisti che campavano di rendita a Bologna e a Milano, giramondo, punkabbestia con carta di credito e freelance. Fino a quando durerà tutto ciò?

Il fallimento delle città che scommettevano solo su studenti e turismo è ormai evidente: Pisa, Bologna, Firenze e tante altre città, sono ormai state abbandonate da tutti. Sembrano dei paesoni tristi e impauriti. La disgrazia del Corona Virus ci ha fatto almeno capire finora un po’ di cose: che i pronto soccorso li utilizzavamo a cazzo per un codice bianco, che un’economia basata sul turismo è fallimentare e tipica di una terra morta che non produce più, che il turismo è una piaga sociale, che bisognerebbe iscrivere i propri figli solo alle Università del Sud, che dovete smetterla di fare i cazzo di flaneurs, sempre su un aereo per vedere un’altra maledetta zona del mondo. Abbiamo anche capito che i paesi di cui siamo originari (io lavoro al nord) sono terribilmente spaventati dal nostro ritorno ed hanno ragione, ma io sono uno dei tanti che è partito per lavorare. Chi invece manda i figli al nord solo perché ha più soldi degli altri condanna questi ragazzi ad essere ripudiati dai loro paesi d’origine senza alcun motivo. Io almeno un motivo ce l’ho: dovevo guadagnarmi uno stipendio.

Infine dovremmo imparare a crearci una vita qui dove siamo, ora. E forse ci passerà anche l’ansia che contraddistingue la nostra epoca.

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