CoppiBartali

Il Giro d’Irpinia e il treno dei desideri

11 maggio 2016. Torna a passare il Giro d’Italia, per la terra del mihannocostrettoapassarediqui. La terra del mai in cima alle classifiche e mai troppo in basso in modo da darsi una spinta dal fondo per risalire.  Eccoci qui. Attraversate l’Ofantina, ciclisti. Fate vedere i nostri paesaggi su Raitre. Magari asfalteranno qualche tratto nella notte apposta per il vostro passaggio. La terra dell’anonimato e della mediocrità che passa inosservata, delle ville degli svizzeri in campagna. La terra il cui unico primato è quello dei suicidi nel centro-sud. Non c’è niente di esaltante da dire e in effetti potrei chiudere qui questo articolo.

Però l’Irpinia forse qualche (quasi) primato ce l’ha. A parte i suicidi, siamo anche una delle poche zone non turistiche d’Italia. Nello stesso tempo siamo una delle zone che più cerca di pubblicizzarsi sui media mentendo con Photoshop e deludendo gli eventuali avventori malcapitati qui.  Qui si è sempre in attesa che passi qualcuno a ritrovarci e salvarci. La Valle del Sele. Una conca umida, una fossa paludosa, ricca d’acqua, povera di luce solare e di allegria. Ricca anche di cemento armato. Caposele si vanta addirittura di avere la prima casa in cemento armato d’Italia. Materdomini, la speranza di un turismo da pellegrinaggio che cerca di raggiungere i fasti di San Giovanni Rotondo, senza competizione. Un santuario che sembra un centro commerciale. Calabritto e la speranza che Quaglietta diventi Capri.

Lioni-Sant’Angelo, i luoghi della burocrazia e dei commercianti, che si stringono intorno alla speranza che Rosetta D’Amelio possa diventare la loro Musa. La loro eroina. La continuatrice dell’opera di colonizzazione feudale attuata da Ciriaco De Mita per mezzo secolo. Dalla DC al PD. Intanto De Mita sopravvive ed è il super sindaco del Progetto Pilota (cioè di quasi mezza provincia).

Calitri non è in Irpinia, non è in alta irpinia. Forse è in Calitricata, da qualche parte vicino Potenza. Proprio quello lì secondo gli esperti dovrebbe essere il volano per il turismo irpino, un posto che non è in Irpiniaq, che ha un discreto centro storico quasi del tutto disabitato dove puoi entrare nelle case e fare le foto ai cappotti appesi agli attaccapanni dal 1980. Le scritte ignoranti sui muri della nuova gioventù. Come l’Irpinia, è uno storico feudo di De Mita e della DC, ma anche la Basilicata.

L’altro luogo generalmente individuato come potenzialmente turistico, Laceno, completamente abbandonato e in sgretolamento. L’hotel diroccato sul lago morente, le mucche smarrite, la neve (poca), una seggiovia da film horror. Atmosfere da Shining di Kubrick.

Cairano, invece, ha un grande uomo di spettacolo dalla sua parte, Franco Dragone, peccato che nessuno se ne sia accorto, nemmeno i cairanesi, tant’è che a parte i giardini fioriti l’estate turistica del paese della rupe è pressoché inesistente. Resistiamo noi che andiamo al bar di ‘Ngiulino. Quello si.

Chissà se oggi i novantotto operai dell’area industriale di Nusco, prossimi al licenziamento, saluteranno i ciclisti mentre passeranno per la statale. Qualcuno ha stimato il valore delle loro biciclette e dei loro vestiti in milioni di euro.

A parte le biciclette è tutto fermo, immobile e inesistente. Eppure si muovono. Continuano ad invitarmi alla presentazione di nuovi libri. Gli scrittori irpini crescono senza sosta alla stessa velocità con cui diminuiscono i lettori. Insieme alle pagine di inutili libri autocelebrativi e artistici come un selfie, incessantemente e senza tregua spuntano nuove ville con nani di gesso e cancelli circondati da muri in tufo, facili alla decomposizione. Nuove palazzine senza parcheggio.

Trivelle petrolifere e pale eoliche. In un terreno così improduttivo e sterile i magnati delle multinazionali hanno pensato di poter produrre soltanto quello. E le discariche. Che non sono delle multinazionali ma degli abitanti della zona. Trivelliamo sotto le pale eoliche e non se ne parla più, oppure sotto le villette con piscina.

Decine di milioni di euro per lastricare i paesi di pietra bianca, per creare edifici che dovrebbero essere bar ma nessuno è così folle da prenderseli in gestione. Decine e decine di milioni di euro ma nemmeno un centesimo se stai crepando, se cerchi lavoro, se sei un disperato. È la politica dell’Unione Europea, per la quale siamo un territorio che esiste una settimana all’anno, intorno a ferragosto, la settimana degli svizzeri che tra l’altro non sono nemmeno in Europa.

Lu treno è passato e qualcuno se n’è andato al nord. La ferrovia Avellino-Rocchetta è bloccata da anni. Ci si chiede da tempo cosa farne ma nessuno si chiede mai perché dovremmo farci qualcosa. Il treno, in fondo, anche nella sua epoca d’oro, non è mai servito a un cazzo se non a trasportare carbone. È un’altra di quelle cose inutili di cui parla Vinicio Capossela nel Paese dei coppoloni. Ma le cose inutili costano per mantenerle. Sono fermamente contrario alla riapertura della ferrovia. Lasciamola così: un monumento ai caduti, alle occasioni perse, alla decadenza di questa terra in putrefazione. Un monumento alla storia che non è mai passata per l’Irpinia. Ricordiamocelo.

Fa freddo anche stasera, corro a prendermi una bella birra, seduto in cima a un paracarro di una strada polverosa, aspettando Bartali. Da quella curva spunterà quel naso triste come una salita, tra gli svizzeri che si incazzano e i giornali che svolazzano. E tu mi fai: “Dobbiamo andare al cine” “E vai al cine, vacci tu!”.