Leonarda, la serial killer di Montella (VIDEO)

Moriva oggi una donna irpina che sarebbe rimasta tristemente nella storia.
Nata a Montella nel 1894, Leonarda Cianciulli è più nota come “la saponificatrice di Correggio”, per i numerosi omicidi compiuti in Emilia e soprattutto per la modalità di saponificazione dei cadaveri. Fu probabilmente la prima serial killer donna. Ebbe un’infanzia profondamente infelice in cui soffrì di epilessia, successivamente tentò numerose volte il suicidio. In seguito a vari crimini avvenuti tra l’Alta Irpinia e la Lucania fu dichiarata parzialmente insana di mente. Maledetta dalla madre dopo il suo matrimonio abortì tre volte e fu segnata profondamente da questi episodi.

Si legge nel suo diario, “Confessioni di un’anima amareggiata”:

« Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla. »

Traferitasi a Correggio, aderì al Partito Fascista, e, approfittandosi del fatto di essere benvoluta in paese, attirò tre donne nella sua trappola, invitandole a tenere conversazioni a casa sua doveva gli offriva dei dolciumi.

Dopo averle ammazzate con un’ascia le tre donne finirono per essere bollite. Si legge ancora nel suo diario:
« Finì nel pentolone, come le altre due (…); ma la sua carne era grassa e bianca: quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose ».

Oltre alle saponette sappiamo anche che utilizzava il sangue delle vittime nella preparazione di biscotti e pasticcini, probabilmente quelli che offriva alle amiche.

“Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comperato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io”.

Numerose le rappresentazioni teatrali in tutta Italia per quella che fu probabilmente la prima serial killer donna nostrana dai risvolti psicologici inquietanti. Dalle parti di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, tutti conoscono questa storia perché gliel’hanno raccontata in famiglia. Se ne parla anche nel primo libro di Luciano Ligabue, “Fuori e dentro il borgo”(1997) da cui fu tratto il film “Radiofreccia”.  Un film del 1977, “Gran bollito”, ripercorre invece in maniera magistrale le azioni criminose di Leonarda (interpretata dalla bravissima Shelly Winters)  sul finire degli anni ’30. Un film particolare e affascinante, dal registro grottesco, indubbiamente unico. Nel febbraio 2011 l’irpina Rosaria Cianciulli ha portato al Festival di Cannes un ottimo cortometraggio intitolato “Leonarda” che narra la complessa storia psicologica della saponificatrice.

Quando fu catturata, nel 1946, davanti a magistrati e avvocati, in soli dieci minuti sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione.

Morì nel manicomio di Pozzuoli, il 15 ottobre 1970, stroncata da apoplessia cerebrale.

Ancora oggi, in criminologia, continua ad essere un caso molto studiato.

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