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“Allegri che tra poco si muore”, un libro paranoico e irpino indirizzato a chi se n’è andato

Oggi mi sono sentito bene per quasi due secondi di fila.

Un chioschetto notturno abitato da ombre, la difficoltà a distinguere l’allucinazione dalla realtà, la precarietà totale di un’esistenza alla deriva, flashback e sensazioni di un moribondo che elabora un lungo testamento. Allegri che tra poco si muore è un romanzo che parla di una generazione e a una generazione. Quella dei nativi digitali, dei precari, degli emotivamente instabili, degli eterni adolescenti divenuti trentenni appassiti. È un’opera che parla di profondo Nord e di profondo Sud, dell’Italia e del mondo, in una teoria di personaggi e scene di genere che si susseguono come irrisolte comparse oniriche. Sono pagine sciolte di prosa spontanea, lasse narrative che danzano intorno a un nucleo, quello dell’amore per una ragazza e – perché no – del senso della vita. La cornice è quella di mille e più bar, che come piccoli limbi di penitenza disegnano situazioni grottesche. Amaro, intensamente depressivo, sconsolato e sconsolante, questo è però anche – inevitabilmente – un libro divertente, di una desolazione catartica che trova nella comicità il suo destino inesorabile.
Dalle solitudini irpine alla vuota vastità degli hinterland padani, si leva una voce narrativa arguta e dolente, che scrive un nuovo capitolo in quel grande e incompiuto libro ideale che è la letteratura dei relitti, degli emarginati, degli sradicati. Di coloro che, per usare la tragica autoironia di Tondelli, si ritrovano periodicamente afflitti dai disturbi dubitativi della decadenza.

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Sant’Angelo dei Degradi, ultimo episodio della Sagra

Parcheggio selvaggio, arrivi in piazza e trovi le bancarelle dei marocchini, di tielle e di ogni accessorio inutile. Poi nell’angusto centro storico dove si faceva difficile scorgere i mini stand. Cafonazzi e napoletani a destra e manca. Niente di invitante per poterti fermare a mangiare. Caciocavalli impiccati in ogni dove. Gente riunita sotto il palco del cristo a ballare andiamo a comandare. Un bazar di Tunisi è assai più ordinato. Gli unici a non essere fuori luogo sono proprio i marocchini e la loro mercanzia.

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Il Degrado Massimo arriva quando i ragazzini ubriachi iniziano a cantare la nota hit commerciale “Andiamo a comandare” con la statua di Cristo che li guarda a braccia aperte.

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La Sagra delle Sagre poteva essere solo a Sant’Angelo dei Sant’Angeli, perché qui ci si sente superiori agli altri paesi senza nessun senso logico, e ci si sente quindi superiori alle sagre di Montella, Bagnoli e Cassano. Sant’Angelo dei Sant’Angeli perché è più Sant’Angelo di Sant’Angelo all’Esca, di Sant’Angelo a Scala, di Sant’Angelo a Cupolo e degli altri Sant’Angeli. È il migliore Sant’Angelo del mondo. È Sant’Angelo über alles. Uffici pubblici e carne ri puorco.

Qualche fascista scrive su Facebook “boia chi molla”, e “sant’angelo fino alla fine”. Un paese completamente fuori dal mondo e dalla realtà.

 

 

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Avellino, cerca di suicidarsi col gas ma la bombola è vuota

Era finita anche la bombola. Nonostante il 35enne non avesse più soldi, lavoro, amici, famiglia, rapporti umani di alcuni tipo è stato abbandonato anche dalla bombola.

Il ministero della pubblica istruzione inoltre ha contribuito al fatale gesto del 35enne laureato in lettere. Mentre il disgraziato si nutriva di scarti trovati nella spazzatura è stato contattato per una falsa cattedra a Milano.

Dopo la gioia iniziale ha scoperto che era una burla del Ministero e il 35enne avrebbe deciso di farla finita. Un altro fattore incidente è stata la presa di coscienza di essere rimasto ad Avellino.

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Avellino: “L’anno scorso hai guardato a sorema”, scoppia la rissa sotto ai platani

Ormai più di un rituale, una tradizione avellinese consolidata: rissa per motivi podolici legate agli sguardi sulle sorelle. Come nella caverne, invece siamo sotto ai platani. Cinque avellinesi tra i 20 e i 30 anni si sarebbero fiondati su un altro coetaneo visto in lontananza da Via de Conciliis urlando “PEPE!” e “AONNA”.

I cinque hanno preso a calci e pugni il ragazzo ma quando sono scesi i vicini e sono intervenuti i gestori del bar hanno negato tutto.

Atti vergognosi ma del resto, cosa c’è da fare ad Avellino? I ragazzi hanno infine confessato e hanno motivato l’aggressione dicendo: “Siamo tristi e depressi, non sappiamo come impiegare il tempo”.

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San Michele di Serino, boom di presenze per GIGIONE (FOTO e VIDEO)

Arriviamo a San Michele di Serino con l’umidità al 99,9% dopo esserci persi in una campagna di Cesinali. Già tre ore prima del concerto ci sono migliaia di macchine parcheggiate in ogni angolo del paese, tutte venute per Gigione, nome d’arte di Luigi Ciaravola, 69 anni portati benissimo Il grande artista di Boscoreale si fa attendere, sale sul palco prima la bella Menayt, sua figlia, che intrattiene il pubblico per quasi un’ora. Nell’attesa degustiamo dell’ottimo musso re puorco, conservandocene una vaschetta da regalare al genio di Boscoreale e acquistiamo un cd di Gigione dal fan club ufficiale.albumgigione

Quando Ciaravola sale sul palco ci sono più di tremila persona in piazza. Il concerto parte in quinta con Trapanarella ed è un tripudio di gioia. Zia Carmelina con la dentiera canta tutte le canzoni e c’è anche una grande presenza di bambini festanti. Ma la vera sorpresa è la massiccia presenza di giovani tra i 20 ai 35 anni. La musica di Gigione coinvolge tutti, soprattutto i giovani, forse è il nuovo sound che tutti stavamo cercando. Nonostante l’umidità il concerto va avanti per due ore e Luigi Ciaravola resta a mezze maniche. Salta e canta ed è in piena forma, invita il pubblico a salire sul palco, regala un cd della Campagnola a una fan agitata. Quando parte “o ballo r’o cavallo” Gigione è nella folla a capo di un trenino. Sembra Capodanno, è tutto bellissimo. Con l’eccezione di “Lauretta mia” (bella e commovente) ogni canzone è da ballare e coinvolge tutta la piazza piena, circa tremila persone.

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Ormai seguiamo Gigione in tour ovunque e siamo abituati ad andare a parlarci dietro al palco, ma stavolta abbiamo un regalo per lui, fatto col cuore, sua maestà Lu Mussu Ri Puorco. Ecco il video del grande incontro.

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GIGIONE BATTE ANCHE I COLDPLAY (VIDEO E FOTO)

Nella serata di ieri il noto artista di Boscoreale (NA), detto anche “il Bob Dylan dell’entroterra irpino”, si è esibito in concerto con i Coldplay ad Avellino, nella splendida cornice del cantiere bloccato sui ruderi di Piazza Castello.

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Non c’è stata storia: il gruppo pop britannico per ragazzini smidollati non ha retto all’onda travolgente di brani come Giovanna minigonna, ‘A campagnola, Te piace ‘o gelatino, l’inossidabile Trapanarella e l’irresistibile ‘O ballo r’o cavallo. La folla in delirio avrebbe snobbato la band inglese mettendosi in coda invece per avere un autografo di Luigi Ciaravola, 69 anni portati alla grande. Coldplay battuti e umiliati. Se ne tornino in Inghilterra. Trionfo per Gigione che vede un SOLD OUT anche stasera a San Michele di Serino, da non perdere. Lo aspettiamo stasera da solo (e chi se ne frega dei Coldplay) a San Michele di Serino per un’altra serata storica.

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Il 12 marzo 2017 sarà di nuovo sul palco insieme ai Coldplay a Casalnuovo di Napoli per dare l’ennesima lezione di musica ai bimbiminkia senza carisma che ascoltano pop moscio inglese. “Coldplay are for boys, Gigione is for men” come si leggeva sopra ad uno striscione ad Avellino.

Il mito di Gigione, con il quale siamo cresciuti oltre ad averci regalato ricordi indimenticabili, alla fine della serata ci ha anche concesso un meraviglioso video per salutare i fan di Irpinia Paranoica, che vi proponiamo qui sotto. Per fortuna esistono ancora artisti del genere. Stasera è d’obbligo andare a San Michele di Serino, saremo tempestivi sugli aggiornamenti.

 

 

 

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Irpinia lavori in corso 1980-2015

Anche quest’anno “fa caldo come quando tremò”.

Tutti gli anni.

Ma oggi fa molto freddo e piove. Che cosa dovremmo celebrare oggi? C’è il ricordo dei morti e null’altro, ciò che è rimasto è ben poco. 35 anni dopo il terremoto è rimasto l’anniversario. La suggestione dei numeri.

Rimangono i cantieri e più ne aprono più questo posto fa schifo. Si costruiscono muri finto antichi con l’intenzione di rifarli da capo tra cinque anni.

Rimangono i non luoghi. I mostri e gli ecomostri. Le ditte edili.

Rimane l’Ofantina, la statale aperta e mai completata davvero.

Rimangono le aree industriali in malora. Esperimenti fallimentari. Rimane qualche vecchia barca fabbricata in montagna e qualche automobile Iato. Rimangono i rifiuti tossici.

Rimane la nebbia.

Rimane un paese come Lioni, finto e senza anima, del tutto simile a quello del Truman Show, un paese di cartone.

Rimane Morra col castello rifatto e la statua di De Sanctis che guarda il nulla e la depressione.

Rimane Chiusano con l’insegna hollywoodiana e un paese di balordi da bancone. Rimane San Mango sventrata.

Rimane Conza post atomica, spazzata via, nella palude.

Rimane Nusco con i suoi viscidi insolenti abitanti, tra chi aspetta il posto fisso e chi l’ha avuto e passa il tempo a ricordare i “fasti demitiani”.

Rimane Sant’Angelo con gli uffici chiusi.

Rimane Ariano che guarda la Puglia. Rimangono le pale eoliche.

Rimane Bisaccia con la chiesa a forma di astronave.

Rimane Caposele conficcata in un burrone e un santuario simile ad un centro commerciale.

Rimangono Montella e Bagnoli con le castagne cinesi.

Rimangono poche vacche.

Rimane Avellino che non è il capoluogo di niente.

Rimane Calitri che aspetta di sponzarsi 355 giorni all’anno.

Rimane Cairano, con la rupe e il bar sotto alla rupe.

Rimane chi sta pensando di buttarsi dal balcone.

Rimangono articoli di giornale che riportano costantemente tutto l’anno anche una normale scossa 1.1 non avvertita nemmeno dalle formiche.

Rimane che siamo tutti in paranoia e oggi lo è davvero tutta l’Italia e tutta l’Europa. In Irpinia lo si è sempre stati almeno a partire dal 1980, ma credo anche prima. Qui si confondono i cataclismi con le tragedie programmate.

Rimane questo. E poi rimango io.