AllegriAEboli

“Allegri che tra poco si muore”, un romanzo dal titolo ottimista per una provincia già morta

di Luigi Capone

Trattasi proprio di un romanzo vivo per una provincia già morta, fuori moda, fuori contesto. Un libro per chi non ha il tempo di leggere dovendo pensare agli stress quotidiani, un libro per sradicati, illusi trasferitisi all’estero o peggio ancora nel nord Italia; un libro per chi, avendo ormai coscienza e conoscenza di sé, varcata la soglia dei 33 anni, non ha paura a mettersi a nudo e a fagocitare mostri che riempiono queste pagine e finalmente era il caso di rendere oggetto di una discussione.

Un’intera estate di presentazioni-spettacolo in Alta Irpinia: tutto ha inizio fuori dall’Irpinia, nell’incantevole cornice di Montecorice nel Cilento, nella terrazza del ristorante di Nigel Lembo tra note blues sotto la luna con Antonio Maiuri e tuffi nel buio. Il tour irpino inizia nella glaciale e piovosa Frigento in luglio, poi Teora tra polemiche e foto nella sala consiliare, Ariano Irpino nella quasi indifferenza dei clienti del bar Irpinia, il gran casino di Villamaina con tanto di jam session e gozzoviglia fino alle cinque del mattino, Trevico con i suoi abitanti paranoici, con la casa della paesologia piena di gente improbabile – ma anche con la casa di Gianni Panzetta e della sua saggezza-, la festa del libro di Sant’Andrea di Conza – paese della birra e della sanità mentale – previa visita alla scala verso il nulla al confine con la Basilicata, lo Sponz Fest di Calitri con il suo vortice di personaggi ed eventi che ci ha risucchiati per giorni interi facendomi finalmente sbucare, quasi sorpreso, di nuovo al nord: in Emilia.

E’ in Emilia Romagna, infatti, che questo romanzo sta spiccando il volo. La prima data, quella del 2 novembre all’Osteria dello Scorpione di Bologna, è stata una performance musicale e recitativa appassionata, quasi irripetibile, un simposio notturno tra note famose e originali, cibo lucano ed emiliano, vino a piacimento.

La data a Modena alla libreria Ubik, dove i piccoli scrittori locali sono accorsi incuriositi e io parlavo non tanto di Irpinia, quanto di solitudine ed isolamento, le cifre del nostro tempo.

Aspettando ancora a Bologna la data del 10 agosto alla Confraternita dell’Uva (titolo evocativo preso da un libro di John Fante), il romanzo andrà a passare le vacanze di Natale al sud, vicino all’Irpinia, un pò più giù, ad Eboli, laddove Cristo non si è fermato e noi si, il 27 DICEMBRE AL BAR RIFRULLO, ORE 20.30. Sarà uno spettacolo sulla falsariga di quello allo Sponz Fest ma arricchito di nuovi spunti natalizi e non solo. La formazione al completo sarà: Luigi Capone e Francesco Prudente – voci narranti; Giulio Lardieri – basso elettrico melodioso; Enzo Perna – chitarra elettrica disturbata.

E’ un libro emigrante, che torna a casa a Natale e poi anche ad agosto. Quale miglior modo per ritrovarsi ubriachi sotto la neve e respirare l’aria del sud, quell’aria tante volte maledetta ma di cui bisogna nutrirsi di tanto in tanto, come un veleno, a piccole dosi ma intensamente.

 

Recensione di Giovanni Iozzoli: 

Il romanzo è in vendita al seguente link: 

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“Allegri che tra poco si muore”, un libro paranoico e irpino indirizzato a chi se n’è andato

Oggi mi sono sentito bene per quasi due secondi di fila.

Un chioschetto notturno abitato da ombre, la difficoltà a distinguere l’allucinazione dalla realtà, la precarietà totale di un’esistenza alla deriva, flashback e sensazioni di un moribondo che elabora un lungo testamento. Allegri che tra poco si muore è un romanzo che parla di una generazione e a una generazione. Quella dei nativi digitali, dei precari, degli emotivamente instabili, degli eterni adolescenti divenuti trentenni appassiti. È un’opera che parla di profondo Nord e di profondo Sud, dell’Italia e del mondo, in una teoria di personaggi e scene di genere che si susseguono come irrisolte comparse oniriche. Sono pagine sciolte di prosa spontanea, lasse narrative che danzano intorno a un nucleo, quello dell’amore per una ragazza e – perché no – del senso della vita. La cornice è quella di mille e più bar, che come piccoli limbi di penitenza disegnano situazioni grottesche. Amaro, intensamente depressivo, sconsolato e sconsolante, questo è però anche – inevitabilmente – un libro divertente, di una desolazione catartica che trova nella comicità il suo destino inesorabile.
Dalle solitudini irpine alla vuota vastità degli hinterland padani, si leva una voce narrativa arguta e dolente, che scrive un nuovo capitolo in quel grande e incompiuto libro ideale che è la letteratura dei relitti, degli emarginati, degli sradicati. Di coloro che, per usare la tragica autoironia di Tondelli, si ritrovano periodicamente afflitti dai disturbi dubitativi della decadenza.

LIBRO IN VENDITA AI SEGUENTI LINK:

CASA EDITRICE: https://www.artestampaedizioni.it/prodotto/allegri-che-tra-poco-si-muore/

IBS: https://www.ibs.it/allegri-che-tra-poco-si-libro-luigi-capone/e/9788864625935?inventoryId=111323145

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buiopaese

Il grande silenzio del piccolo paese

Non siamo a Dogville, siamo in altirpinia. Nessuno pensava che potesse succedere, nessuno. Lo sapevano tutti. Ma quando accadde fu come se tutti cadessero dalle nuvole. Spuntarono a uno a uno e si dileguarono presto. Restai io a vegliare sulla panoramica triste, buia e senza senso costruita coi soldi pubblici da dare a chissà quale architetto, appena inaugurata e già maledetta, dove si era consumato l’ennesimo suicidio. Se fossimo stati a Dogville prima o poi sarebbe arrivato il giustiziere e avrebbe fatto fuori tutti. In altirpinia invece non c’erano giustizieri. Spuntò fuori la notizia che il Grande G voleva ricandidarsi alla Camera dei Deputati all’età di 90 anni e dopo quasi altrettanti passati in politica.         Era appena iniziata la scuola, erano appena svaniti i fumi alcolici estivi misti a salsedine unta di fogna, sabbia del colore delle cicche di sigarette e ombrelloni dei gelati messi a cazzo davanti alle auto col radiatore in fiamme per i 200 km di autostrada fatti in coda sotto il sole.

Nel piccolo paese erano ancora in festa. C’era qualche cerimonia assurda ancora da celebrare. Forse c’era una serata con Gigione in qualche paese dal nome altrettanto assurdo. I cosiddetti giovani stavano andando ad affollare le città del nord per cercare di diventare ricchi facendo finta di studiare in un’università prestigiosa coi risparmi dei genitori e i trentenni invece andavano nelle stesse città cercando di insegnare nelle scuole, unico collocamento possibile in una desolazione lavorativa come la nostra. Perché la gente continuava ad ammazzarsi? Era questa la domanda che si facevano increduli gli abitanti del villaggio. Come se non fosse ovvio, come se non sapessero la risposta, come se non sapessero di essere dei morti ambulanti. “Spero che la morte mi trovi vivo”, disse un tale. Ebbene con questi qua la morte non avrebbe dovuto fare una gran fatica, avrebbe solo dovuto deporre le loro ceneri in una bara.

Io coi miei problemi di sfratto in una fottuta città del nord, io con mio padre all’ospedale giù al sud, io coi miei amici morti di pena, io coi miei pensieri in testa, in cancrena. Cercavo di lottare. Col mio posto di lavoro super precario. Non c’era una sola cosa destinata a durare. Sapevo che non sarebbe finita bene per uno come me -ma nemmeno per il cazzo – però continuavo a lottare. Questa era la differenza tra me e tutti gli altri. Avevo bisogno di chiamare quel mio amico. Ma non c’era più. Dovevo disabituarmi a pensare che in ogni momento avrei potuto chiamarlo perché non c’era più. Mi ero almeno abituato all’idea che non avrei mai potuto farcela nella vita e ciò mi andava bene lo stesso. Ogni giorno, in ogni caso, mi trovavo di fronte a una scelta. La mia libertà consisteva nel fatto che in entrambi i casi mi sarei trovato bene. Nella merda, nell’inferno, nel paradiso o tra le stelle. Mi sarei trovato bene lo stesso. Questo è quello che accade quando non hai più sogni. Muori. E tiri avanti. Ma alcuni preferiscono farla finita del tutto, anche fisicamente, per essere coerenti.  Noi non siamo coerenti, viviamo nel paradosso della nostra esistenza. La vita è solo una botta di culo nel caos, per chi ce l’ha. La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte. Come diceva Celine.

Fine.

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Sondaggio “Irpino dell’anno”, vince De Mida.

Il sondaggio di Irpinia Paranoica che vedeva come concorrenti il Grande G, il vate della musica Gigione (irpino acquisito) e il calitrano Vinicio Capossela, ha decretato un netto trionfo per il primo con 70 punti di distacco su Gigione, il quale comunque si riconferma Re della musica irpina. Terzo Capossela e qualcuno ha invocato anche Milly D’Abbraccio, ingiustamente fuori gara.

Ennesima elezione vinta per il Grande G ed ennesima conferma che in Irpinia quando si tratta di votare l’esito è sempre scontato.

Per il 2017 non facciamo alcuna previsione a parte che poco  o nulla potrà muoversi rispetto alla situazione presente.

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De Mita-Renzi su LA7, maxischermo a Nusco

NUSCO – L’attesa è spasmodica. In Piazza Natale è stato installato un maxischermo di 6 metri per 13 per assistere all’incontro come a una finale dei mondiali, ma sembra più l’incontro tra il Bene e il Male, parafrasando Rocky 4 sembra l’incontro tra Matteo Ivan Drago Renzi e Ciriaco Rocky De Mita, lo stallone nuscano.

L’incontro è previsto per le 22:30 su la7, l’arbitro sarà Enrico Mentana. In tribuna presente anche il Presidente della Repubblica Mattarella, pronto ad applaudire “Il vecchio leone della DC”.

Ci siamo quasi, a Nusco spunta anche qualche bandiera scudocrociata degli anni ’60 originale. Dei cimeli.

E’ il momento della verità. Nusco contro Firenze. Il No contro il Sì. Il passato della DC contro il futuro della DC. Tresette o Briscolone.

CIRIACO RENZI SHOW.

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Alta Irpinia come il Nebraska: lo dice la scienza (cronaca di una giornata triste).

Specchio di pioggia e asfalto ci naviga dentro il cielo grigio bianco acqua e cielo. Le parole di Cristina Donà sintetizzano perfettamente il clima grigio e mesto che mi aspetta.

Mi avvicino a Nusco in una giornata tremenda, acqua e grigio mi avvolgono, piove a dirotto, fa freddo. L’alta Irpinia mi accoglie con il suo viso più paranoico, ovviamente. Incontro il caro Antonio, scendo dall’auto, sono già inzuppato, lo saluto e si parte. Prima tappa, in una Nusco deserta e zeppa di cantieri, Tattalino, il barbiere del paese, ed entriamo in un’altra dimensione. Sembra di stare alla sagra del vino di Vallicelli, foto podoliche, morti, vivi, il Mammasantissima del posto (e de Lu Postu) in bella mostra, la radio su Radio Magic 2 trasmette Liscio Festival, è un clima bonario. Antonio ne approfitta per una spuntatina alla barba, l’uomo è simpatico ed estremamente disponibile ed innamorato della maglietta di IP. Salutiamo Tattalino ed entriamo in un bar. È il primo di una lunga serie. Segue dibattito serrato tra barista e avventori, potremmo trarre un documentario, il discorso è interessante. I giovani clienti sono perplessi sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Non saranno gli unici.

Il paese è spettrale, non c’è anima viva, anche tra i pochi sopravvissuti non c’è anima viva. Meglio tornare più tardi. Ripartiamo, altri bar, in un noto bar della guida del Gambero sbronzo in aperta campagna, un signore baffuto ribadisce con forza la sua contrarietà. Veniamo accolti quasi dovunque con buffa curiosità. Rapido passaggio a Lioni, e poi dritti in una delle capitali di IP: Cairano.

Raccogliamo opinioni tra le poche persone incontrate, ovviamente tutte contrarie. Entriamo nel Regno del caro Ngiulino, passiamo momenti di ilarità, tra le solite opinioni ostinate e contrarie. Salutiamo la Rupe e torniamo alla base, il solito scenario da film horror, assistiamo a un dibattito interessante e colto tra una professoressa e degli alunni, viene scomodato Ulisse, ascoltiamo divertiti.

Il tour barri barri termina con una confessione di uno dei pochissimi favorevoli alla liberalizzazione delle droghe leggere. In conclusione, cambia il mondo, cambiano le leggi, ma la forma mentis dell’homo podolicus è immobile. Più conservatore di Trump, più bigotto di un bovaro del Nebraska, più proibizionista di un mormone dello Utah. Sembra l’America profonda, ma in fondo è sempre e solo la solita Irpinia Paranoica.

 

 

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Seppuccio: “Sono contrario al superamento del bicameralismo perfetto”.

REFERENDUM IN IRPINIA – Arriva in tarda  nel bel mezzo della sagra dei caciocavalli impiccati di Bagnoli Irpino l’affondo del noto cantautore di Sturno che si schiera per un “basta ca ce sta lo puorco” categorico a proposito del referendum costituzionale.

L’artista ha inoltre ricordato che “te facesse a carne e soppressata” qualora il referendum dovesse ostacolare l’allevamento di suini.

Molto fermento. Tutto questo mentre si aspetta il confronto televisivo tra sua santità il Grande G e il bischero fiorentino suo allievo.

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Quando c’era il compagno Berlusconi

 (ricordi di una militanza antiberlusconiana)

“L’illusione più grande che ci ha venduto Berlusconi è stata l’antiberlusconismo”, così scriveva il Manifesto. Ma se l’antiberlusconismo è morto ci ha lasciato anche tanti altri ricordi di quel piccolo mondo corrotto “un po’ cazzaro”. Ci ha lasciato suo figlio Renzi, giovane massone fiorentino populista e antidemocratico acclamato dalla #sinistra e dalla #destra. Un capolavoro politico. Adesso sì che Berlusconi si è davvero comprato tutti, avremmo detto.

Ah! Come dimenticare i bei tempi dei girotondi contro Berlusconi per l’articolo 18 abolito poi da Renzi, con Nanni Moretti in piazza che con la sciarpetta rossa urlava: “questa sinistva con questa classe divigente, non vincevà mai”.

Il NO dei militanti giunti a piazza San Giovanni (persino noi dall’Irpinia e da Nusco) con un pullman pagato dalla CGIL per dire NO al referendum costituzionale, alla riforma della scuola, alla riforma della giustizia e al ponte sullo stretto di Messina.

Il concertino alla festa dell’Unità in paese con tanto rock politicizzato e salsicce alla brace.

Ma ricordo anche il compagno Bertinotti, convertitosi poi a Comunione e Liberazione, che beveva champagne con Bruno Vespa e Valeria Marini mentre indagava sul disagio della classe operaia.

Roberto Benigni alla tv contro tutto ciò che avrebbe fatto il governo Renzi.

I Modena City Ramblers al primo maggio con Cofferati acclamato come uno star londinese. La prima kefiah.

E come dimenticare l’entusiasmo per l’ingresso nell’euro, nonostante il professor Prodi l’avesse barattato in cambio di sangue e sacrifici. Come dimenticare la sua frase: “Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”. Senza sapere che non avremmo mai più lavorato né visto euro.

L’ho capito anch’io, confesso, con troppi anni di ritardo. Il vero comunista è stato Silvio Berlusconi, tutti gli altri dei grandissimi paraculi, quelli che dopo la morte di Dario Fo hanno continuato ad offenderlo. Berlusconi ha fatto di più per il comunismo che diecimila Bertinotti. Lenin gli sarebbe stato riconoscente.

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GIGIONE BATTE CAPOSSELA – VIDEO E FOTO

Una giornata che rimarrà nella storia della cultura irpina. L’evento dell’estate irpina 2016 e direi anche dell’ultimo decennio: Gigione, all’anagrafe Luigi Ciavarola, 70 anni (e non li dimostra), di Boscoreale (NA) si è esibito nella piazza centrale di Chiusano di San Domenico davanti a una follia di quasi 10mila persone. La bellezza del borgo di Chiusano di San Domenico con la sua musica con la sua musica non ha rivali. Il liscio romagnolo trapiantato a Calitri perde contro la melodia chiusanese. Netta sconfitta per tutta l’Alta Irpinia. La cultura regna nella Media Valle del Calore, la vera regina del turismo, e il suo cuore è Chiusano.

Arriviamo alle ore 17:00. Parcheggiamo poco distante dal centro del paese dietro una già lunga fila di macchine. Un bel paese pieno di bar, uno ogni tre metri. Ci accolgono bene al Bar New Generation, dove si parla di Irpinia Paranoica e bevono amaro, ne beviamo uno anche noi.

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In attesa del mega evento della sera ci avviciniamo al furgoncino di “o parente” che taglia “musso ri puorco” condito con abbondante sale e limone. Ne prendiamo una bella vaschetta in plastica e la mangiamo tra il marciapiede e l’asfalto, mentre mi portano una Peroni calda.

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L’emozione è troppa. La signorina del bar mi concede di collegarmi alla rete wi-fi dal mio cellulare morente e così posso finalmente pubblicare una foto del palco di Gigione su Facebook.

Fuochi d’artificio folgoranti. Veniamo a conoscenza del fatto che si esibiranno anche i figli di Gigione, Joe Donatello e la bella Menaìt e aumenta l’attesa. Sale sul palco Joe Donatello e con “Giovanna ‘a minigonna” esplode la piazza e Zi Nicola si scatena in una danza forsennata. Da vedere al link: https://www.facebook.com/gina.sessa.9/videos/1824527827778971/

Pura gioia. Le nostre menti iniziano a ripercorrere i successi di Gigione come “Padre Pio”. “O ballo r’o cavallo”, ma soprattutto “’A campagnola”, siamo tutti in attesa di ascoltarla e di vederla “cu chelle zizze a fore”. Comm’è bella ‘a campagnola! E siamo campagnoli podolici ruspanti pure noi. Pronti per “o ballo r’o cavallo” con una chiusanese.

Non avete idea di cosa vuol dire, soprattutto se siete tra quegli avellinesi radical chic che in massa vanno a mangiare le cannazze insipide a Calitri.  Gigione rappresenta il “paese reale”, rappresenta la VERA IRPINIA, le nostre vere radici, le nostre vere tradizioni popolari e la nostra vera indole.

E poi appare Gigione sul palco con il suo leggendario cappellino.

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È un tripudio di gioia.

Il primo pezzo è “Bella ciociara”, indimenticabile ballad dalle atmosfere esotiche.

Si prosegue con Zinico e poi a sorpresa arriva “a campagnola”. Mi tuffo nel pubblico, si poga. Ma non ho il tempo di respirare che arriva la celeberrima “Papa Francesco” seguita da “Cicirinella”. Mi manca il fiato. È un’ondata di giovani disadattati, ottantenni e famiglie con passeggini che danzano.

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Un’altra sorpresa subito dopo, il medley di “il ballo del pisello” e “o ballo r’o cavallo”. Una bella novità. E proprio mentre la stavamo aspettando arriva anche la meravigliosa cover di Alvaro Soler, “Sofia”, sembra un sogno. Ormai siamo tutti ubriachi e felici e ci sbrodoliamo il musso di puorco addosso dalla gioia. Siamo tutti unti e sudati. E mentre mangiamo avidamente il musso di puorco in vaschetta Gigione ci delizia con “a mulignana”. Cantiamo e mangiamo puorco. Dopo l’assaggio inizia di “o ballo r’o cavallo” il nostro Ciavarola ci suona anche “o ballo r’o cavallo intera” innescando un forsennato trenino con proprio lui, il genio di Boscoreale capofila.

“Abbiamo capito che la sua fonte di ispirazione è Mick Jagger” osserva acutamente un fan sulle note di “Lauretta”, seguita da “Gino il camionista”. Bella anche “l’uccellino della comare”, l’artista non sbaglia un colpo, non delude in nessun pezzo.

Prosegue la scaletta in ordine con À carcioffola, O surdato nnammurato, Trapanarella, Letizia. A dir poco fantastica a chiudere la performance de “la molisana” di cui abbiamo anche un video.

Il concerto dura soltanto due ore, trascorse letteralmente in un attimo e andiamo in cerca di autografi. Proviamo a dare la maglietta di Irpinia Paranoica a Gigione ma il nostro grande Ciavarola fugge via tra le fans in delirio. Tuttavia concede le foto a tutti i fans e non si risparmia assolutamente.

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Andremo a vederlo sicuramente alla prossima sagra o festa patronale, forse lo seguiremo in tour a Greci.

Tornando per le curve penso che vorrei trasferirmi a Chiusano. Complimenti a tutti e grazie per la serata. Per le curve di Montemarano supero il posto di blocco dei carabinieri con l’etilometro e finalmente posso dire che ce l’ho fatta. La storia è stata fatta. Posso morire felice. Ho visto Gigione. Ho mangiato lu musso ri puorco. Sono stato con persone fantastiche. Mi dispiace tornare indietro.

Sarebbe ora che la vera Irpinia pensi di dare la cittadinanza onoraria a Gigione in quest’altra parte dell’Irpinia, più genuina, più accogliente, più verde e più affascinante.

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L’allucinazione dei caciocavalli galleggianti – VIDEO

L’Irpinia è una terra di provoloni e psicofarmaci. Di visioni oniriche e incubi. Di anime galleggianti, sospese a mezz’aria tra il bosco e i cavi dell’elettrodotto. Una terra troppo piena di eternit e ciarpame, troppo spoglia di occasioni, di speranze e di creatività. Nel video che vi proponiamo, “Irpinia I dream of you” di Alex Dragulescu (2007), l’Irpinia viene finalmente ripulita da trentasei anni di orrenda edilizia post terremoto e viene ridotto a un’essenza metafisica. Selva e caciocavalli. Caciocavalli che non sembrano provenire dalle mucche ma dall’aria. La visione onirica di Dragulescu si spinge anche oltre, proponendo un’Irpinia ancestrale, quella dell’inizio dei tempi. Niente disboscamenti a favore di campi di grano e pale eoliche ma selve incontaminate, boschi, verde pastello che riempie tutto. Niente mitizzazioni stile Vinicio Capossela, niente campi di grano e treni. Niente presuntuose velleità turistiche. Niente impiccati. Niente paesi morti, i paesi sono totalmente assenti.  Potremmo scavare anche oltre e riconoscere in quelle teste di caciocavalli le teste degli irpini assopiti, sonnecchianti, sempre in ferie, sedati e trasognanti. Potremmo riconoscere in quelle pance di caciocavallo la pancia dell’irpino con lo stipendio, con un lavoro blando, una vita quasi nulla, la testa nel pallone. Il provolone che viaggia nello spazio. L’abisso siderale dei formaggi e dei pecoroni, dei vitelloni immersi in un assordante silenzio pre industriale.

Dragulescu, insomma, prima di rappresentare l’Irpinia ha cancellato tutto, e così siamo rimasti soltanto noi. Quelli che emigrano, quelli che dormono, quelli che non ci sono più. Godetevi questo video e rilassatevi. Relax and watch.

Audio by Populous
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Visuals by Alex Dragulescu