forno

Il nemico

Li avevo appena uccisi. Entrambi. Non sapevo cosa cazzo fare. Il motivo per il quale li avevo uccisi non era più importante, ormai l’avevo fatto, la storia iniziava da lì. Dovevo nasconderli. Metterli in frigorifero. Ma non ci sarebbero entrati, dovevo tagliarli a pezzi. Usai un coltello da cucina, mentre li facevo a brandelli pensavo ad altro, li misi in frigo e andai a lavarmi in bagno. Cosa cazzo ho fatto? Pensai. Non puoi tenerli per sempre lì dentro. Pensa. Tornai in cucina e vidi sangue ovunque sgocciolare dal frigorifero. Buste della spazzatura. Li metto lì dentro e li porto via.

Si fece notte. Li caricai nel bagagliaio e fuggii inoltrandomi a capofitto per una stradina scoscesa che portava in montagna, ero diretto il più lontano possibile ma dopo soltanto un chilometro trovai il nascondiglio perfetto sulla mia sinistra. Il forno all’aperto di una pizzeria. Infilai i cadaveri tagliati a pezzi lì dentro con grande minuziosità e tornai a casa.

In quei giorni in paese c’era la caccia al ladro, nessuno si fidava più di nessuno (ma quando mai si erano fidati). Ognuno poteva essere il nemico e poteva essere quello che ti era più vicino, quello che era a tavola con te.

Il giorno dopo mi rasai la barba con la radio accesa nel cesso, fischiettando, immaginando i miasmi dei cadaveri carbonizzati. Passai prima per il solito bar, erano tutti stranamente felici e sorridenti ma non poteva essere così, volevo la conferma che nessuno si fosse accorto di nulla. Andai in quella pizzeria verso le quattro del pomeriggio. I gestori sorridevano, gli ordinai una pizza e da bere. “Il forno stiamo per accenderlo”. “Bene, aspetterò, intanto bevo qualcosa”. Era un locale buio e in legno scuro ma quel giorno c’era così tanto sole che la luce entrava persino lì dentro. Senza chiedere il permesso un vecchio si piazzò al mio stesso tavolo. Era l’unico che non rideva. I gestori continuavano a sorridermi. Il vecchio, dai capelli lunghi e con un giubbotto invernale insolito per quel giorno e per quel clima mangiava il suo tramezzino, beveva la sua coca cola e restava lì in silenzio. Io guardavo il fondo del bicchiere. “Non hai paura che due stronzi col passamontagna, armati di machete, entrino nella tua camera da letto di notte e che ti sgozzino? Non sai che per loro la tua vita vale meno di quei pochi soldi che hai in casa?”. Alzai lo sguardo e lo fissai negli occhi ma non risposi. Ero agghiacciato. “Vedi” mi disse “il mondo non è più un bel posto e forse non vale nemmeno la pena di combattere per esso ma per te stesso e basta. Ma a parte questo in questo schifoso villaggio tutti sanno chi sono i ladri e gli assassini e gli va bene così. Hai capito il concetto? Sanno chi è il nemico. Adesso lo sai anche tu. Perciò stai zitto e continua a bere quella birra. Quei due stronzi di pizzaioli continueranno a ridere per il resto della serata”. Si pulì la faccia con uno straccio e se ne andò.

Quando si chiuse la porta alle spalle l’omino sorridente della pizza continuava a ridere.