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Il grande silenzio del piccolo paese

Non siamo a Dogville, siamo in altirpinia. Nessuno pensava che potesse succedere, nessuno. Lo sapevano tutti. Ma quando accadde fu come se tutti cadessero dalle nuvole. Spuntarono a uno a uno e si dileguarono presto. Restai io a vegliare sulla panoramica triste, buia e senza senso costruita coi soldi pubblici da dare a chissà quale architetto, appena inaugurata e già maledetta, dove si era consumato l’ennesimo suicidio. Se fossimo stati a Dogville prima o poi sarebbe arrivato il giustiziere e avrebbe fatto fuori tutti. In altirpinia invece non c’erano giustizieri. Spuntò fuori la notizia che il Grande G voleva ricandidarsi alla Camera dei Deputati all’età di 90 anni e dopo quasi altrettanti passati in politica.         Era appena iniziata la scuola, erano appena svaniti i fumi alcolici estivi misti a salsedine unta di fogna, sabbia del colore delle cicche di sigarette e ombrelloni dei gelati messi a cazzo davanti alle auto col radiatore in fiamme per i 200 km di autostrada fatti in coda sotto il sole.

Nel piccolo paese erano ancora in festa. C’era qualche cerimonia assurda ancora da celebrare. Forse c’era una serata con Gigione in qualche paese dal nome altrettanto assurdo. I cosiddetti giovani stavano andando ad affollare le città del nord per cercare di diventare ricchi facendo finta di studiare in un’università prestigiosa coi risparmi dei genitori e i trentenni invece andavano nelle stesse città cercando di insegnare nelle scuole, unico collocamento possibile in una desolazione lavorativa come la nostra. Perché la gente continuava ad ammazzarsi? Era questa la domanda che si facevano increduli gli abitanti del villaggio. Come se non fosse ovvio, come se non sapessero la risposta, come se non sapessero di essere dei morti ambulanti. “Spero che la morte mi trovi vivo”, disse un tale. Ebbene con questi qua la morte non avrebbe dovuto fare una gran fatica, avrebbe solo dovuto deporre le loro ceneri in una bara.

Io coi miei problemi di sfratto in una fottuta città del nord, io con mio padre all’ospedale giù al sud, io coi miei amici morti di pena, io coi miei pensieri in testa, in cancrena. Cercavo di lottare. Col mio posto di lavoro super precario. Non c’era una sola cosa destinata a durare. Sapevo che non sarebbe finita bene per uno come me -ma nemmeno per il cazzo – però continuavo a lottare. Questa era la differenza tra me e tutti gli altri. Avevo bisogno di chiamare quel mio amico. Ma non c’era più. Dovevo disabituarmi a pensare che in ogni momento avrei potuto chiamarlo perché non c’era più. Mi ero almeno abituato all’idea che non avrei mai potuto farcela nella vita e ciò mi andava bene lo stesso. Ogni giorno, in ogni caso, mi trovavo di fronte a una scelta. La mia libertà consisteva nel fatto che in entrambi i casi mi sarei trovato bene. Nella merda, nell’inferno, nel paradiso o tra le stelle. Mi sarei trovato bene lo stesso. Questo è quello che accade quando non hai più sogni. Muori. E tiri avanti. Ma alcuni preferiscono farla finita del tutto, anche fisicamente, per essere coerenti.  Noi non siamo coerenti, viviamo nel paradosso della nostra esistenza. La vita è solo una botta di culo nel caos, per chi ce l’ha. La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte. Come diceva Celine.

Fine.

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Avellino, arrivano palme e banani a Piazza Libertà

Finalmente anche Avellino diventa una città moderna, del terzo millennio. Finalmente riusciremo a toglierci di dosso quell’alone di provincialismo da sempre legato al capoluogo irpino. Ma nello stesso tempo arrivano anche proteste da Sel. La sinistra del piccolo comune democristiano dell’entroterra meridionale non ci sta e preferirebbe le noci di cocco. Avellino diventa un melting pot internazionale e finalmente diventa anche un po’ meno italiana.

Passeggiando per la nuova Piazza Libertà sembra di essere a Milano, a Tokyio o a Berlino. I cittadini vengono finalmente ripagati dalla regione e ora davvero non hanno niente da invidiare alle altre capitali europee.

L’idea geniale è stata inizialmente della multinazionale del caffè Starbucks, che ha portato una ventata esotica nella capitale della Padania, ma ora è arrivata fino in Irpinia dove già si pensa a un nuovo McDonald’s per allietare le serate degli avellinesi. Secondo indiscrezioni potrebbe arrivare anche Burger King. Insomma, da oggi siamo un po’ più cittadini, moderni, di mentalità aperta ed orgogliosi di essere irpini.

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Da Nusco alle Ande, Giriago sei grande

Garibaldi l’eroe dei due mondi, Che Guevara il rivoluzionario comunista. Ciriaco De Mita il profeta della dottrina cattolica adattata al capitalismo sulle orme di Don Sturzo.

Il pericolo comunista era in agguato in tutto l’occidente non ancora conquistato dal Patto Atlantico. La sua diffusione era così capillare che la voce arrivò persino in ogni singolo paese e frazione dell’entroterra dell’Italia meridionale, lì dove negli anni ’50 la lotta dipinta da Guareschi tra il sindaco comunista Peppone e il parroco democristiano Don Camillo era ridotta però a un’egemonia incontrastate del secondo. Secondo una famosa canzone di Gaber “Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia”, invece da quelle parti “nessuno era comunista perché era nato in Irpinia”. Era l’epoca in cui veniva sconfitto Fiorentino Sullo e saliva al trono Ciriaco De Mita, e con lui Biagio Agnese diventava direttore della RAI, la P2 era viva e vegeta come non mai. Era l’epoca del divino Giulio, Belzebù, delle stragi e dei posti fissi. La spettacolare prima repubblica. Era un’altra era, era tutto più semplici e anche la gente era più vera.

Si votava in maniera molto semplice, quasi automatica, “croce sopra a croce” e non ci pensavi più. Era l’epoca dei “comunisti drogati che facevano le orge” e qualcuno di loro aggiungeva “magari!”, perché da che mondo è mondo il comunista lavora tanto e tromba tanto poco (lo ricordava anche il grande Carlo Monni in una sua poesia). Era l’epoca in cui l’Italia era come il mio quartiere, dove la Democrazia Cristiana prendeva il 96% e il Partito Comunista il 4%, i tempi d’oro dell’Italia, anzi degli italiani che hanno vissuto in quegli anni. Era l’epoca dei comunisti che erano gli unici a rimanere disoccupati e qualcuno di loro di conseguenza finiva per entrare nella cerchia dei cosiddetti pazzi del paese, chiamati anche i “Mao Mao”, una tribù terrorista filo-cinese.

Il paese in questione era diviso in due parti come Berlino, la parte ovest, corrispondente con la cattedrale e le rovine del castello, era frequentata dai democristiani con passeggino, gelatino e maglioncino sulle spalle, abituati a giocare a carte davanti alla sezione della Democrazia Cristiana, poi del PPI, poi della Margherita, oggi del Pd (ma è vuota, la catena si è interrotta con il Pd). La parte est era invece piena zeppa di comunisti, iniziava con la sezione della sinistra giovanile che era uno stanzino buio di 10 metri quadrati e terminava con i giardinetti pubblici dove i filosovietici erano soliti fumare erba. Inutile aggiungere che anch’io stavo nei giardinetti ( e che forse non ero nemmeno comunista ma tale mi ritenevano i democristiani e viceversa; nel dubbio stavo coi comunisti ). Non fate come me! Votate DC sin dall’inizio che troverete lavoro nei dintorni del vostro quartiere senza dover emigrare. In quell’epoca si diceva anche che la marijuana fosse satanica, nel senso che potesse modificare l’animo umano facendolo tendere al maligno. Anche a bere, nei bar bevevano solo i comunisti. I democristiani invece, con il loro stipendio ricco, ogni sabato sera andavano nei night club sulla litoranea a bruciare soldi appresso a quattro ballerine che non gliela davano neanche, lasciando le mogli a casa davanti alla tv.

Commoventi le militanze di intellettuali ingombranti in tutti i sensi come Giuliano Ferrara con Lotta Continua e di Giovanni Lindo Ferretti punk comunista leader dei CCCP – Fedeli alla linea armato sulle barricate durante la rivoluzione portoghese, entrambi poi fondatori della lista conservatrice cattolica “Aborto No Grazie”. Oggi il primo scrive sul Foglio, il secondo sull’Avvenire. Tanti sono quelli che ricordiamo che hanno cambiato casacca e identità ma nessuno si ricorda di Paolo Gentiloni, un comunista anonimo di cui mai nessuno aveva sentito parlare fino a quando non è diventato fiorellino e centrista, quindi ministro e quindi Presidente del Consiglio dei Ministri dopo le finte dimissioni di Matteo Renzi, il boy scout di Licio Gelli. Nessuno si ricordava nemmeno della militanza comunista di Vincenzo De Luca, messo in quarta fila nelle poche foto in bianco e nero dell’epoca reperibili su internet, uno che  ha meritato l’appellativo di “sceriffo”, eternamente indagato, saldamente ancorato a quella scrivania dalla quale parla appare composto sulla sua emittente privata locale scatenando la fantasia dei telespettatori, per cui è facile paragonarlo a un personaggio immaginario a metà strada tra Il Padrino è Totò della Banda degli onesti.

I fascisti invece, semplicemente non c’erano (quelli sono venuti prima e dopo) oppure si nascondevano bene. Almeno in paese, bastava nominare le teorie centriste popolariste di Don Sturzo per eliminare comunisti e fascisti in un colpo solo. O forse i fascisti sono questi che abbiamo nominato finora ma ci hanno preso per il culo talmente bene che non ce ne siamo accorti. Sì, perché, in tutti questi anni, ci hanno convinti del fatto che la dittatura possa essere solo di estrema destra o di estrema sinistra, mai di estremo centro.

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Sondaggio “Irpino dell’anno”, vince De Mida.

Il sondaggio di Irpinia Paranoica che vedeva come concorrenti il Grande G, il vate della musica Gigione (irpino acquisito) e il calitrano Vinicio Capossela, ha decretato un netto trionfo per il primo con 70 punti di distacco su Gigione, il quale comunque si riconferma Re della musica irpina. Terzo Capossela e qualcuno ha invocato anche Milly D’Abbraccio, ingiustamente fuori gara.

Ennesima elezione vinta per il Grande G ed ennesima conferma che in Irpinia quando si tratta di votare l’esito è sempre scontato.

Per il 2017 non facciamo alcuna previsione a parte che poco  o nulla potrà muoversi rispetto alla situazione presente.

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Referendum, vince De Mita. “No” al 96%. “Sostituisco Renzi”.

La notizia è arrivata direttamente da Nusco dove si festeggerà tutta la notte per la vittoria di De Mita al referendum. Nel comune altirpino la percentuale di votanti è stata del 99% e i NO sono stati il 102%, record storico.

I Giriaghi lo stanno incoraggiando e formare un nuovo governo per sostituire Renzi. Ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore.

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Incredibile. Scienziati provano l’esistenza di San Mango sul Calore.

La notizia arriva direttamente dal CERN di Ginevra, dove sotto sollecitazione di G.F., irpino emigrato in svizzera negli anni ’80, era partita nel ’94 la ricerca per  l’individuazione di forme di vita a San Mango.

Il Cern ha infatti elaborato un sofisticatissimo rilevatore di particelle che attraverso una lunga serie di prove oggi è arrivato ad individuare ben quattro abitanti a San Mango, compreso il sindaco.

Le indagini continuano e la NASA è talmente incuriosita che sta pensando di mandare una sonda a San Mango, rinominato GrandeGRK4XALFA02,  sfruttando l’attrazione gravitazionale di Chiusano.

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Lapo Elkann, l’escort transessuale è originaria di Scampitella.

La notizia arriva in mattinata, in paese non si parla d’altro. L’escort transessuale delle notti focose con Lapo, C.M. 29 anni, sarebbe originaria di Scampitella, lo riportano gli anziani del posto. Sebbene di cittadinanza americana, avrebbe infatti una zia di Scampitella e forse un prozio di Villanova del Battista.

Stessa cosa vien detta nel borgo di Villanova del Battista dove si contesta la paternità dell’ormai celebre escort. Siamo in attesa di ulteriori aggiornamenti.

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Sant’Angelo dei Degradi, ultimo episodio della Sagra

Parcheggio selvaggio, arrivi in piazza e trovi le bancarelle dei marocchini, di tielle e di ogni accessorio inutile. Poi nell’angusto centro storico dove si faceva difficile scorgere i mini stand. Cafonazzi e napoletani a destra e manca. Niente di invitante per poterti fermare a mangiare. Caciocavalli impiccati in ogni dove. Gente riunita sotto il palco del cristo a ballare andiamo a comandare. Un bazar di Tunisi è assai più ordinato. Gli unici a non essere fuori luogo sono proprio i marocchini e la loro mercanzia.

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Il Degrado Massimo arriva quando i ragazzini ubriachi iniziano a cantare la nota hit commerciale “Andiamo a comandare” con la statua di Cristo che li guarda a braccia aperte.

https://www.facebook.com/ildivino31/videos/10211059361270739/?hc_ref=PAGES_TIMELINE

La Sagra delle Sagre poteva essere solo a Sant’Angelo dei Sant’Angeli, perché qui ci si sente superiori agli altri paesi senza nessun senso logico, e ci si sente quindi superiori alle sagre di Montella, Bagnoli e Cassano. Sant’Angelo dei Sant’Angeli perché è più Sant’Angelo di Sant’Angelo all’Esca, di Sant’Angelo a Scala, di Sant’Angelo a Cupolo e degli altri Sant’Angeli. È il migliore Sant’Angelo del mondo. È Sant’Angelo über alles. Uffici pubblici e carne ri puorco.

Qualche fascista scrive su Facebook “boia chi molla”, e “sant’angelo fino alla fine”. Un paese completamente fuori dal mondo e dalla realtà.

 

 

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Donald Trump ha una zia di Atripalda. Festa in paese.

Grande festa ad Atripalda dove il professor G.N. è riuscito a stabilire attraverso accurati studi dell’albero genealogico che Donald Trump ha una zia irpina, precisamente di Atripalda, la quale a sua volta avrebbe origini di Lacedonia.  Si tratterebbe di F.C., 79 anni, vedova. La notizia è quasi certa. Insomma il nuovo Presidente degli USA è quasi irpino di sangue, come capita spessa anche con le celebrità del mondo dello spettacolo.

Un altro orgoglio tutto nostro. Si attende adesso e si spera che “the Donald” si ricordi delle sue origini che saluti il paese della bassa irpinia o che addirittura venga a visitarlo. Un’altra occasione per rilanciare il turismo made in Irpinia.