GigioneMercogliano

Essere Gigione : della grazia, del tedio e della morte (soprattutto) del vivere in provincia

Movieplex di Mercogliano, proiezione di Essere Gigione, sala abbastanza piena, molti fans del Bruce Springsteen di Boscoreale.
Il documentario è incentrato sulla figura e sulla vita incredibile di Gigione ma a ben vedere l’occhio del regista sannita Valerio Vestoso si gira intorno e cerca di capire soprattutto altro. E cioè, come mai questo anziano signore dell’ hinterland napoletano colleziona centinaia di serate all’ anno e ha ipnotizzato ampie fette di pubblico delle terre podoliche, Irpinia in testa, con testi e melodie semplici semplici? Perché Gigione, nonostante non abbia una cultura eccelsa è un uomo scaltro, ha capito moltissimo dell’ uomo podolico. All’ uomo semplice ha proposto cose semplici, un po’ di religiosità terra terra (che è la religiosità popolare, il culto dei santi, la figura della Madonna, l’ adorazione per un Papa pop come Bergoglio), un mare di allusioni sessuali e il gioco è fatto.

La prima parte è incentrata sul ritratto dello chansonnier vesuviano, che emerge anche dalle parole estasiate della sua crew di musicisti. Per i suoi collaboratori Gigione è un Dio in terra e ha rivoluzionato la musica italiana. Il fenomeno Gigione viene sviscerato in tutte le sue sfaccettature, nel rapporto con il pubblico, nelle TV private, persino a tavola con la famiglia. Non c’ é mai spazio per attimi privati, anche con la sua famiglia non esiste Luigi Ciaravola, esiste solo Gigione, la pianificazione di serate, prove, una vita intensissima. Nella seconda parte il lavoro di Vestoso spicca il volo e indugia su tutto ciò che gira intorno a Gigione e al suo popolo. Spicca la provincia delle contrade, dei piccoli borghi centromeridionali nei dì di festa, il piccolo indotto economico degli stand gastronomici, il tripudio di caciocavalli impiccati, di salsicce arrostite, di zucchero filato.

Ovviamente, passato Gigione, passata la festa, la comunità si dissolve e i paesi tornano alla quotidianità noiosa e ai loro spazi vuoti. In questo momento del documentario emerge l’ uomo podolico, con la sua faccia di creta, con le sue rughe, i sorrisi sdentati e la donna podolica, con il suo trucco pesante, l’ abbigliamento esagerato e i suoi tacchi vorticosi. Un popolo, quello della terra dell’ osso, dimenticato, silenzioso, abbandonato dalle istituzioni e che probabilmente sarà determinante per stabilire il vincitore delle prossime elezioni. Un popolo conservatore, democristiano, che non ha molto, sogna Lu Postu e spende il suo tempo libero esaltandosi con le melodie di Luigi Ciaravola di Boscoreale, in arte Gigione.