lionidomenico

Alta Irpinia come il Nebraska: lo dice la scienza (cronaca di una giornata triste).

Specchio di pioggia e asfalto ci naviga dentro il cielo grigio bianco acqua e cielo. Le parole di Cristina Donà sintetizzano perfettamente il clima grigio e mesto che mi aspetta.

Mi avvicino a Nusco in una giornata tremenda, acqua e grigio mi avvolgono, piove a dirotto, fa freddo. L’alta Irpinia mi accoglie con il suo viso più paranoico, ovviamente. Incontro il caro Antonio, scendo dall’auto, sono già inzuppato, lo saluto e si parte. Prima tappa, in una Nusco deserta e zeppa di cantieri, Tattalino, il barbiere del paese, ed entriamo in un’altra dimensione. Sembra di stare alla sagra del vino di Vallicelli, foto podoliche, morti, vivi, il Mammasantissima del posto (e de Lu Postu) in bella mostra, la radio su Radio Magic 2 trasmette Liscio Festival, è un clima bonario. Antonio ne approfitta per una spuntatina alla barba, l’uomo è simpatico ed estremamente disponibile ed innamorato della maglietta di IP. Salutiamo Tattalino ed entriamo in un bar. È il primo di una lunga serie. Segue dibattito serrato tra barista e avventori, potremmo trarre un documentario, il discorso è interessante. I giovani clienti sono perplessi sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Non saranno gli unici.

Il paese è spettrale, non c’è anima viva, anche tra i pochi sopravvissuti non c’è anima viva. Meglio tornare più tardi. Ripartiamo, altri bar, in un noto bar della guida del Gambero sbronzo in aperta campagna, un signore baffuto ribadisce con forza la sua contrarietà. Veniamo accolti quasi dovunque con buffa curiosità. Rapido passaggio a Lioni, e poi dritti in una delle capitali di IP: Cairano.

Raccogliamo opinioni tra le poche persone incontrate, ovviamente tutte contrarie. Entriamo nel Regno del caro Ngiulino, passiamo momenti di ilarità, tra le solite opinioni ostinate e contrarie. Salutiamo la Rupe e torniamo alla base, il solito scenario da film horror, assistiamo a un dibattito interessante e colto tra una professoressa e degli alunni, viene scomodato Ulisse, ascoltiamo divertiti.

Il tour barri barri termina con una confessione di uno dei pochissimi favorevoli alla liberalizzazione delle droghe leggere. In conclusione, cambia il mondo, cambiano le leggi, ma la forma mentis dell’homo podolicus è immobile. Più conservatore di Trump, più bigotto di un bovaro del Nebraska, più proibizionista di un mormone dello Utah. Sembra l’America profonda, ma in fondo è sempre e solo la solita Irpinia Paranoica.

 

 

cantiere

Irpinia lavori in corso 1980-2015

Anche quest’anno “fa caldo come quando tremò”.

Tutti gli anni.

Ma oggi fa molto freddo e piove. Che cosa dovremmo celebrare oggi? C’è il ricordo dei morti e null’altro, ciò che è rimasto è ben poco. 35 anni dopo il terremoto è rimasto l’anniversario. La suggestione dei numeri.

Rimangono i cantieri e più ne aprono più questo posto fa schifo. Si costruiscono muri finto antichi con l’intenzione di rifarli da capo tra cinque anni.

Rimangono i non luoghi. I mostri e gli ecomostri. Le ditte edili.

Rimane l’Ofantina, la statale aperta e mai completata davvero.

Rimangono le aree industriali in malora. Esperimenti fallimentari. Rimane qualche vecchia barca fabbricata in montagna e qualche automobile Iato. Rimangono i rifiuti tossici.

Rimane la nebbia.

Rimane un paese come Lioni, finto e senza anima, del tutto simile a quello del Truman Show, un paese di cartone.

Rimane Morra col castello rifatto e la statua di De Sanctis che guarda il nulla e la depressione.

Rimane Chiusano con l’insegna hollywoodiana e un paese di balordi da bancone. Rimane San Mango sventrata.

Rimane Conza post atomica, spazzata via, nella palude.

Rimane Nusco con i suoi viscidi insolenti abitanti, tra chi aspetta il posto fisso e chi l’ha avuto e passa il tempo a ricordare i “fasti demitiani”.

Rimane Sant’Angelo con gli uffici chiusi.

Rimane Ariano che guarda la Puglia. Rimangono le pale eoliche.

Rimane Bisaccia con la chiesa a forma di astronave.

Rimane Caposele conficcata in un burrone e un santuario simile ad un centro commerciale.

Rimangono Montella e Bagnoli con le castagne cinesi.

Rimangono poche vacche.

Rimane Avellino che non è il capoluogo di niente.

Rimane Calitri che aspetta di sponzarsi 355 giorni all’anno.

Rimane Cairano, con la rupe e il bar sotto alla rupe.

Rimane chi sta pensando di buttarsi dal balcone.

Rimangono articoli di giornale che riportano costantemente tutto l’anno anche una normale scossa 1.1 non avvertita nemmeno dalle formiche.

Rimane che siamo tutti in paranoia e oggi lo è davvero tutta l’Italia e tutta l’Europa. In Irpinia lo si è sempre stati almeno a partire dal 1980, ma credo anche prima. Qui si confondono i cataclismi con le tragedie programmate.

Rimane questo. E poi rimango io.