alta irpinia

Che cos’è l’Alta Irpinia?

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Questo da dove scrivo è il paese più povero d’Italia, peggio non sta nessuno. Siamo a pari merito solo con altri paesi irpini e forse con qualche paese dell’entroterra calabrese. Anni fa una psicoterapeuta mi disse: questi paesi sono perfetti per l’insorgere di una depressione. Il fatto è che non sono orribili ma nemmeno belli, sono solo estremamente mediocri.

Siamo in Alta Irpinia, sub-regione montuosa e collinare del sud interno dalla bassa densità demografica e dall’alto tasso di suicidi (detiene il primato nel sud insieme alla provincia di Potenza).  Su questa Alta Irpinia si scrive tanto e anche troppo. Il maestro Vinicio Capossela, nato in Germania e stabilitosi nel nord Italia ma di origini andrettesi-calitrane, ha avuto il merito di averla fatta conoscere in giro per l’Italia ma ha tuttavia contribuito a disorientare il pubblico avvolgendo questo territorio intorno a un’aura mitologica e onirica, senza coordinate ben precise.

Ma dunque che cos’è l’Alta Irpinia? È più o meno quella striscia di terra che va da Volturara a Monteverde. L’aggettivo “alta” tende a confondere i cittadini campani, infatti “alta” non si riferisce alla latitudine ma alla longitudine, dunque l’Alta Irpinia non si trova più a nord rispetto ad Avellino e a Napoli ma più a est.

Il capoluogo di provincia da qui è molto lontano (non solo per questioni chilometriche ma anche per ragioni culturali). Tutti quelli che nel capoluogo ci abitano ritengono che Avellino sia un paesone piccolo borghese dove l’unica cosa buona che c’è è il pullman per andare a Napoli. Insomma un quartiere periferico di un’altra città, non un punto di riferimento per la provincia.

Con il Progetto Pilota, recentemente, si è delineato un progetto di sviluppo per quest’area marginale ma non sappiamo assolutamente se funzionerà vista la bassa qualità dei nostri amministratori che si somma ai sempre presenti campanilismi, agli antichi rancori e alle ataviche divisioni. C’è chi è rimasto dentro e chi è rimasto fuori. C’è chi dice X non è Alta Irpinia, c’è chi dice “noi siamo Alta Irpinia e voi noi”. Tutti adesso vogliono entrare in questo Progetto Pilota che promette una pioggia di milioni di euro.

I territori non hanno confini che non siano di origine socio-politica e storica.

L’immagine successiva delinea l’esatto confine tra gli antichi principati (ultra e citra) che corrisponde pressappoco a quello dell’Arcidiocesi attuale di Nusco – Sant’Angelo dei Lombardi – Conza della Campania – Bisaccia, fatta eccezione per le diocesi di Villamaina, Gesualdo e Frigento e di Volturara, Montemarano e Castelfranci che vi sono entrate successivamente.

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Quella a est della linea è dunque storicamente l’Alta Irpinia. Un territorio marginale in cui si parlano dialetti campani ma dalle forti influenze lucane e pugliesi.

Queste zone hanno reali possibilità di diventare un attrattore turistico? Probabilmente no. La speranza è che si collabori per migliorare i servizi fondamentali quali la sanità, le scuole, le vie di comunicazione, i trasporti e per evitare cataclismi ambientali come quello delle trivellazioni petrolifere.  Visto che finora si sono spese cifre gigantesche per lavori di ristrutturazione secondari che fanno sembrare i paesi ancora più vuoti e spopolati siamo pessimisti ma la linea da seguire è quella: accorpamento dei comuni fino ad aggregare almeno cinquantamila abitanti, abolizione delle regioni e delle province per favorire l’autonomia del nuovo territorio, che qualcuno già in tempi non sospetti chiamava “Nuovo Municipio”; la comparsa di un nuovo soggetto che non abbia intermediari tra sé e lo stato italiano, destinato a diventare in futuro regione dello stato europeo…

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