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I Motorpsycho ad Avellino sfidano la musica irpina.

Tutti increduli da stamattina, da quando è stata diffusa sui social la notizia che i Motorpsycho saranno ad Avellino il 30 maggio 2019. Proteste e cori in piazza contro la band “nota da quattro gatti” e adorata inspiegabilmente dagli avellinesi.

Vinceranno le nostre radici o le tendenze avellinesi radical chic? Vincerà la band straniera che fa rumore o la melodia senza tempo di Gigione?

Lo scopriremo tra un neuroni e un altro durante l’apericena sotto i Platani, aspettando questi giovanotti che con arroganza e supponenza osano minare la nostra cultura.

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“Allegri che tra poco si muore”, un libro paranoico e irpino indirizzato a chi se n’è andato

Oggi mi sono sentito bene per quasi due secondi di fila.

Un chioschetto notturno abitato da ombre, la difficoltà a distinguere l’allucinazione dalla realtà, la precarietà totale di un’esistenza alla deriva, flashback e sensazioni di un moribondo che elabora un lungo testamento. Allegri che tra poco si muore è un romanzo che parla di una generazione e a una generazione. Quella dei nativi digitali, dei precari, degli emotivamente instabili, degli eterni adolescenti divenuti trentenni appassiti. È un’opera che parla di profondo Nord e di profondo Sud, dell’Italia e del mondo, in una teoria di personaggi e scene di genere che si susseguono come irrisolte comparse oniriche. Sono pagine sciolte di prosa spontanea, lasse narrative che danzano intorno a un nucleo, quello dell’amore per una ragazza e – perché no – del senso della vita. La cornice è quella di mille e più bar, che come piccoli limbi di penitenza disegnano situazioni grottesche. Amaro, intensamente depressivo, sconsolato e sconsolante, questo è però anche – inevitabilmente – un libro divertente, di una desolazione catartica che trova nella comicità il suo destino inesorabile.
Dalle solitudini irpine alla vuota vastità degli hinterland padani, si leva una voce narrativa arguta e dolente, che scrive un nuovo capitolo in quel grande e incompiuto libro ideale che è la letteratura dei relitti, degli emarginati, degli sradicati. Di coloro che, per usare la tragica autoironia di Tondelli, si ritrovano periodicamente afflitti dai disturbi dubitativi della decadenza.

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Essere Gigione : della grazia, del tedio e della morte (soprattutto) del vivere in provincia

Movieplex di Mercogliano, proiezione di Essere Gigione, sala abbastanza piena, molti fans del Bruce Springsteen di Boscoreale.
Il documentario è incentrato sulla figura e sulla vita incredibile di Gigione ma a ben vedere l’occhio del regista sannita Valerio Vestoso si gira intorno e cerca di capire soprattutto altro. E cioè, come mai questo anziano signore dell’ hinterland napoletano colleziona centinaia di serate all’ anno e ha ipnotizzato ampie fette di pubblico delle terre podoliche, Irpinia in testa, con testi e melodie semplici semplici? Perché Gigione, nonostante non abbia una cultura eccelsa è un uomo scaltro, ha capito moltissimo dell’ uomo podolico. All’ uomo semplice ha proposto cose semplici, un po’ di religiosità terra terra (che è la religiosità popolare, il culto dei santi, la figura della Madonna, l’ adorazione per un Papa pop come Bergoglio), un mare di allusioni sessuali e il gioco è fatto.

La prima parte è incentrata sul ritratto dello chansonnier vesuviano, che emerge anche dalle parole estasiate della sua crew di musicisti. Per i suoi collaboratori Gigione è un Dio in terra e ha rivoluzionato la musica italiana. Il fenomeno Gigione viene sviscerato in tutte le sue sfaccettature, nel rapporto con il pubblico, nelle TV private, persino a tavola con la famiglia. Non c’ é mai spazio per attimi privati, anche con la sua famiglia non esiste Luigi Ciaravola, esiste solo Gigione, la pianificazione di serate, prove, una vita intensissima. Nella seconda parte il lavoro di Vestoso spicca il volo e indugia su tutto ciò che gira intorno a Gigione e al suo popolo. Spicca la provincia delle contrade, dei piccoli borghi centromeridionali nei dì di festa, il piccolo indotto economico degli stand gastronomici, il tripudio di caciocavalli impiccati, di salsicce arrostite, di zucchero filato.

Ovviamente, passato Gigione, passata la festa, la comunità si dissolve e i paesi tornano alla quotidianità noiosa e ai loro spazi vuoti. In questo momento del documentario emerge l’ uomo podolico, con la sua faccia di creta, con le sue rughe, i sorrisi sdentati e la donna podolica, con il suo trucco pesante, l’ abbigliamento esagerato e i suoi tacchi vorticosi. Un popolo, quello della terra dell’ osso, dimenticato, silenzioso, abbandonato dalle istituzioni e che probabilmente sarà determinante per stabilire il vincitore delle prossime elezioni. Un popolo conservatore, democristiano, che non ha molto, sogna Lu Postu e spende il suo tempo libero esaltandosi con le melodie di Luigi Ciaravola di Boscoreale, in arte Gigione.

 

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Avellino, arrivano palme e banani a Piazza Libertà

Finalmente anche Avellino diventa una città moderna, del terzo millennio. Finalmente riusciremo a toglierci di dosso quell’alone di provincialismo da sempre legato al capoluogo irpino. Ma nello stesso tempo arrivano anche proteste da Sel. La sinistra del piccolo comune democristiano dell’entroterra meridionale non ci sta e preferirebbe le noci di cocco. Avellino diventa un melting pot internazionale e finalmente diventa anche un po’ meno italiana.

Passeggiando per la nuova Piazza Libertà sembra di essere a Milano, a Tokyio o a Berlino. I cittadini vengono finalmente ripagati dalla regione e ora davvero non hanno niente da invidiare alle altre capitali europee.

L’idea geniale è stata inizialmente della multinazionale del caffè Starbucks, che ha portato una ventata esotica nella capitale della Padania, ma ora è arrivata fino in Irpinia dove già si pensa a un nuovo McDonald’s per allietare le serate degli avellinesi. Secondo indiscrezioni potrebbe arrivare anche Burger King. Insomma, da oggi siamo un po’ più cittadini, moderni, di mentalità aperta ed orgogliosi di essere irpini.

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Sondaggio “Irpino dell’anno”, vince De Mida.

Il sondaggio di Irpinia Paranoica che vedeva come concorrenti il Grande G, il vate della musica Gigione (irpino acquisito) e il calitrano Vinicio Capossela, ha decretato un netto trionfo per il primo con 70 punti di distacco su Gigione, il quale comunque si riconferma Re della musica irpina. Terzo Capossela e qualcuno ha invocato anche Milly D’Abbraccio, ingiustamente fuori gara.

Ennesima elezione vinta per il Grande G ed ennesima conferma che in Irpinia quando si tratta di votare l’esito è sempre scontato.

Per il 2017 non facciamo alcuna previsione a parte che poco  o nulla potrà muoversi rispetto alla situazione presente.

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Con il NO al referendum Avellino diventa provincia di Napoli

AVELLINO – Molti hanno scoperto soltanto ora che Avellino era una provincia a sé, la maggior parte della gente l’ha sempre confusa con Marzano di Nola. “Aonna” hanno risposto in linguaggio burino avellinese. Proteste dalla provincia di Napoli che si rifiuterebbe di amministrare l’osceno paesone piccolo borghese del Pd in caso di vittoria del No.

La minaccia arriva in tarda mattinata da Matteo Renzi. Il Grande G contento del passaggio, trasferirebbe il capoluogo di provincia a Sant’Angelo dei Lombardi, esattamente dentro al carcere. “Berghè l’Irpinia è com’a na galera, tutti ngi stannu malamendu ma nisciuni si ni volu i”.

Previsto anche il potenziamento dei pullman, ben 12 al minuto Piazza Macello – Piazza Garibaldi nella speranza che ad Avellino si dorma soltanto e che gli avellinesi non aprano mai più bocca.

 

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Avellino: “L’anno scorso hai guardato a sorema”, scoppia la rissa sotto ai platani

Ormai più di un rituale, una tradizione avellinese consolidata: rissa per motivi podolici legate agli sguardi sulle sorelle. Come nella caverne, invece siamo sotto ai platani. Cinque avellinesi tra i 20 e i 30 anni si sarebbero fiondati su un altro coetaneo visto in lontananza da Via de Conciliis urlando “PEPE!” e “AONNA”.

I cinque hanno preso a calci e pugni il ragazzo ma quando sono scesi i vicini e sono intervenuti i gestori del bar hanno negato tutto.

Atti vergognosi ma del resto, cosa c’è da fare ad Avellino? I ragazzi hanno infine confessato e hanno motivato l’aggressione dicendo: “Siamo tristi e depressi, non sappiamo come impiegare il tempo”.