Benigni assente al funerale di Dario Fo e poi a cena con Renzi (VIDEO)

 

La differenza tra un giullare e un buffone di corte è tutta qui. Roberto Benigni, comico che non fa ridere venduto al potere, dopo averci dato lezioni sulla Costituzione in tv in maniera patetica si trasforma definitivamente nel servo del Pinocchio di Firenze. Volato a cena con Renzi direttamente da Obama, amico di americani e neoliberisti sfrenati, autoritari e bugiardi come Renzi. Senza spina dorsale al punto da non allontanarsi mai dalle direttive imposte dal Pd.

La motivazione per il Nobel a Dario Fo: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. La motivazione dell’Oscar a Benigni fu invece aver cambiato la realtà storica sostituendo un carro armato sovietico con uno americano nel suo “la vita è bella”.

Chissà cosa gli avrebbe detto Massimo Troisi. Non ci resta che bestemmiare.

Davvero vergognoso l’attacco al premio Nobel da parte di intellettuali e giornalisti che lo hanno etichettato come grillino e fascista, dopo essere stato per tutta la vita dalla parte dei deboli e degli oppressi. Attaccato dalla sinistra Pd in accordo con la viscida destra di Brunetta.

Isolato per tutta la vita dalla sinistra ipocrita filogovernativa e benpensante, Fo si augurò che prima o poi anche Bob Dylan vincesse il Nobel. Ora che è successo davvero e Fo non c’è più assistiamo allo spettacolo stucchevole di intellettuali di sinistra come Baricco che, sentendosi sempre i primi della classe, radical chic di natura, si indignano e reclamano un premio prestigioso per sé.

Un ultimo saluto a Dario Fo, siamo cresciuti con il suo “mistero buffo” e con il suo “grammelot”, e pensiamo che le ultime vicende politiche che lo hanno riguardato (l’adesione al m5s) non possano minimamente scalfire la grandezza di questo genio che portava cultura e buonumore nelle nostre vite e che è stato il regista teatrale più rappresentato al mondo, più di Goldoni, Pirandello ed Eduardo. Avremmo dovuto dargli un altro Nobel per non aver fatto la fine di Benigni.

Ciao DARIO.

 

 

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