buiopaese

Il grande silenzio del piccolo paese

Non siamo a Dogville, siamo in altirpinia. Nessuno pensava che potesse succedere, nessuno. Lo sapevano tutti. Ma quando accadde fu come se tutti cadessero dalle nuvole. Spuntarono a uno a uno e si dileguarono presto. Restai io a vegliare sulla panoramica triste, buia e senza senso costruita coi soldi pubblici da dare a chissà quale architetto, appena inaugurata e già maledetta, dove si era consumato l’ennesimo suicidio. Se fossimo stati a Dogville prima o poi sarebbe arrivato il giustiziere e avrebbe fatto fuori tutti. In altirpinia invece non c’erano giustizieri. Spuntò fuori la notizia che il Grande G voleva ricandidarsi alla Camera dei Deputati all’età di 90 anni e dopo quasi altrettanti passati in politica.         Era appena iniziata la scuola, erano appena svaniti i fumi alcolici estivi misti a salsedine unta di fogna, sabbia del colore delle cicche di sigarette e ombrelloni dei gelati messi a cazzo davanti alle auto col radiatore in fiamme per i 200 km di autostrada fatti in coda sotto il sole.

Nel piccolo paese erano ancora in festa. C’era qualche cerimonia assurda ancora da celebrare. Forse c’era una serata con Gigione in qualche paese dal nome altrettanto assurdo. I cosiddetti giovani stavano andando ad affollare le città del nord per cercare di diventare ricchi facendo finta di studiare in un’università prestigiosa coi risparmi dei genitori e i trentenni invece andavano nelle stesse città cercando di insegnare nelle scuole, unico collocamento possibile in una desolazione lavorativa come la nostra. Perché la gente continuava ad ammazzarsi? Era questa la domanda che si facevano increduli gli abitanti del villaggio. Come se non fosse ovvio, come se non sapessero la risposta, come se non sapessero di essere dei morti ambulanti. “Spero che la morte mi trovi vivo”, disse un tale. Ebbene con questi qua la morte non avrebbe dovuto fare una gran fatica, avrebbe solo dovuto deporre le loro ceneri in una bara.

Io coi miei problemi di sfratto in una fottuta città del nord, io con mio padre all’ospedale giù al sud, io coi miei amici morti di pena, io coi miei pensieri in testa, in cancrena. Cercavo di lottare. Col mio posto di lavoro super precario. Non c’era una sola cosa destinata a durare. Sapevo che non sarebbe finita bene per uno come me -ma nemmeno per il cazzo – però continuavo a lottare. Questa era la differenza tra me e tutti gli altri. Avevo bisogno di chiamare quel mio amico. Ma non c’era più. Dovevo disabituarmi a pensare che in ogni momento avrei potuto chiamarlo perché non c’era più. Mi ero almeno abituato all’idea che non avrei mai potuto farcela nella vita e ciò mi andava bene lo stesso. Ogni giorno, in ogni caso, mi trovavo di fronte a una scelta. La mia libertà consisteva nel fatto che in entrambi i casi mi sarei trovato bene. Nella merda, nell’inferno, nel paradiso o tra le stelle. Mi sarei trovato bene lo stesso. Questo è quello che accade quando non hai più sogni. Muori. E tiri avanti. Ma alcuni preferiscono farla finita del tutto, anche fisicamente, per essere coerenti.  Noi non siamo coerenti, viviamo nel paradosso della nostra esistenza. La vita è solo una botta di culo nel caos, per chi ce l’ha. La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte. Come diceva Celine.

Fine.

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Da Nusco alle Ande, Giriago sei grande

Garibaldi l’eroe dei due mondi, Che Guevara il rivoluzionario comunista. Ciriaco De Mita il profeta della dottrina cattolica adattata al capitalismo sulle orme di Don Sturzo.

Il pericolo comunista era in agguato in tutto l’occidente non ancora conquistato dal Patto Atlantico. La sua diffusione era così capillare che la voce arrivò persino in ogni singolo paese e frazione dell’entroterra dell’Italia meridionale, lì dove negli anni ’50 la lotta dipinta da Guareschi tra il sindaco comunista Peppone e il parroco democristiano Don Camillo era ridotta però a un’egemonia incontrastate del secondo. Secondo una famosa canzone di Gaber “Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia”, invece da quelle parti “nessuno era comunista perché era nato in Irpinia”. Era l’epoca in cui veniva sconfitto Fiorentino Sullo e saliva al trono Ciriaco De Mita, e con lui Biagio Agnese diventava direttore della RAI, la P2 era viva e vegeta come non mai. Era l’epoca del divino Giulio, Belzebù, delle stragi e dei posti fissi. La spettacolare prima repubblica. Era un’altra era, era tutto più semplici e anche la gente era più vera.

Si votava in maniera molto semplice, quasi automatica, “croce sopra a croce” e non ci pensavi più. Era l’epoca dei “comunisti drogati che facevano le orge” e qualcuno di loro aggiungeva “magari!”, perché da che mondo è mondo il comunista lavora tanto e tromba tanto poco (lo ricordava anche il grande Carlo Monni in una sua poesia). Era l’epoca in cui l’Italia era come il mio quartiere, dove la Democrazia Cristiana prendeva il 96% e il Partito Comunista il 4%, i tempi d’oro dell’Italia, anzi degli italiani che hanno vissuto in quegli anni. Era l’epoca dei comunisti che erano gli unici a rimanere disoccupati e qualcuno di loro di conseguenza finiva per entrare nella cerchia dei cosiddetti pazzi del paese, chiamati anche i “Mao Mao”, una tribù terrorista filo-cinese.

Il paese in questione era diviso in due parti come Berlino, la parte ovest, corrispondente con la cattedrale e le rovine del castello, era frequentata dai democristiani con passeggino, gelatino e maglioncino sulle spalle, abituati a giocare a carte davanti alla sezione della Democrazia Cristiana, poi del PPI, poi della Margherita, oggi del Pd (ma è vuota, la catena si è interrotta con il Pd). La parte est era invece piena zeppa di comunisti, iniziava con la sezione della sinistra giovanile che era uno stanzino buio di 10 metri quadrati e terminava con i giardinetti pubblici dove i filosovietici erano soliti fumare erba. Inutile aggiungere che anch’io stavo nei giardinetti ( e che forse non ero nemmeno comunista ma tale mi ritenevano i democristiani e viceversa; nel dubbio stavo coi comunisti ). Non fate come me! Votate DC sin dall’inizio che troverete lavoro nei dintorni del vostro quartiere senza dover emigrare. In quell’epoca si diceva anche che la marijuana fosse satanica, nel senso che potesse modificare l’animo umano facendolo tendere al maligno. Anche a bere, nei bar bevevano solo i comunisti. I democristiani invece, con il loro stipendio ricco, ogni sabato sera andavano nei night club sulla litoranea a bruciare soldi appresso a quattro ballerine che non gliela davano neanche, lasciando le mogli a casa davanti alla tv.

Commoventi le militanze di intellettuali ingombranti in tutti i sensi come Giuliano Ferrara con Lotta Continua e di Giovanni Lindo Ferretti punk comunista leader dei CCCP – Fedeli alla linea armato sulle barricate durante la rivoluzione portoghese, entrambi poi fondatori della lista conservatrice cattolica “Aborto No Grazie”. Oggi il primo scrive sul Foglio, il secondo sull’Avvenire. Tanti sono quelli che ricordiamo che hanno cambiato casacca e identità ma nessuno si ricorda di Paolo Gentiloni, un comunista anonimo di cui mai nessuno aveva sentito parlare fino a quando non è diventato fiorellino e centrista, quindi ministro e quindi Presidente del Consiglio dei Ministri dopo le finte dimissioni di Matteo Renzi, il boy scout di Licio Gelli. Nessuno si ricordava nemmeno della militanza comunista di Vincenzo De Luca, messo in quarta fila nelle poche foto in bianco e nero dell’epoca reperibili su internet, uno che  ha meritato l’appellativo di “sceriffo”, eternamente indagato, saldamente ancorato a quella scrivania dalla quale parla appare composto sulla sua emittente privata locale scatenando la fantasia dei telespettatori, per cui è facile paragonarlo a un personaggio immaginario a metà strada tra Il Padrino è Totò della Banda degli onesti.

I fascisti invece, semplicemente non c’erano (quelli sono venuti prima e dopo) oppure si nascondevano bene. Almeno in paese, bastava nominare le teorie centriste popolariste di Don Sturzo per eliminare comunisti e fascisti in un colpo solo. O forse i fascisti sono questi che abbiamo nominato finora ma ci hanno preso per il culo talmente bene che non ce ne siamo accorti. Sì, perché, in tutti questi anni, ci hanno convinti del fatto che la dittatura possa essere solo di estrema destra o di estrema sinistra, mai di estremo centro.

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Sondaggio “Irpino dell’anno”, vince De Mida.

Il sondaggio di Irpinia Paranoica che vedeva come concorrenti il Grande G, il vate della musica Gigione (irpino acquisito) e il calitrano Vinicio Capossela, ha decretato un netto trionfo per il primo con 70 punti di distacco su Gigione, il quale comunque si riconferma Re della musica irpina. Terzo Capossela e qualcuno ha invocato anche Milly D’Abbraccio, ingiustamente fuori gara.

Ennesima elezione vinta per il Grande G ed ennesima conferma che in Irpinia quando si tratta di votare l’esito è sempre scontato.

Per il 2017 non facciamo alcuna previsione a parte che poco  o nulla potrà muoversi rispetto alla situazione presente.

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Incredibile. Scienziati provano l’esistenza di San Mango sul Calore.

La notizia arriva direttamente dal CERN di Ginevra, dove sotto sollecitazione di G.F., irpino emigrato in svizzera negli anni ’80, era partita nel ’94 la ricerca per  l’individuazione di forme di vita a San Mango.

Il Cern ha infatti elaborato un sofisticatissimo rilevatore di particelle che attraverso una lunga serie di prove oggi è arrivato ad individuare ben quattro abitanti a San Mango, compreso il sindaco.

Le indagini continuano e la NASA è talmente incuriosita che sta pensando di mandare una sonda a San Mango, rinominato GrandeGRK4XALFA02,  sfruttando l’attrazione gravitazionale di Chiusano.

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Lapo Elkann, l’escort transessuale è originaria di Scampitella.

La notizia arriva in mattinata, in paese non si parla d’altro. L’escort transessuale delle notti focose con Lapo, C.M. 29 anni, sarebbe originaria di Scampitella, lo riportano gli anziani del posto. Sebbene di cittadinanza americana, avrebbe infatti una zia di Scampitella e forse un prozio di Villanova del Battista.

Stessa cosa vien detta nel borgo di Villanova del Battista dove si contesta la paternità dell’ormai celebre escort. Siamo in attesa di ulteriori aggiornamenti.

(151107) -- PYONGYANG, Nov. 7, 2015 (Xinhua) -- Photo provided by Korean Central News Agency (KCNA) on Nov. 7, 2015 shows top leader of the Democratic People's Republic of Korea (DPRK) Kim Jong Un (R) having a photo session with the participants in the 7th Meeting of Military Education Officers of the Korean People's Army (KPA) in Pyongyang, the DPRK. (Xinhua/KCNA)
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Nusco verso il record nazionale di No al referendum, Kim Jong Un si complimenta con De Mita

In tarda mattinata è arrivata la telefonata dalla Korea del Nord, esattamente dalla sede dell’Udc sezione Eurasia. Grande entusiasmo nella piccola capitale altirpina che diede i natali al Grande G.

“Siamo sicuri di andare ben oltre il record nazionale, andiamo verso il record interplanetario” ha ricordato il sottomesso al Grande G che prende lo stipendio da trent’anni senza avere una mansione definita.

“C’è anche una certa affinità tra l’accento ciriachense e quello nordcoreano” hanno riferito coloro che sono stati onorati di ascoltare la telefonata in viva voce. Staremo a vedere, il Presidente nordcoreano potrebbe essere a Nusco a metà dicembre per l’Alta Scuola di Alta Politica di Alta Irpinia. Così almeno si vocifera nel piccolo borgo scudocrociato cattolico.

 

 

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San Michele di Serino, boom di presenze per GIGIONE (FOTO e VIDEO)

Arriviamo a San Michele di Serino con l’umidità al 99,9% dopo esserci persi in una campagna di Cesinali. Già tre ore prima del concerto ci sono migliaia di macchine parcheggiate in ogni angolo del paese, tutte venute per Gigione, nome d’arte di Luigi Ciaravola, 69 anni portati benissimo Il grande artista di Boscoreale si fa attendere, sale sul palco prima la bella Menayt, sua figlia, che intrattiene il pubblico per quasi un’ora. Nell’attesa degustiamo dell’ottimo musso re puorco, conservandocene una vaschetta da regalare al genio di Boscoreale e acquistiamo un cd di Gigione dal fan club ufficiale.albumgigione

Quando Ciaravola sale sul palco ci sono più di tremila persona in piazza. Il concerto parte in quinta con Trapanarella ed è un tripudio di gioia. Zia Carmelina con la dentiera canta tutte le canzoni e c’è anche una grande presenza di bambini festanti. Ma la vera sorpresa è la massiccia presenza di giovani tra i 20 ai 35 anni. La musica di Gigione coinvolge tutti, soprattutto i giovani, forse è il nuovo sound che tutti stavamo cercando. Nonostante l’umidità il concerto va avanti per due ore e Luigi Ciaravola resta a mezze maniche. Salta e canta ed è in piena forma, invita il pubblico a salire sul palco, regala un cd della Campagnola a una fan agitata. Quando parte “o ballo r’o cavallo” Gigione è nella folla a capo di un trenino. Sembra Capodanno, è tutto bellissimo. Con l’eccezione di “Lauretta mia” (bella e commovente) ogni canzone è da ballare e coinvolge tutta la piazza piena, circa tremila persone.

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Ormai seguiamo Gigione in tour ovunque e siamo abituati ad andare a parlarci dietro al palco, ma stavolta abbiamo un regalo per lui, fatto col cuore, sua maestà Lu Mussu Ri Puorco. Ecco il video del grande incontro.

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Quando c’era il compagno Berlusconi

 (ricordi di una militanza antiberlusconiana)

“L’illusione più grande che ci ha venduto Berlusconi è stata l’antiberlusconismo”, così scriveva il Manifesto. Ma se l’antiberlusconismo è morto ci ha lasciato anche tanti altri ricordi di quel piccolo mondo corrotto “un po’ cazzaro”. Ci ha lasciato suo figlio Renzi, giovane massone fiorentino populista e antidemocratico acclamato dalla #sinistra e dalla #destra. Un capolavoro politico. Adesso sì che Berlusconi si è davvero comprato tutti, avremmo detto.

Ah! Come dimenticare i bei tempi dei girotondi contro Berlusconi per l’articolo 18 abolito poi da Renzi, con Nanni Moretti in piazza che con la sciarpetta rossa urlava: “questa sinistva con questa classe divigente, non vincevà mai”.

Il NO dei militanti giunti a piazza San Giovanni (persino noi dall’Irpinia e da Nusco) con un pullman pagato dalla CGIL per dire NO al referendum costituzionale, alla riforma della scuola, alla riforma della giustizia e al ponte sullo stretto di Messina.

Il concertino alla festa dell’Unità in paese con tanto rock politicizzato e salsicce alla brace.

Ma ricordo anche il compagno Bertinotti, convertitosi poi a Comunione e Liberazione, che beveva champagne con Bruno Vespa e Valeria Marini mentre indagava sul disagio della classe operaia.

Roberto Benigni alla tv contro tutto ciò che avrebbe fatto il governo Renzi.

I Modena City Ramblers al primo maggio con Cofferati acclamato come uno star londinese. La prima kefiah.

E come dimenticare l’entusiasmo per l’ingresso nell’euro, nonostante il professor Prodi l’avesse barattato in cambio di sangue e sacrifici. Come dimenticare la sua frase: “Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”. Senza sapere che non avremmo mai più lavorato né visto euro.

L’ho capito anch’io, confesso, con troppi anni di ritardo. Il vero comunista è stato Silvio Berlusconi, tutti gli altri dei grandissimi paraculi, quelli che dopo la morte di Dario Fo hanno continuato ad offenderlo. Berlusconi ha fatto di più per il comunismo che diecimila Bertinotti. Lenin gli sarebbe stato riconoscente.

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GIGIONE BATTE CAPOSSELA – VIDEO E FOTO

Una giornata che rimarrà nella storia della cultura irpina. L’evento dell’estate irpina 2016 e direi anche dell’ultimo decennio: Gigione, all’anagrafe Luigi Ciavarola, 70 anni (e non li dimostra), di Boscoreale (NA) si è esibito nella piazza centrale di Chiusano di San Domenico davanti a una follia di quasi 10mila persone. La bellezza del borgo di Chiusano di San Domenico con la sua musica con la sua musica non ha rivali. Il liscio romagnolo trapiantato a Calitri perde contro la melodia chiusanese. Netta sconfitta per tutta l’Alta Irpinia. La cultura regna nella Media Valle del Calore, la vera regina del turismo, e il suo cuore è Chiusano.

Arriviamo alle ore 17:00. Parcheggiamo poco distante dal centro del paese dietro una già lunga fila di macchine. Un bel paese pieno di bar, uno ogni tre metri. Ci accolgono bene al Bar New Generation, dove si parla di Irpinia Paranoica e bevono amaro, ne beviamo uno anche noi.

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In attesa del mega evento della sera ci avviciniamo al furgoncino di “o parente” che taglia “musso ri puorco” condito con abbondante sale e limone. Ne prendiamo una bella vaschetta in plastica e la mangiamo tra il marciapiede e l’asfalto, mentre mi portano una Peroni calda.

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L’emozione è troppa. La signorina del bar mi concede di collegarmi alla rete wi-fi dal mio cellulare morente e così posso finalmente pubblicare una foto del palco di Gigione su Facebook.

Fuochi d’artificio folgoranti. Veniamo a conoscenza del fatto che si esibiranno anche i figli di Gigione, Joe Donatello e la bella Menaìt e aumenta l’attesa. Sale sul palco Joe Donatello e con “Giovanna ‘a minigonna” esplode la piazza e Zi Nicola si scatena in una danza forsennata. Da vedere al link: https://www.facebook.com/gina.sessa.9/videos/1824527827778971/

Pura gioia. Le nostre menti iniziano a ripercorrere i successi di Gigione come “Padre Pio”. “O ballo r’o cavallo”, ma soprattutto “’A campagnola”, siamo tutti in attesa di ascoltarla e di vederla “cu chelle zizze a fore”. Comm’è bella ‘a campagnola! E siamo campagnoli podolici ruspanti pure noi. Pronti per “o ballo r’o cavallo” con una chiusanese.

Non avete idea di cosa vuol dire, soprattutto se siete tra quegli avellinesi radical chic che in massa vanno a mangiare le cannazze insipide a Calitri.  Gigione rappresenta il “paese reale”, rappresenta la VERA IRPINIA, le nostre vere radici, le nostre vere tradizioni popolari e la nostra vera indole.

E poi appare Gigione sul palco con il suo leggendario cappellino.

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È un tripudio di gioia.

Il primo pezzo è “Bella ciociara”, indimenticabile ballad dalle atmosfere esotiche.

Si prosegue con Zinico e poi a sorpresa arriva “a campagnola”. Mi tuffo nel pubblico, si poga. Ma non ho il tempo di respirare che arriva la celeberrima “Papa Francesco” seguita da “Cicirinella”. Mi manca il fiato. È un’ondata di giovani disadattati, ottantenni e famiglie con passeggini che danzano.

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Un’altra sorpresa subito dopo, il medley di “il ballo del pisello” e “o ballo r’o cavallo”. Una bella novità. E proprio mentre la stavamo aspettando arriva anche la meravigliosa cover di Alvaro Soler, “Sofia”, sembra un sogno. Ormai siamo tutti ubriachi e felici e ci sbrodoliamo il musso di puorco addosso dalla gioia. Siamo tutti unti e sudati. E mentre mangiamo avidamente il musso di puorco in vaschetta Gigione ci delizia con “a mulignana”. Cantiamo e mangiamo puorco. Dopo l’assaggio inizia di “o ballo r’o cavallo” il nostro Ciavarola ci suona anche “o ballo r’o cavallo intera” innescando un forsennato trenino con proprio lui, il genio di Boscoreale capofila.

“Abbiamo capito che la sua fonte di ispirazione è Mick Jagger” osserva acutamente un fan sulle note di “Lauretta”, seguita da “Gino il camionista”. Bella anche “l’uccellino della comare”, l’artista non sbaglia un colpo, non delude in nessun pezzo.

Prosegue la scaletta in ordine con À carcioffola, O surdato nnammurato, Trapanarella, Letizia. A dir poco fantastica a chiudere la performance de “la molisana” di cui abbiamo anche un video.

Il concerto dura soltanto due ore, trascorse letteralmente in un attimo e andiamo in cerca di autografi. Proviamo a dare la maglietta di Irpinia Paranoica a Gigione ma il nostro grande Ciavarola fugge via tra le fans in delirio. Tuttavia concede le foto a tutti i fans e non si risparmia assolutamente.

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Andremo a vederlo sicuramente alla prossima sagra o festa patronale, forse lo seguiremo in tour a Greci.

Tornando per le curve penso che vorrei trasferirmi a Chiusano. Complimenti a tutti e grazie per la serata. Per le curve di Montemarano supero il posto di blocco dei carabinieri con l’etilometro e finalmente posso dire che ce l’ho fatta. La storia è stata fatta. Posso morire felice. Ho visto Gigione. Ho mangiato lu musso ri puorco. Sono stato con persone fantastiche. Mi dispiace tornare indietro.

Sarebbe ora che la vera Irpinia pensi di dare la cittadinanza onoraria a Gigione in quest’altra parte dell’Irpinia, più genuina, più accogliente, più verde e più affascinante.

CoppiBartali

Il Giro d’Irpinia e il treno dei desideri

11 maggio 2016. Torna a passare il Giro d’Italia, per la terra del mihannocostrettoapassarediqui. La terra del mai in cima alle classifiche e mai troppo in basso in modo da darsi una spinta dal fondo per risalire.  Eccoci qui. Attraversate l’Ofantina, ciclisti. Fate vedere i nostri paesaggi su Raitre. Magari asfalteranno qualche tratto nella notte apposta per il vostro passaggio. La terra dell’anonimato e della mediocrità che passa inosservata, delle ville degli svizzeri in campagna. La terra il cui unico primato è quello dei suicidi nel centro-sud. Non c’è niente di esaltante da dire e in effetti potrei chiudere qui questo articolo.

Però l’Irpinia forse qualche (quasi) primato ce l’ha. A parte i suicidi, siamo anche una delle poche zone non turistiche d’Italia. Nello stesso tempo siamo una delle zone che più cerca di pubblicizzarsi sui media mentendo con Photoshop e deludendo gli eventuali avventori malcapitati qui.  Qui si è sempre in attesa che passi qualcuno a ritrovarci e salvarci. La Valle del Sele. Una conca umida, una fossa paludosa, ricca d’acqua, povera di luce solare e di allegria. Ricca anche di cemento armato. Caposele si vanta addirittura di avere la prima casa in cemento armato d’Italia. Materdomini, la speranza di un turismo da pellegrinaggio che cerca di raggiungere i fasti di San Giovanni Rotondo, senza competizione. Un santuario che sembra un centro commerciale. Calabritto e la speranza che Quaglietta diventi Capri.

Lioni-Sant’Angelo, i luoghi della burocrazia e dei commercianti, che si stringono intorno alla speranza che Rosetta D’Amelio possa diventare la loro Musa. La loro eroina. La continuatrice dell’opera di colonizzazione feudale attuata da Ciriaco De Mita per mezzo secolo. Dalla DC al PD. Intanto De Mita sopravvive ed è il super sindaco del Progetto Pilota (cioè di quasi mezza provincia).

Calitri non è in Irpinia, non è in alta irpinia. Forse è in Calitricata, da qualche parte vicino Potenza. Proprio quello lì secondo gli esperti dovrebbe essere il volano per il turismo irpino, un posto che non è in Irpiniaq, che ha un discreto centro storico quasi del tutto disabitato dove puoi entrare nelle case e fare le foto ai cappotti appesi agli attaccapanni dal 1980. Le scritte ignoranti sui muri della nuova gioventù. Come l’Irpinia, è uno storico feudo di De Mita e della DC, ma anche la Basilicata.

L’altro luogo generalmente individuato come potenzialmente turistico, Laceno, completamente abbandonato e in sgretolamento. L’hotel diroccato sul lago morente, le mucche smarrite, la neve (poca), una seggiovia da film horror. Atmosfere da Shining di Kubrick.

Cairano, invece, ha un grande uomo di spettacolo dalla sua parte, Franco Dragone, peccato che nessuno se ne sia accorto, nemmeno i cairanesi, tant’è che a parte i giardini fioriti l’estate turistica del paese della rupe è pressoché inesistente. Resistiamo noi che andiamo al bar di ‘Ngiulino. Quello si.

Chissà se oggi i novantotto operai dell’area industriale di Nusco, prossimi al licenziamento, saluteranno i ciclisti mentre passeranno per la statale. Qualcuno ha stimato il valore delle loro biciclette e dei loro vestiti in milioni di euro.

A parte le biciclette è tutto fermo, immobile e inesistente. Eppure si muovono. Continuano ad invitarmi alla presentazione di nuovi libri. Gli scrittori irpini crescono senza sosta alla stessa velocità con cui diminuiscono i lettori. Insieme alle pagine di inutili libri autocelebrativi e artistici come un selfie, incessantemente e senza tregua spuntano nuove ville con nani di gesso e cancelli circondati da muri in tufo, facili alla decomposizione. Nuove palazzine senza parcheggio.

Trivelle petrolifere e pale eoliche. In un terreno così improduttivo e sterile i magnati delle multinazionali hanno pensato di poter produrre soltanto quello. E le discariche. Che non sono delle multinazionali ma degli abitanti della zona. Trivelliamo sotto le pale eoliche e non se ne parla più, oppure sotto le villette con piscina.

Decine di milioni di euro per lastricare i paesi di pietra bianca, per creare edifici che dovrebbero essere bar ma nessuno è così folle da prenderseli in gestione. Decine e decine di milioni di euro ma nemmeno un centesimo se stai crepando, se cerchi lavoro, se sei un disperato. È la politica dell’Unione Europea, per la quale siamo un territorio che esiste una settimana all’anno, intorno a ferragosto, la settimana degli svizzeri che tra l’altro non sono nemmeno in Europa.

Lu treno è passato e qualcuno se n’è andato al nord. La ferrovia Avellino-Rocchetta è bloccata da anni. Ci si chiede da tempo cosa farne ma nessuno si chiede mai perché dovremmo farci qualcosa. Il treno, in fondo, anche nella sua epoca d’oro, non è mai servito a un cazzo se non a trasportare carbone. È un’altra di quelle cose inutili di cui parla Vinicio Capossela nel Paese dei coppoloni. Ma le cose inutili costano per mantenerle. Sono fermamente contrario alla riapertura della ferrovia. Lasciamola così: un monumento ai caduti, alle occasioni perse, alla decadenza di questa terra in putrefazione. Un monumento alla storia che non è mai passata per l’Irpinia. Ricordiamocelo.

Fa freddo anche stasera, corro a prendermi una bella birra, seduto in cima a un paracarro di una strada polverosa, aspettando Bartali. Da quella curva spunterà quel naso triste come una salita, tra gli svizzeri che si incazzano e i giornali che svolazzano. E tu mi fai: “Dobbiamo andare al cine” “E vai al cine, vacci tu!”.