La crisi artistica di Vinicio Capossela

Vinicio Capossela, nato in Germania ma figlio di irpini (padre calitrano e madre andrettese) è cresciuto nella pianura padana reggiana, a Scandiano, tra fabbriche e allevamenti di maiali. Vinicio ebbe un inizio folgorante: il suo primo album “All’una e trentacinque circa” era degno di un nuovo Paolo Conte o di un Tom Waits all’italiana, aveva i presupposti per essere il miglior cantautore italiano di fine secolo. Successivamente continuò ad esprimere il suo talento con le affascinanti atmosfere di “Modì” con tanto di omaggio a Modigliani. Poi “Camera a sud” e “Il ballo di san vito”, il periodo della riscoperta delle proprie origini Kuta Kuta. L’ultimo suo grande album fu “Canzoni a manovella” di ormai vent’anni fa, tra atmosfere TomWaitsiane e circensi sorprendeva ancora il pubblico. Con “Ovunque Proteggi” l’inizio dell’oblio: intellettualismi eccessivi, testi vuoti e carichi di enfasi retorica, musiche sempre più assenti, voce scarica. Deve avergli fatto male il ritorno a Calitri, in alta irpinia, dove forse più che prendere qualcosa per i suoi dischi, si è fatto togliere qualcosa in termini di ispirazione artistica. Voce sussurrante, musica inesistente, monocorde, ripetitiva, assonnante. Probabilmente, il riavvicinamento alle terre dei trerrote e delle vacche podoliche lo ha contagiato con la vera peste: il liscio calitrano, la quadriglia, la valorizzazione dei vecchi del paese, i valloni e le cannazze, li maccaruni cu la carne, frangeschina la calitrana, Sando Canio, la fiera del paese, la sagra della porchetta. Tutto ciò -come se non bastasse- si è ormai coniugato col la trap della bassa Padania targata Young Sigonorino, fenomeno trash del momento su YouTube, visto forse come volano per il successo tra i teenagers rincoglioniti. Nel video di “La peste”, infatti, si associa la totale assenza di musica a un testo scialbo che sarebbe voluto essere una critica verso il mondo social, con un Vinicio -come sempre- senza voce che si abbina a un Signorino che crede davvero di essere un cantante ma non lo è.

Vinicio, torna in Padania, è un appello. Forse la nebbia della bassa padana con i suoi profumi di prosciutti e scarichi industriali era più consona alla tua verve artistica. Il profumo di formaggio e di valorizzazione del territorio altirpino, invece, ti ha portato al declino.

Lascia un commento