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“Allegri che tra poco si muore”, un libro paranoico e irpino indirizzato a chi se n’è andato

Oggi mi sono sentito bene per quasi due secondi di fila.

Un chioschetto notturno abitato da ombre, la difficoltà a distinguere l’allucinazione dalla realtà, la precarietà totale di un’esistenza alla deriva, flashback e sensazioni di un moribondo che elabora un lungo testamento. Allegri che tra poco si muore è un romanzo che parla di una generazione e a una generazione. Quella dei nativi digitali, dei precari, degli emotivamente instabili, degli eterni adolescenti divenuti trentenni appassiti. È un’opera che parla di profondo Nord e di profondo Sud, dell’Italia e del mondo, in una teoria di personaggi e scene di genere che si susseguono come irrisolte comparse oniriche. Sono pagine sciolte di prosa spontanea, lasse narrative che danzano intorno a un nucleo, quello dell’amore per una ragazza e – perché no – del senso della vita. La cornice è quella di mille e più bar, che come piccoli limbi di penitenza disegnano situazioni grottesche. Amaro, intensamente depressivo, sconsolato e sconsolante, questo è però anche – inevitabilmente – un libro divertente, di una desolazione catartica che trova nella comicità il suo destino inesorabile.
Dalle solitudini irpine alla vuota vastità degli hinterland padani, si leva una voce narrativa arguta e dolente, che scrive un nuovo capitolo in quel grande e incompiuto libro ideale che è la letteratura dei relitti, degli emarginati, degli sradicati. Di coloro che, per usare la tragica autoironia di Tondelli, si ritrovano periodicamente afflitti dai disturbi dubitativi della decadenza.

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berlinowall

Da Nusco alle Ande, Giriago sei grande

Garibaldi l’eroe dei due mondi, Che Guevara il rivoluzionario comunista. Ciriaco De Mita il profeta della dottrina cattolica adattata al capitalismo sulle orme di Don Sturzo.

Il pericolo comunista era in agguato in tutto l’occidente non ancora conquistato dal Patto Atlantico. La sua diffusione era così capillare che la voce arrivò persino in ogni singolo paese e frazione dell’entroterra dell’Italia meridionale, lì dove negli anni ’50 la lotta dipinta da Guareschi tra il sindaco comunista Peppone e il parroco democristiano Don Camillo era ridotta però a un’egemonia incontrastate del secondo. Secondo una famosa canzone di Gaber “Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia”, invece da quelle parti “nessuno era comunista perché era nato in Irpinia”. Era l’epoca in cui veniva sconfitto Fiorentino Sullo e saliva al trono Ciriaco De Mita, e con lui Biagio Agnese diventava direttore della RAI, la P2 era viva e vegeta come non mai. Era l’epoca del divino Giulio, Belzebù, delle stragi e dei posti fissi. La spettacolare prima repubblica. Era un’altra era, era tutto più semplici e anche la gente era più vera.

Si votava in maniera molto semplice, quasi automatica, “croce sopra a croce” e non ci pensavi più. Era l’epoca dei “comunisti drogati che facevano le orge” e qualcuno di loro aggiungeva “magari!”, perché da che mondo è mondo il comunista lavora tanto e tromba tanto poco (lo ricordava anche il grande Carlo Monni in una sua poesia). Era l’epoca in cui l’Italia era come il mio quartiere, dove la Democrazia Cristiana prendeva il 96% e il Partito Comunista il 4%, i tempi d’oro dell’Italia, anzi degli italiani che hanno vissuto in quegli anni. Era l’epoca dei comunisti che erano gli unici a rimanere disoccupati e qualcuno di loro di conseguenza finiva per entrare nella cerchia dei cosiddetti pazzi del paese, chiamati anche i “Mao Mao”, una tribù terrorista filo-cinese.

Il paese in questione era diviso in due parti come Berlino, la parte ovest, corrispondente con la cattedrale e le rovine del castello, era frequentata dai democristiani con passeggino, gelatino e maglioncino sulle spalle, abituati a giocare a carte davanti alla sezione della Democrazia Cristiana, poi del PPI, poi della Margherita, oggi del Pd (ma è vuota, la catena si è interrotta con il Pd). La parte est era invece piena zeppa di comunisti, iniziava con la sezione della sinistra giovanile che era uno stanzino buio di 10 metri quadrati e terminava con i giardinetti pubblici dove i filosovietici erano soliti fumare erba. Inutile aggiungere che anch’io stavo nei giardinetti ( e che forse non ero nemmeno comunista ma tale mi ritenevano i democristiani e viceversa; nel dubbio stavo coi comunisti ). Non fate come me! Votate DC sin dall’inizio che troverete lavoro nei dintorni del vostro quartiere senza dover emigrare. In quell’epoca si diceva anche che la marijuana fosse satanica, nel senso che potesse modificare l’animo umano facendolo tendere al maligno. Anche a bere, nei bar bevevano solo i comunisti. I democristiani invece, con il loro stipendio ricco, ogni sabato sera andavano nei night club sulla litoranea a bruciare soldi appresso a quattro ballerine che non gliela davano neanche, lasciando le mogli a casa davanti alla tv.

Commoventi le militanze di intellettuali ingombranti in tutti i sensi come Giuliano Ferrara con Lotta Continua e di Giovanni Lindo Ferretti punk comunista leader dei CCCP – Fedeli alla linea armato sulle barricate durante la rivoluzione portoghese, entrambi poi fondatori della lista conservatrice cattolica “Aborto No Grazie”. Oggi il primo scrive sul Foglio, il secondo sull’Avvenire. Tanti sono quelli che ricordiamo che hanno cambiato casacca e identità ma nessuno si ricorda di Paolo Gentiloni, un comunista anonimo di cui mai nessuno aveva sentito parlare fino a quando non è diventato fiorellino e centrista, quindi ministro e quindi Presidente del Consiglio dei Ministri dopo le finte dimissioni di Matteo Renzi, il boy scout di Licio Gelli. Nessuno si ricordava nemmeno della militanza comunista di Vincenzo De Luca, messo in quarta fila nelle poche foto in bianco e nero dell’epoca reperibili su internet, uno che  ha meritato l’appellativo di “sceriffo”, eternamente indagato, saldamente ancorato a quella scrivania dalla quale parla appare composto sulla sua emittente privata locale scatenando la fantasia dei telespettatori, per cui è facile paragonarlo a un personaggio immaginario a metà strada tra Il Padrino è Totò della Banda degli onesti.

I fascisti invece, semplicemente non c’erano (quelli sono venuti prima e dopo) oppure si nascondevano bene. Almeno in paese, bastava nominare le teorie centriste popolariste di Don Sturzo per eliminare comunisti e fascisti in un colpo solo. O forse i fascisti sono questi che abbiamo nominato finora ma ci hanno preso per il culo talmente bene che non ce ne siamo accorti. Sì, perché, in tutti questi anni, ci hanno convinti del fatto che la dittatura possa essere solo di estrema destra o di estrema sinistra, mai di estremo centro.

(151107) -- PYONGYANG, Nov. 7, 2015 (Xinhua) -- Photo provided by Korean Central News Agency (KCNA) on Nov. 7, 2015 shows top leader of the Democratic People's Republic of Korea (DPRK) Kim Jong Un (R) having a photo session with the participants in the 7th Meeting of Military Education Officers of the Korean People's Army (KPA) in Pyongyang, the DPRK. (Xinhua/KCNA)
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Nusco verso il record nazionale di No al referendum, Kim Jong Un si complimenta con De Mita

In tarda mattinata è arrivata la telefonata dalla Korea del Nord, esattamente dalla sede dell’Udc sezione Eurasia. Grande entusiasmo nella piccola capitale altirpina che diede i natali al Grande G.

“Siamo sicuri di andare ben oltre il record nazionale, andiamo verso il record interplanetario” ha ricordato il sottomesso al Grande G che prende lo stipendio da trent’anni senza avere una mansione definita.

“C’è anche una certa affinità tra l’accento ciriachense e quello nordcoreano” hanno riferito coloro che sono stati onorati di ascoltare la telefonata in viva voce. Staremo a vedere, il Presidente nordcoreano potrebbe essere a Nusco a metà dicembre per l’Alta Scuola di Alta Politica di Alta Irpinia. Così almeno si vocifera nel piccolo borgo scudocrociato cattolico.

 

 

renzi-de-mita

De Mita-Renzi su LA7, maxischermo a Nusco

NUSCO – L’attesa è spasmodica. In Piazza Natale è stato installato un maxischermo di 6 metri per 13 per assistere all’incontro come a una finale dei mondiali, ma sembra più l’incontro tra il Bene e il Male, parafrasando Rocky 4 sembra l’incontro tra Matteo Ivan Drago Renzi e Ciriaco Rocky De Mita, lo stallone nuscano.

L’incontro è previsto per le 22:30 su la7, l’arbitro sarà Enrico Mentana. In tribuna presente anche il Presidente della Repubblica Mattarella, pronto ad applaudire “Il vecchio leone della DC”.

Ci siamo quasi, a Nusco spunta anche qualche bandiera scudocrociata degli anni ’60 originale. Dei cimeli.

E’ il momento della verità. Nusco contro Firenze. Il No contro il Sì. Il passato della DC contro il futuro della DC. Tresette o Briscolone.

CIRIACO RENZI SHOW.

lionidomenico

Alta Irpinia come il Nebraska: lo dice la scienza (cronaca di una giornata triste).

Specchio di pioggia e asfalto ci naviga dentro il cielo grigio bianco acqua e cielo. Le parole di Cristina Donà sintetizzano perfettamente il clima grigio e mesto che mi aspetta.

Mi avvicino a Nusco in una giornata tremenda, acqua e grigio mi avvolgono, piove a dirotto, fa freddo. L’alta Irpinia mi accoglie con il suo viso più paranoico, ovviamente. Incontro il caro Antonio, scendo dall’auto, sono già inzuppato, lo saluto e si parte. Prima tappa, in una Nusco deserta e zeppa di cantieri, Tattalino, il barbiere del paese, ed entriamo in un’altra dimensione. Sembra di stare alla sagra del vino di Vallicelli, foto podoliche, morti, vivi, il Mammasantissima del posto (e de Lu Postu) in bella mostra, la radio su Radio Magic 2 trasmette Liscio Festival, è un clima bonario. Antonio ne approfitta per una spuntatina alla barba, l’uomo è simpatico ed estremamente disponibile ed innamorato della maglietta di IP. Salutiamo Tattalino ed entriamo in un bar. È il primo di una lunga serie. Segue dibattito serrato tra barista e avventori, potremmo trarre un documentario, il discorso è interessante. I giovani clienti sono perplessi sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Non saranno gli unici.

Il paese è spettrale, non c’è anima viva, anche tra i pochi sopravvissuti non c’è anima viva. Meglio tornare più tardi. Ripartiamo, altri bar, in un noto bar della guida del Gambero sbronzo in aperta campagna, un signore baffuto ribadisce con forza la sua contrarietà. Veniamo accolti quasi dovunque con buffa curiosità. Rapido passaggio a Lioni, e poi dritti in una delle capitali di IP: Cairano.

Raccogliamo opinioni tra le poche persone incontrate, ovviamente tutte contrarie. Entriamo nel Regno del caro Ngiulino, passiamo momenti di ilarità, tra le solite opinioni ostinate e contrarie. Salutiamo la Rupe e torniamo alla base, il solito scenario da film horror, assistiamo a un dibattito interessante e colto tra una professoressa e degli alunni, viene scomodato Ulisse, ascoltiamo divertiti.

Il tour barri barri termina con una confessione di uno dei pochissimi favorevoli alla liberalizzazione delle droghe leggere. In conclusione, cambia il mondo, cambiano le leggi, ma la forma mentis dell’homo podolicus è immobile. Più conservatore di Trump, più bigotto di un bovaro del Nebraska, più proibizionista di un mormone dello Utah. Sembra l’America profonda, ma in fondo è sempre e solo la solita Irpinia Paranoica.

 

 

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse
16-10-2012 Roma
Politica
Camera - presentazione del libro l'Italia non è finita di Ciriaco De Mita
Nella foto: Ciriaco De Mita
Photo Mauro Scrobogna /LaPresse
16-10-2012 Rome
Politics
Chamber of Depties - Ciriaco De Mita debutig his book Italian history is not ending
In the picture: Ciriaco De Mita

Olimpiadi a Bisaccia, arriva il si di De Mita

Decolla il Progetto Pilota. Piena intesa tra i sindaci dell’Alta Irpinia guidati dal sommo sindaco di Nusco, il Grande G. Le Olimpiadi si terranno a Bisaccia nel 2024. D’accordo anche il sindaco di Roma Virginia Raggi che ha dichiarato “è bellissimo”. A Nusco si terranno già a partire dalla settimana prossima i primi convegni di Alta Politica denominati “Aspettando le Olimpiadi”. Intanto sono già partite le assunzioni in Alta Irpinia. Sbloccati i fondi europei. Qualcuno parla di Nusco capoluogo di provincia nel 2028, per adesso resta il capoluogo dell’Alta Irpinia. Pronti i finanziamenti, i dipendenti comunali, le imprese edili e gli architetti hanno già dichiarato: “si prospetta qualcosa di meglio della ricostruzione post sisma, era quello che stavamo aspettando”.

In estasi anche i paesologi arministi: “avremo occasione di fare milioni di foto con le nostre reflex avellinesi”.

olimpiadibisaccia

cantiere

Irpinia lavori in corso 1980-2015

Anche quest’anno “fa caldo come quando tremò”.

Tutti gli anni.

Ma oggi fa molto freddo e piove. Che cosa dovremmo celebrare oggi? C’è il ricordo dei morti e null’altro, ciò che è rimasto è ben poco. 35 anni dopo il terremoto è rimasto l’anniversario. La suggestione dei numeri.

Rimangono i cantieri e più ne aprono più questo posto fa schifo. Si costruiscono muri finto antichi con l’intenzione di rifarli da capo tra cinque anni.

Rimangono i non luoghi. I mostri e gli ecomostri. Le ditte edili.

Rimane l’Ofantina, la statale aperta e mai completata davvero.

Rimangono le aree industriali in malora. Esperimenti fallimentari. Rimane qualche vecchia barca fabbricata in montagna e qualche automobile Iato. Rimangono i rifiuti tossici.

Rimane la nebbia.

Rimane un paese come Lioni, finto e senza anima, del tutto simile a quello del Truman Show, un paese di cartone.

Rimane Morra col castello rifatto e la statua di De Sanctis che guarda il nulla e la depressione.

Rimane Chiusano con l’insegna hollywoodiana e un paese di balordi da bancone. Rimane San Mango sventrata.

Rimane Conza post atomica, spazzata via, nella palude.

Rimane Nusco con i suoi viscidi insolenti abitanti, tra chi aspetta il posto fisso e chi l’ha avuto e passa il tempo a ricordare i “fasti demitiani”.

Rimane Sant’Angelo con gli uffici chiusi.

Rimane Ariano che guarda la Puglia. Rimangono le pale eoliche.

Rimane Bisaccia con la chiesa a forma di astronave.

Rimane Caposele conficcata in un burrone e un santuario simile ad un centro commerciale.

Rimangono Montella e Bagnoli con le castagne cinesi.

Rimangono poche vacche.

Rimane Avellino che non è il capoluogo di niente.

Rimane Calitri che aspetta di sponzarsi 355 giorni all’anno.

Rimane Cairano, con la rupe e il bar sotto alla rupe.

Rimane chi sta pensando di buttarsi dal balcone.

Rimangono articoli di giornale che riportano costantemente tutto l’anno anche una normale scossa 1.1 non avvertita nemmeno dalle formiche.

Rimane che siamo tutti in paranoia e oggi lo è davvero tutta l’Italia e tutta l’Europa. In Irpinia lo si è sempre stati almeno a partire dal 1980, ma credo anche prima. Qui si confondono i cataclismi con le tragedie programmate.

Rimane questo. E poi rimango io.