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Sant’Angelo dei Degradi, ultimo episodio della Sagra

Parcheggio selvaggio, arrivi in piazza e trovi le bancarelle dei marocchini, di tielle e di ogni accessorio inutile. Poi nell’angusto centro storico dove si faceva difficile scorgere i mini stand. Cafonazzi e napoletani a destra e manca. Niente di invitante per poterti fermare a mangiare. Caciocavalli impiccati in ogni dove. Gente riunita sotto il palco del cristo a ballare andiamo a comandare. Un bazar di Tunisi è assai più ordinato. Gli unici a non essere fuori luogo sono proprio i marocchini e la loro mercanzia.

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Il Degrado Massimo arriva quando i ragazzini ubriachi iniziano a cantare la nota hit commerciale “Andiamo a comandare” con la statua di Cristo che li guarda a braccia aperte.

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La Sagra delle Sagre poteva essere solo a Sant’Angelo dei Sant’Angeli, perché qui ci si sente superiori agli altri paesi senza nessun senso logico, e ci si sente quindi superiori alle sagre di Montella, Bagnoli e Cassano. Sant’Angelo dei Sant’Angeli perché è più Sant’Angelo di Sant’Angelo all’Esca, di Sant’Angelo a Scala, di Sant’Angelo a Cupolo e degli altri Sant’Angeli. È il migliore Sant’Angelo del mondo. È Sant’Angelo über alles. Uffici pubblici e carne ri puorco.

Qualche fascista scrive su Facebook “boia chi molla”, e “sant’angelo fino alla fine”. Un paese completamente fuori dal mondo e dalla realtà.

 

 

cantiere

Irpinia lavori in corso 1980-2015

Anche quest’anno “fa caldo come quando tremò”.

Tutti gli anni.

Ma oggi fa molto freddo e piove. Che cosa dovremmo celebrare oggi? C’è il ricordo dei morti e null’altro, ciò che è rimasto è ben poco. 35 anni dopo il terremoto è rimasto l’anniversario. La suggestione dei numeri.

Rimangono i cantieri e più ne aprono più questo posto fa schifo. Si costruiscono muri finto antichi con l’intenzione di rifarli da capo tra cinque anni.

Rimangono i non luoghi. I mostri e gli ecomostri. Le ditte edili.

Rimane l’Ofantina, la statale aperta e mai completata davvero.

Rimangono le aree industriali in malora. Esperimenti fallimentari. Rimane qualche vecchia barca fabbricata in montagna e qualche automobile Iato. Rimangono i rifiuti tossici.

Rimane la nebbia.

Rimane un paese come Lioni, finto e senza anima, del tutto simile a quello del Truman Show, un paese di cartone.

Rimane Morra col castello rifatto e la statua di De Sanctis che guarda il nulla e la depressione.

Rimane Chiusano con l’insegna hollywoodiana e un paese di balordi da bancone. Rimane San Mango sventrata.

Rimane Conza post atomica, spazzata via, nella palude.

Rimane Nusco con i suoi viscidi insolenti abitanti, tra chi aspetta il posto fisso e chi l’ha avuto e passa il tempo a ricordare i “fasti demitiani”.

Rimane Sant’Angelo con gli uffici chiusi.

Rimane Ariano che guarda la Puglia. Rimangono le pale eoliche.

Rimane Bisaccia con la chiesa a forma di astronave.

Rimane Caposele conficcata in un burrone e un santuario simile ad un centro commerciale.

Rimangono Montella e Bagnoli con le castagne cinesi.

Rimangono poche vacche.

Rimane Avellino che non è il capoluogo di niente.

Rimane Calitri che aspetta di sponzarsi 355 giorni all’anno.

Rimane Cairano, con la rupe e il bar sotto alla rupe.

Rimane chi sta pensando di buttarsi dal balcone.

Rimangono articoli di giornale che riportano costantemente tutto l’anno anche una normale scossa 1.1 non avvertita nemmeno dalle formiche.

Rimane che siamo tutti in paranoia e oggi lo è davvero tutta l’Italia e tutta l’Europa. In Irpinia lo si è sempre stati almeno a partire dal 1980, ma credo anche prima. Qui si confondono i cataclismi con le tragedie programmate.

Rimane questo. E poi rimango io.